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La storia di Maurizio Colaci e di 45 denunce a suo carico. Un caso mortale di Mobbing Genitoriale?

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Published on May 15, 2011

MAURIZIO COLACI: UN CASO MORTALE DI MOBBING GENITORIALE?

Come fermare questo orrore che spietatamente colpisce tanti padri come Maurizio, e tanti bambini? Noi crediamo che occorra arrivare alla radice del problema, che chiamiamo femminazismo e che si sustanzia in azioni di mobbing rese efficaci da un sistema socio-giudiziario incapace, più o meno dolosamente, di tutelare le relazioni familiari.

Maurizio era un contadino, e sapeva che per liberarsi dalle erbacce occorre estirparne le radici, altrimenti ricrescono. Il mobbing genitoriale, spinto dall'odio di genere contro l'amore dei padri per i propri figli, si avvale quasi sempre del sistema giudiziario per mettere in pratica la delegittimazione del genitore MOBBIZZATO: qualunque cosa accada la conclusione è già scritta. Occorre arrivarci in modo pacifico ma anche rapido. Ogni sette minuti un bambino italiano viene allontanato da suo padre. È toccato al piccolo Danilo, può toccare a tutti.

"Lo hanno ucciso le istituzioni e così facendo hanno anche reso orfano suo figlio, il piccolo Danilo che oggi ha soli 8 anni". A parlare è Stefano Maresca di Serracapriola, delegato per la regione Puglia dell'associazione ADIANTUM - associazione di associazioni nazionali per la tutela dei minori -- che con queste parole punteggia il triste epilogo del percorso fatto al fianco di Maurizio Colaci. Lui, Maurizio Colaci, era un genitore separato che ci ha provato fino all'ultimo a restare accanto a suo figlio. Era tornato a Galatina, nel leccese, da Milano per le vacanze di Pasqua con il desiderio espresso che gli lasciassero tenere il figlio con sé almeno in uno dei due giorni di festa, ma la mattina del 7 aprile è morto stroncato da un infarto in casa della madre, forse sopraffatto dalle fatiche inflittegli in quegli ultimi due anni di confino dalla vita di suo figlio.

Due anni prima la moglie di Maurizio gli disse: "non ti amo più, te ne devi andare", e così Maurizio su consiglio del suo avvocato, il dott. Donato Mellone, lasciò la casa di sua esclusiva proprietà perché potessero serenamente proseguire a viverci sua moglie e il loro unico figlio di sei anni; nel frattempo a lui non restò che trasferirsi dall'anziana madre rimasta vedova. Da quel momento gli importò soltanto di continuare a vedere regolarmente suo figlio, "il mio angelo", come lo chiamava lui, e di poter trascorrere del tempo insieme.

La trafila che attende Maurizio Colaci per realizzare ciò che non solo alle anime semplici potrebbe apparire come un diritto naturale, è in realtà un girone infernale lastricato di diabolici impedimenti, nonostante che una legge nazionale, la 54 del 2006, garantisca ai figli di genitori separati, attraverso l'istituto dell'affido condiviso, di veder salvaguardato il proprio inalienabile diritto alla bigenitorialità. Il 17 luglio del 2008 il Tribunale per i Minorenni di Lecce pur non obiettando nulla alla condotta di padre di Maurizio Colaci, tuttavia osservava che egli ha un rapporto "teso e conflittuale" con la moglie da cui si sta separando; a questo punto la posizione di Maurizio crolla sotto la scure delle accuse di prevaricazione mossegli dalla moglie a suo insindacabile giudizio, quelle sole parole corroborate da null'altro accade che bastino ad un Tribunale, in questo caso al Tribunale per i Minorenni di Lecce, per stabilire che Maurizio Colaci e suo figlio Danilo potranno vedersi una sola volta alla settimana durante un incontro "protetto", vale a dire presso la sede del Consultorio familiare di Galatina alla presenza degli assistenti sociali, e che potranno parlarsi al telefono non più di due volte al giorno in fasce orarie stabilite.

Il 20 marzo del 2009 l'ordinanza presidenziale del tribunale di Lecce assegnava alla moglie di Maurizio la casa coniugale (che pure era di esclusiva proprietà di lui) e un mantenimento di trecento euro mensili, disponeva a favore di lei l'affido esclusivo del piccolo Danilo "con diritto del padre di poterlo vedere con le modalità stabilite (un'ora alla settimana, quando andava bene, ndr) dal Tribunale dei Minori di Lecce".

Trecento euro di mantenimento e nessun reddito mal si conciliano, però. All'epoca dei fatti Maurizio era disoccupato, viveva in casa della madre: era lei a farsi carico del necessario. La situazione di dipendenza economica in cui versava Maurizio è stata comprovata da un'indagine approfondita sulla sua effettiva condizione reddituale, a conclusione della quale il 20 luglio del 2009 la Commissione per il patrocinio a spese dello Stato, istituita presso il T.A.R. di Lecce, lo ammetteva ad avvalersi del gratuito patrocinio di un avvocato. Il Tribunale civile di Lecce lo obbligava comunque a corrispondere un mantenimento alla moglie che lavorava in un call-center e percepiva regolare stipendio.

Continua qui: http://www.mobbing.genitoriale.com/pa...

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