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campero | 2002

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Uploaded on Sep 20, 2010

[2002 - 2005]
arrangiamento ¬
Maurizio Chiantone | Blucode Lap
Gianvito Pulzone


Roma, Teatro Vittoria, interno sera.

Sedie, strumenti musicali e leggii. Arrivano sulla scena uno dopo l'altro quelli della Banda del Barrio: la violoncellista, il violinista, il chitarrista, il contrabbassista, il pianista. Suonano l'intro de La Cancion de las Venusinas. E giunge la voce, Alessandro Haber che recita i primi versi e canta gli altri: "(...) dove saranno i teppisti che fondarono (...) la setta del coltello e del coraggio?". La scena s'illumina di blu, come se si stesse facendo sera. Definizione vuole che il tanghero sia colui che balla il tango. Intenditori dicono che lo sia anche chi lo canta e accenna alcuni movimenti.

Come fa Alessandro Haber in Tango d'amore e coltelli, il concerto spettacolo che ha affascinato Godot e gli altri spettatori presenti in sala, al Teatro Vittoria. E non perché ci siano effetti speciali o stravaganze varie ma perché s'incontrano musiche e parole in modo immediato e passionale. Quando gli strumentisti della Banda del Barrio suonano le note di Astor Piazzolla, si avverte subito quanto ci godono a farlo e lo stesso vale per Haber, che canta e recita con voce roca, ruvida, spesso malinconica, a tratti perentoria, le parole che Jorge Luis Borges e Horacio Ferrer scrissero per le musiche di Piazzolla. Sono alcuni dei tanghi argentini più famosi che si dicono "d'amore e di coltelli" perché sono il ballo e il canto passionale e rabbioso della gente del barrio, dei quartieri popolari di Buenos Aires, dei bordelli e delle strade dove si faceva e perdeva l'amore e ci si sfidava a coltellate.

Canzoni che raccontano di Don Nicanor Paredes dall'aspetto da toro e l'animo costante, o di quel ballerino e giocatore "prepotente nei modi" e "bravo a carezzare", o di Servando Cardoso al quale piaceva "giocarsi nella danza dal coltello" di sella. O la Balata para un loco, una delle ballate più tradizionali in Argentina che racconta come i folli aiutano gli altri a essere meno tristi e che furono loro a inventare l'amore: "Amami così folle, folle, afferra questa pazza dolcezza che c'è in me...vola, ridi, canta, vivere è allegria, viva, viva, viva i pazzi come noi!".

Due cose tra tutte hanno sedotto Godot. Una è il modo in cui il contrabbassista, Maurizio Chiantone, fa parlare il suo strumento, percuotendo oltre alle corde, l'intero corpo del contrabbasso, scivolandoci su con le dita e cercando di comunicare suoni sempre diversi. L'altro è il modo di stare sul palco di Haber: pochi movimenti, occhiali sul naso, qualche accenno di danza, accompagnare la musica con la testa e le mani, fumare due sigarette, far volare i fogli che non servono più. Un misto di scompostezza e semplicità. Come in preda a un'ammaliante e ironica malinconia. A una leggera (voluta o non voluta) distrazione.

Antonia Anania


Teatro dell'Archivolto/Cassiopea productions presentano
Tango d'amore e coltelli -- un concerto tra Borges e Piazzolla di e con Alessandro Haber (voce) e la Banda del Barrio (chitarra Gianvito Pulzone, violoncello Giovanna D'Amato, pianoforte Salvatore Gebbia, violino Giuseppe Pascucci, contrabbasso Maurizio Chiantone).
Regia di Giorgio Gallione, arrangiamenti Gianvincenzo Cresta, luci Jean Claude Asquié.

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