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MONI OVADIA in CABARET YIDDISH @ Arti Vive Habitat - Stagione Teatrale 2011/12

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Uploaded on Oct 17, 2011

Domenica 29 gennaio 2012 -- ore 21e15
Nuovo Cinema Teatro Italia - Soliera MO
(in abbonamento)

MONI OVADIA
CABARET YIDDISH
Di e con Moni Ovadia
Emilio Vallorani (flauto), Janos Hasur (violino),
Albert Florian Mihai (fisarmonica), Luca Garlaschelli (contrabbasso)

La lingua, la musica e la cultura Yiddish, quell'inafferrabile miscuglio di tedesco, ebraico, polacco, russo, ucraino e romeno, la condizione universale dell'Ebreo errante, il suo essere senza patria sempre e comunque, sono al centro di "Cabaret Yiddish".

Acconto a lui i musicisti danno vita ad una rappresentazione basata sul ritmo, sull'autoironia e sulla capacità trasformistica di Ovadia che passa con disinvoltura dall'affettuosa parodia del gutturale ebreo dell'Est ai toni più morbidi del giudaico-spagnolo, del giudaico-veneziano, del giudaico-livornese. Prende vita uno spettacolo che vive di un'alternanza continua di toni e di registri linguistici, dal canto alla musica, dal racconto orale alla fisicità della danza. È quello che Moni Ovadia chiama il "suono dell'esilio, la musica della disperazione": in una parola della diaspora. La musica Klezmer deriva dalle parole ebraiche Kley zemer, che si riferiscono agli strumenti musicali (violino ed archi in genere, clarinetto) e la TheaterOrchestra a quella tradizione si rifà all'incrocio di stili, nell'alternanza continua dei toni e degli umori che la pervadono; dal canto dolente e monocorde che fa rivivere il clima di preghiera della sinagoga all'esplosiva festosità di canzoni e ballate composte per le occasioni liete.

Ciò che viene proposto non è una rivisitazione filologica né una fedele ripresa del Klezmer; si tratta piuttosto di un suo uso libero, che mantiene il clima e l'impronta di secoli di pratica musicale nata e cresciuta a contatto con le civiltà polacca, ceca e bielorussa, arricchitasi grazie a un fertile interscambio con la cultura musicale dell'altra grande diaspora europea: quella del popolo zingaro.

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