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Messina - Parte III: La Ricostruzione (3/3)

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Published on Jan 27, 2010

Assicurate attraverso i dispositivi di legge le risorse finanziarie e giunti importanti aiuti da varie parti del mondo, furono analizzate le ipotesi di intervento per una riedificazione. A un primo suggerimento di demolire completamente quanto rimasto di Messina e costruirla in altra zona gli abitanti si ribellarono. Abbandonato il progetto fu iniziato lo sgombero delle macerie, la demolizione degli edifici inagibili, il ripristino dei servizi essenziali e delle case ancora in parte o in tutto abitabili. Istituite apposite commissioni, fu rivisto il piano di urbanizzazione identificando criteri più idonei per le nuove edificazioni e richiedendo tra laltro ladozione di metodologie costruttive antisismiche. Per Messina non furono provvedimenti del tutto nuovi: il governo di Ferdinando IV di Borbone si era comportato analogamente a seguito del grande terremoto del 1783.

Per far fronte ai più immediati fabbisogni della popolazione si diede avvio alla costruzione di baracche di legno che sostituirono o si aggiunsero alle tendopoli. Sorsero quindi quartieri del tutto provvisori denominati americano, lombardo, svizzero, tedesco, ecc. in segno di riconoscenza verso i paesi che con i loro tangibili aiuti ne agevolarono la realizzazione; un quartiere fu intestato anche alla Regina Elena. I lavori non andarono avanti speditamente, dando origine a nuove polemiche contro il Governo ed a nuovi corsivi dei giornali tra cui anche quelli pubblicati dalla "Domenica del Corriere" che uscì nel febbraio 1909, lamentando lentezze burocratiche ed illustrando come sempre la sua edizione con una delle prestigiose tavole di Beltrame.

Le baracche però fecero bella mostra di sé per lungo tempo prima che il processo di vera e propria ricostruzione fosse completata: rimasero circa trenta anni. A cancellare quasi del tutto quanto salvato dal cataclisma del 1908 e quanto rimasto dopo la fase di ricostruzione pensò poi la seconda guerra mondiale.

Come in altre occasioni, nel maggio 1909 il Governo decise di ricompensare con specifica attestazione civili, militari, enti e organizzazioni umanitarie impegnate nelle operazioni di soccorso testimoniando così le particolari benemerenze acquisite dalle stesse nellopera assistenziale svolta a favore dei terremotati.

Vittorio Emanuele III emanò quindi in data 6 maggio 1909, con il numero 338, un regio decreto con il quale furono fissate le modalità di concessione di una speciale medaglia di benemerenza, in due formati diversi ed in tre gradi, da attribuire ad enti, nel formato grande, ed alle persone nel formato piccolo, in quanto segnalate e riconosciute meritevoli della concessione da una speciale commissione alluopo nominata. Lart. 3 del R.D. fu poi varato con quello del decreto del 21 ottobre 1909 n. 719, che modificò i colori del nastro di sospensione precedentemente stabiliti nella nuova tonalità verde orlata di bianco.

Venne poi approvata la legge 21 luglio 1910, n. 579, che converte in legge i decreti reali relativi al terremoto del 28 dicembre 1908, pubblicata nella Gazzetta ufficiale n.196 del 23 agosto 1910.

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