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Legalità penale e ‘primazia’ del diritto UE. Il caso Taricco - 01 Indirizzi di saluto

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Published on Apr 24, 2017

Nell’ambito del Convengo «Legalità penale e ‘primazia’ del diritto UE. Il caso Taricco», tenutosi a Udine il 7 aprile 2017, si è discusso di un caso che ha suscitato forti tensioni nella penalistica italiana, perché ha portato al diapason i rapporti – sempre più complessi – tra fonti europee, con il loro primato in termini di interpretazione conforme e disapplicazione, e riserva di legge nazionale.
La vicenda Taricco trae origine da un’ordinanza di rimessione alla Corte di giustizia Ue del G.u.p. presso il Tribunale di Cuneo presso il quale pendeva un processo penale per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di frodi in materia di IVA.
Il G.u.p., considerato che i reati contestati si sarebbero quasi certamente prescritti nel corso del giudizio garantendo quindi una sorta di “impunità di fatto” per le fattispecie contestate, chiedeva alla Corte di giustizia Ue di pronunciarsi sulla compatibilità del nostro regime prescrizionale con talune disposizioni del TFUE.
La Corte di Lussemburgo si è pronunciata l’8 settembre 2015, e ha affermato che il giudice italiano ha il dovere di disapplicare la normativa interna qualora impedisca di infliggere sanzioni effettive e dissuasive “in un numero considerevole di casi di frode grave che ledono gli interessi finanziari dell’UE”.
La decisione ha subito avuto ripercussioni a livello interno, però con prevedibili incertezze sul piano applicativo e ha suscitato, (pochi) entusiasmi e molte perplessità da parte della dottrina penalistica. Evidenti, infatti, gli attriti con il principio di legalità così come inteso nella nostra tradizione giuridica.
Proprio alla luce di queste critiche la Corte d’Appello di Milano e poi la III sezione della Cassazione hanno sollevato una questione di legittimità avanti alla Corte Costituzionale chiedendo di azionare i c.d. “controlimiti”, cioè i principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale italiano, qual è appunto il principio di legalità di cui all’art. 25, co. 2, Cost.
La Corte si è pronunciata con l’ordinanza n. 24 del 2017 di nuovo rinvio pregiudiziale alla Corte UE. Ordinanza, come è stato osservato, garbata nella forma ma rocciosa nella sostanza, in quanto essa riafferma che l’attività giurisdizionale è soggetta al governo della legge e che non è possibile che il diritto dell’Unione fissi un obiettivo di risultato al giudice penale.
Alla luce del pronunciamento della Corte Costituzionale, il convegno ha rappresentato l’occasione per un confronto tra penalisti e costituzionalisti sui rapporti tra giudice e legge, anche in considerazione della labirintica moltiplicazione delle fonti, nonché sugli scenari prossimi futuri aperti dall’ordinanza n. 24 del 2017.

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