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Angelo Brunetti detto CICERUACCHIO (Roma 09/1800 - Porto Tolle 10/08/1849)

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Uploaded on Jun 24, 2011

Angelo Brunetti detto Ciceruacchio (Roma, settembre 1800 - Porto Tolle, 10 agosto 1849) carrettiere, gonfaloniere del rione di Campo Marzio e, come forse ebbe a dire lui stesso, a tempo perso "uomo e italiano".
Quando Garibaldi la sera del 2 luglio lasciò Roma - dove era cessata la resistenza contro l'assalto dei francesi - per dirigersi verso Venezia, che ancora resisteva all'assedio austriaco, Ciceruacchio e i figli Luigi e Lorenzo lo seguirono e si diressero con lui a Cesenatico per imbarcarsi verso Venezia nella notte del 31 luglio. Bloccata la flottiglia garibaldina al largo di Punta Maestra, e perduti i contatti con il generale, si unirono a un piccolo gruppo di sbandati i quali vagarono disordinatamente per alcuni giorni nella zona del Delta fra persone infide che segnalarono agli austriaci la loro presenza.
Catturati il 10 agosto da una pattuglia croata furono fucilati la notte stessa senza alcun processo. Allineati sulla golena dell'argine destro del Po di Tolle, mentre i soldati caricavano i fucili, Ciceruacchio chiese che fosse risparmiato il figlio Lorenzo, di 13 anni. Il tenente Rokavina finse di aderire e invece ordinò di sparare prima a Lorenzo che, caduto a terra per le ferite ricevute, fu finito dai croati con i calci dei fucili.
L'episodio fu subito conosciuto nei paesi del Polesine perchè erano presenti gli uomini che scavarono le fosse, ma ci fu confusione sulle persone dei fucilati poichè Angelo, Lorenzo e Luigi Brunetti avevano dato cognomi falsi nei brevi interrogatori cui tutti erano stati sottoposti. L'atto di morte figura nella "cronistoria" della chiesa di San Nicolò che è oggi la parrocchia di Cà Venier, allora in Comune di Porto Viro, oggi di Porto Tolle. Nella chiesa è custodito il quaderno manoscritto di quella cronistoria. La grafia e la firma sono quelle di don Marco Sarto, parroco dell'epoca.
Il documento dice:
Lì, 11 agosto 1849
Per ordine dell' I. R. Comando Militare, stazionato in Cà Tiepolo sino dai primi giorni del p.p. Maggio, alle ore 12 e mezzo della scorsa notte vennero ivi fucilati, e sepolti nel luogo della eseguita fucilazione i seguenti individui:
Ramorino O. Stefano, Sacerdote Genovese
Parodi Lorenzo,  Genovese
Lodadio Francesco, Romano
Fraternali Gaetano, Romano
Bossi Luigi, Romano
Baciagalussa Paolo, Romano
Bellazzi Angelo padre e
Bellazzi Lorenzo figlio, Romani
A causa di quei cognomi alterati (che i tre Brunetti avevano dichiarato per non farsi riconoscere), non si ebbe subito la certezza della morte di Ciceruacchio e dei suoi figli, oltre che degli altri loro compagni; anche perchè i croati cercarono invano di tenere nascosto l'episodio sul quale solo assai più tardi è stata fatta piena luce, soprattutto per opera di studiosi locali. Oggi i resti degli otto garibaldini sono nell'ossario del Gianicolo, sotto il monumento che custodisce la memoria degli eroici difensori della Repubblica Romana.
Si concluse così la gloriosa avventura di Ciceruacchio e dei suoi figli, mentre le mondine delle risaie tra i rami del Delta del Po cantavano una filastrocca di origine popolare ispirata dal tradimento di cui rimasero vittime gli otto garibaldini. Essa diceva:
"Fiol d'un can d'un Pelli
che t'ha tradì chi sette
in mezzo a ghiera un prete
e el fiol del dotor."


Dice: come te chiami?
Angelo Brunetti, eccellenza, detto Ciceruacchio, gonfaloniere de Campo Marzio e de professione carettiere, se sente da come parlo.
Dice: allora perché te sei 'mpicciato de cose che nun te riguardano?
Dico: perché io so' carettiere, ma a tempo perso so' omo, e l'omo se 'mpiccia, eccellenza.
Difatti vie' Garibardi e dice: "Famo l'Italia", e io che fo? nun me 'mpiccio?
Io so' romano, eccellenza, ma a tempo perso so' italiano, è corpa?
Dice: sì
Ah, mo' è corpa esse italiano?
No, dice lui, è corpa perché tu hai difeso l'anarchia e la rivoluzione.
Ma nossignore eccellenza, io ho difeso Roma, er paese mio e lei ce lo sa mejo de me. Ma come? I Francesi me pijano a cannonate e io nun me 'mpiccio? nun me riguarda?
Insomma, eccellenza, se annamo a strigne, ch'avemo fatto de male? 'sta creatura manco a dillo, ma io? Io ch'ho fatto? Ho voluto bene a Roma, embè? e da quanno in qua l'amor de patria è diventato un  delitto?
Però se nella legge vostra è un delitto vole' bene ar paese propio, allora io so' corpevole, anzi so' reo confesso, e m'offennerebbe pure se me rimannaste assorto, percui, eccellenza, spero che lei se sia persuasa, e così voi che me sembrate... oooh, ma me state a senti'? No, dicevo, spero che pure voi ve sete appersuasi...
Achtung!
Ma che fate... no! er ragazzino no!

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