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Achtung banditi -I ribelli della montagna

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Published on Apr 16, 2012

Per celebrare anche quest'anno l'anniversario della Liberazione di Genova ho scelto un brano e delle immagini molto significative per quella che fu la Resistenza a Genova e nei suoi monti dell'Appennino
Le immagini sono prese dal film "Achtung banditi!" di Carlo Lizzani girato nel 1951, proprio nei posti dove ci fù la guerra Partigiana, si svolge tra PonteX e la sua Gea e nei dintorni di Campomorone e della Val Polcevera.
E' la storia della Resistenza fatta nelle fabbriche dagli operai affinchè queste non venissero smantellate e portate in Germania.
Questo costò un alto tributo di sangue e di vittime
Nel Giugno del 1944, 1.488 operai genovesi furono deportati a Mauthausen, episodio considerato tra i più feroci della repressione attuata contro gli scioperi del 1944.
Furono colpite quattro tra le fabbriche più combattive nelle agitazioni dei mesi precedenti, a partire dagli scioperi di dicembre 1943: la Siac di Campi, il Cantiere, la San Giorgio e la Piaggio di Sestri. I lavoratori furono radunati nei piazzali, selezionati, caricati a centinaia su autobus e camion così come si trovavano, in tuta, con gli zoccoli, molti in canottiera. Nella rete caddero in circa 1500, successivamente portati ai punti di concentramento a Campi e a Rivarolo, stipati come bestie su carri ferroviari con destinazione Mauthausen, brutalmente sottratti alle loro famiglie e al loro lavoro.
Di questi ne tornarono pochissimi.
Però unica città in Eurpoa a Genova a ricevere la firma dell'armistizio da un Generale tedesco ci fù come rappresentante del CNL un Operaio Remo Scappini

Il brano scelto invece per accompagnare le immagini è "Siamo i ribelli della montagna" nella sua versione originale.
Dalle belle città (Siamo i ribelli della montagna), viene creato nel marzo del 1944 sull'Appennino ligure-piemontese, nella zona del Monte Tobbio, dai partigiani del 5° distaccamento della III Brigata Garibaldi "Liguria" dislocati alla cascina Grilla con il comandante Emilio Casalini "Cini".
Sin dall'incipit denuncia la sua origine urbano-metropolitana (genovese, per la precisione) tracciando quella simbolica opposizione "belle città/aride montagne" che appare come lo specimen della traiettoria di una rivolta politico-morale partita dalla città ma vissuta nella campagna, nel paesaggio aspro e selvaggio dei monti.
E' commovente pensare che appena qualche settimana dopo la composizione di questo inno, sull'altopiano del Tobbio si abbattè un uragano di ferro e di fuoco, e molti di quei coraggiosi "ribelli della montagna" finirono fucilati alla Benedicta o al passo del Turchino, braccati sui monti come belve, uccisi in battaglia o deportati nei campi di sterminio.
Con i sopravvissuti, sopravvisse anche il canto, che divenne il simbolo della rivincita morale contro la ferocia del nemico, il segnale della riscossa partigiana, e come inno della rinata Divisione "Mingo" accompagnò il movimento di liberazione ligure-piemontese sino alla vittoria finale .

Per ultimo ho messo quello che per me è la naturale continuazione dei valori della Resistenza in questo momento in cui tutto viene messo in discussione.
Da "L'acqua della mola" degli Zero Plastica il finale che dice "Genova non ha mai bevuto l'acqua della mola Genova si è liberata da sola" e l'arringa del deelgato della FIOM che rivendica di essere della generazione che discende da chi le fabbriche genovesi le ha salvate.

Dalle belle città date al nemico
fuggimmo un dì sull'aride montagne
cercando libertà fra rupe e rupe
contro la schiavitù del suol tradito.
Lasciammo case, scuole ed officine
mutammo in caserme le vecchie cascine
armammo le mani di bombe e mitraglia
temprammo i muscoli e i cuori in battaglia.

Siamo i ribelli della montagna
viviam di stenti e di patimenti
ma quella fede che ci accompagna
sarà la legge dell'avvenir.

Di giustizia è la nostra disciplina
libertà è l'idea che ci avvicina
rosso sangue, il color della bandiera
siam d'Italia l'armata forte e fiera.
Sulle strade dal nemico assediate
lasciammo talvolta le carni straziate
provammo l'ardor per la grande riscossa
sentimmo l'amor per la patria nostra

Siamo i ribelli della montagna
viviam di stenti e di patimenti
ma quella fede che ci accompagna
sarà la legge dell'avvenir

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