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Il sogno di Peppino di Vittorio nel discorso in Parlamento

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Published on Apr 4, 2011

1921, Giuseppe Di Vittorio, bracciante agricolo di Cerignola viene eletto deputato mentre sconta il carcere fascita a Lucera. Nel suo primo discorso da parlamentare spiega quale è il suo sogno. Ancora oggi l'Italia ha bisogno di persone che mettano in pratica gli insegnamenti di Peppino, di un forte Partito di sinistra e di un forte Sindacato per difendere e affermare sempre più i diritti dei lavoratori!!!

Ci vorrebbe una vera rivoluzione culturale come disse tempo fa il compianto Monicelli!!!

LA RIVOLUZIONE CHE VORREI (di Alessandro Ghebreigziabiher)
La rivoluzione che vorrei sarebbe una vera rivoluzione.

La rivoluzione che vorrei cambierebbe le cose radicalmente.

La rivoluzione che vorrei taglierebbe via completamente l'albero malato che è cresciuto su questa terra.

Non solo i frutti marciti ma tutta la pianta.

Chi ha sbagliato e chi non ha fatto nulla per fermarlo.

Chi ha rubato e chi è rimasto a guardare perché la cosa non lo toccava personalmente.

Chi ha rovinato questo paese e chi si è arricchito comunque recitando il ruolo del prode antagonista.

La rivoluzione che vorrei farebbe emergere le vere differenze tra la gente.

La rivoluzione che vorrei mostrerebbe chi è coerente con quel che dice e chi no.

La rivoluzione che vorrei non sarebbe di sinistra o di destra, sarebbe prima di tutto giusta.

Giusta con chi finora ha sfruttato l'ignoranza del popolo per farsi i propri interessi e con chi ha compiuto lo stesso delitto accusando l'altro di quest'ultimo.

Giusta con chi ha pagato con la propria pelle le conseguenze di questa ignobile messa in scena.

Giusta con chi ha avuto il coraggio di dire di no, anche quando il sì era il manifesto dei buoni.

La rivoluzione che vorrei azzererebbe tutto e ognuno di noi dovrebbe ricominciare da capo.

La rivoluzione che vorrei avrebbe come unico riferimento la realtà di tutti i giorni.

La rivoluzione che vorrei avrebbe come primo riferimento la persona più povera nel paese.

Di conseguenza tutti i politici guadagnerebbero esattamente quello che gli basta per campare, perché rappresentare il popolo sarebbe già un onore.

I giornalisti avrebbero l'unico obbligo di essere onesti intellettualmente.

Gli artisti avrebbero il privilegio di essere ascoltati esclusivamente per merito del loro talento.

La rivoluzione che vorrei non avrebbe bisogno di scrittori impegnati, di intellettuali illuminati e di eroi esiliati perché la gente sarebbe finalmente in grado di pensare con la propria testa.

La rivoluzione che vorrei non avrebbe bisogno di miracolose manifestazioni organizzate su facebook perché la gente sarebbe sempre in piazza, ogni giorno.

La rivoluzione che vorrei non avrebbe bisogno dei leader, dei portavoce, dei numeri uno perché ognuno di noi sarebbe quell'uno.

La rivoluzione che vorrei è solo un sogno per il quale, come diceva Monicelli, non ho alcuna speranza.

Perché la rivoluzione che vorrei, in tanti, anche dalla parte dove meno te l'aspetti, la temono come il peggior incubo...E ALLORA BUONA RIVOLUZIONE A TUTTI!!!

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