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Intervista a Diego Camacho (Abel Paz) - Roma, 17 Ottobre 1995 (con sottotitoli)

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Published on Jul 19, 2016

A cura dell'Archivio Giuseppe Pinelli di Milano
si ringraziano Pietro Masiello per la traduzione e Roberto Viganò per i sottotitoli

Diego Camacho Escámez (alias Abel Paz), nato nel 1921 ad Almería, in Andalusia, a sei anni si trasferisce a Barcellona presso uno zio militante della CNT.
Nel 1932 entra nella Escuela Natura (una struttura pedagogica libertaria seguace di Francisco Ferrer), del Clot, un rione operaio della capitale catalana. Entra nelle Juventudes Libertarias nel 1935 ad Almería dove si ferma con la madre, militante della CNT, fino al febbraio 1936 quando torna a Barcellona.
Qui aderisce alla FAI e alla CNT, è attivo nei gruppi di difesa del Clot e contribuisce alla fondazione del gruppo Quijotes del Ideal che si oppone alla linea moderata della dirigenza CNT-FAI. Dopo un arresto subito nel maggio 1937 (durante le giornate in cui gli anarchici sono sotto il tiro degli stalinisti), va a conoscere di persona le collettività agricole, scrive su Tierra y libertad, organo della FAI, e partecipa alla lotta armata sul fronte catalano. Nel gennaio 1939 è tra le centinaia di migliaia di catalani e spagnoli che fuggono da Barcellona e si rifugiano in Francia. Riesce a lavorare per qualche tempo e nel 1942 inizia la lotta clandestina passando i Pirenei.
Viene imprigionato dalla polizia franchista passando cinque anni di prigione in prigione per aver cercato di ricostruire la CNT. Dopo pochi mesi di libertà, è detenuto per aver partecipato ad una riunione delle Juventudes e passa altri cinque anni nelle poco confortevoli galere franchiste.
Uscito nel 1952 riprende, come molti altri anarchici, l'attività clandestina e nel 1953 è delegato dell'organizzazione clandestina al Congresso della AIT. Resta quindi in Francia e compie una breve, e sfortunata, missione in Spagna per conto della Comisión de Defensa.
Si trasferisce in varie città francesi con la compagna Antonia Fontanillas, (di storica famiglia anarchica e con cui vive fino al 1958), e partecipa a numerosi incontri e attività dei vari settori libertari, dalle Juventudes alla FAI, dalla CNT agli ambienti giovanili antifranchisti. Negli anni Sessanta inizia a scrivere la lunga, e tuttora la più completa, biografia di Durruti (ed. it. in 2 volumi edita nel 1999 e 2000 da Zero in Condotta, La Fiaccola e BFS) e una serie nutrita di volumi storici.
Torna in Spagna nel 1977 sull'onda della rinascita del movimento e si impegna per una ripresa qualitativa oltre che quantitativa. Malgrado qualche delusione, resta a sud dei Pirenei e continua a redigere la propria lunga e articolata memoria personale in 4 volumi (in italiano è tradotto il secondo: Spagna 1936. Un anarchico nella rivoluzione, 1998).
E' tra i pochi militanti anziani a comunicare costantemente, e spesso a polemizzare, con le nuove generazioni di libertari a cui trasmette le amare riflessioni sul passato corrette da uno spirito critico irriducibile, ma anche propositivo.
Nel 1995-1996 percorre un lungo giro in Italia per animare una quarantina di incontri pubblici e rispondere all'interesse eccezionale suscitato dal film Tierra y libertad di Ken Loach, che ritiene molto valido e stimolante.
Nel suo piccolo appartamento nel quartiere di Gracia ospita, nel corso degli anni Ottanta e Novanta, centinaia di compagni che vengono a conoscerlo e a discutere. Malgrado il recente declino fisico continua a seguire i problemi del movimento e a fornire dati e riflessioni che vengono utilizzati per vari video e libri. Insomma: la morte lo trova in piena attività.

Claudio Venza

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