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ArchiDiAP | Bibliotheca Hertziana

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Published on Oct 20, 2014

Inserita in un lotto trapezoidale nei pressi di Trinità dei Monti, incastonata tra Palazzo Zuccari e l’ottocentesco Palazzo Stroganoff, la nuova Bibliotheca Hertziana è opera dell’architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg, vincitore di un concorso internazionale a inviti indetto nel 1995, cui hanno partecipato architetti come Carlo Aymonino, Giorgio Grassi e Rafael Moneo.
La fondazione della Bibliotheca Hertziana, Istituto Max Planck per la Storia dell’Arte, è nata grazie alla donazione di Henriette Hertz, nota collezionista d’arte tedesca attiva a cavallo tra il XIX ed il XX sec. e sin dall’inizio ha avuto la sua sede nel palazzo Zuccari.
La Bibliotheca Hertziana è una delle istituzioni di ricerca più rinomate per la storia dell'arte italiana, in particolare romana e dell'Italia centromeridionale fornita di una delle più complete fototeche esistenti.
Baldeweg mantiene i caratteri formali dei fronti originari, ripristinando l'ingresso scenografico su Via Gregoriana dominato dal "Mascherone", portale antropomorfo che un tempo consentiva l'accesso al giardino di Palazzo Zuccari e oggi icona della nuova biblioteca. L’edificio si sviluppa complessivamente su otto livelli, di cui due interrati, per una superficie di oltre 2000 metri quadrati.
I resti della villa del condottiero e mecenate romano Lucio Licinio Lucullo, rinvenuti nel corso degli scavi, hanno determinato la realizzazione di una colossale platea di bordo, un piano trave alto 3 metri sorretto da 178 micropali profondi fino a 50 metri, confitti lungo i muri esterni delle facciate.
Queste fondazioni, liberando l’area archeologica, ordiscono una costruzione staticamente ardita, che può essere considerata un modello di riferimento per interventi futuri in contesti analoghi.
Su questa struttura poggia lo spazio della nuova biblioteca, avvolta intorno a un pozzo trapezoidale che perfora tutto l’edificio allargandosi in sommità.
Le pareti inclinate del pozzo sono in vetro strutturale su tre lati. La quarta parete, come un muro di contenimento ciclopico, bianco e opaco, riflette la luce zenitale e cela alle sue spalle l’archivio. I livelli che circondano lo spazio cavo sono organizzati secondo una teoria di terrazze a gradoni, formalmente ispirata al giardino della villa di Lucullo.
I vari piani sono distribuiti in modo tale che gli scaffali occupino l’ala dell’edificio che affaccia sulla rumorosa Via Sistina, mentre le sale di lettura sono rivolte verso la più luminosa Via Gregoriana, aprendosi sul panorama romano.
Con un progetto elegante e discreto, Baldeweg ha proposto un modo possibile di intervento all’interno della città storica di Roma: la sua macchina barocca è finalmente depurata da devianti tentazioni storicistiche e riscrive con un linguaggio contemporaneo il rapporto tra le masse murarie e la luce, nella traiettoria della migliore tradizione dell’architettura romana.

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