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Eskaton - Four Visions (1981) Full Album

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Published on Mar 22, 2017

0:00 1 Eskaton
10:24 2 Attente
20:26 3 Êcoute
33:26 4 Pitié

Bonus Tracks :
42:10 5 Les Chutes Du Sanzu
47:49 6 La Horde
52:51 7 La Nuit
60:34 8 Le Gros Délire

Country: France
Genre: Zeuhl

Bass – André Bernardi
Drums – Gérard Konig
Flute – Gérard Konig
Guitar – Alain Blésing
Organ Synthesizer – Gilles Rozenberg
Piano – Eric Guillaume
Piano, Synthesizer – Marc Rozenberg
Vocals – Amara Tahir
Vocals, Synthesizer – Paule Kleynnaert (tracks: 1 to 4, 6 to 8)

Le quattro visioni (registrate nel '79 ma pubblicate per la prima volta solo nell'81) vanno dai quasi 9 minuti di Pitìe ai 13 di Ecoute.
Ad aprire l'album la title track, Eskaton, 10 minuti che definire incalzanti sarebbe riduttivo: si tratta di furia sonora pressoché priva di rallentamenti. Più che di groove si tratta di un uptempo quasi sfrenato, offerto senza forzature eccessive, quasi fosse l'unico modo in la musica possa essere concepita.
Segue "Attente", più ritmata ed atmosferica, incupita dalle due voci femminili (quella di Paule Kleynnaert e di Amara Tahir) che aggiungono un taglio sinistro alla composizione. Il loro intreccio con la batteria di Gerard Konig è da lasciare a bocca aperta (soprattutto attorno alla metà del quinto minuto, ed ancora attorno alla metà del settimo), conferendo un effetto mistico, straniante, che i synth di Gilles Rosemberg contribuiscono ad aumentare. Il brano si chiude con un fading vocale, un panorama oceanico desolato, trascorso da un canto sinistro di sirene.
Le voci femminili sono distanti dal timbro favolistico-onirico delle canterburiane Northette (Hatfield & the North), contribuendo a creare, al contrario, un'ansia frettolosa e cerebrale, frutto di un rimuginare quasi "industriale" dell'intero corpo sonoro.
L'inizio di "Ecoute" avvalora questa impressione, si ha come la sensazione di essere incastrati nel bianco e nero teatralmente malato, sudaticcio e condannato alla modernità di un film di Godard. Se un paesaggio bucolico c'è, non è quello dei favolosi castelli di Canterbury ma di un mastio alto medioevale dal quale sentinelle sospettose scrutano l'orizzonte presagendo pericoli e carestie. Dal quarto minuto il ritmo cresce e si è costretti a rincorrere il presente a velocità quasi folle, senza un chiaro punto d'arrivo, fino al primo assolo di chitarra di Alain Blesing (l'altro è attorno al dodicesimo minuto - entrambi, se ci è permesso, alquanto scontati e fuori posto). Tale sensazione scorre in maniera talmente inappellabile che non c'è quasi spazio per accorgersi se a conferire un sinistro pathos alla composizione siano le tastiere o i cori.
"Pitie" chiude l'album, con le sue voci e tastiere iniziali (queste ultime vagamente richiamanti i tocchi di Peter Barden in "The Snow Goose).
Le armoniche vocali divengono incisive - magnifiche a ridosso del quarto minuto - per poi stemperarsi lievemente con l'entrata di basso e batteria. Il ritmo si mantiene tuttavia mediamente sostenuto senza eccessi, mantenendosi tale sino alla fine.
La ristampa del 2010 contiene (oltre a un nuovo layout grafico) quatto bonus tracks, registrate nell'84-85. Si tratta di composizioni di discreta qualità, talora non prive di interesse soprattutto sul versante synth (le sferzate di "La Horde", l'inizio ambientale di "La Nuit" e soprattutto le sonorità prototechno di "Le Gros Delire") ma prive di quella profondita e di quella furia che caratterizza l'album, pertanto da ascoltare come corpo a sé.
La migliore di esse è probabilmente "Le chutes du Sanzu", buona soprattutto nella parte iniziale, tra synth marcatamente elettronici (vagamente Ozric Tentacles) ed un gradevole finale.
(full review at https://www.facebook.com/groups/32963...)


SOURCE: 2010 CD, Reissue, Remastered.
AUDIO FORMAT: Wav

DISCLAIMER: I don't own the rights of this album. Will be removed upon request.

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