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Johann Wolfgang Goethe - I dolori del giovane Werther (1774) - Lettere del 22 e 26 maggio

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Published on May 13, 2010

I dolori del giovane Werther è un romanzo epistolare di Johann Wolfgang Goethe pubblicato nel 1774.

Audiolibro: http://www.radio.rai.it/radio3/terzo_...

Ebook: http://www.liberliber.it/biblioteca/g...

"22 maggio.
Già qualcuno ha pensato che la vita dell'uomo sia soltanto un sogno, e questo sentimento si è
impadronito anche di me. Quando io contemplo i confini nei quali stanno rinserrate le forze attive e
speculative dell'uomo; quando vedo come ogni attività non mira che alla soddisfazione di bisogni i
quali a loro volta non hanno altro scopo che di prolungare la nostra povera esistenza, e vedo inoltre
che il tranquillizzarsi su alcuni punti della nostra ricerca spirituale non è che una FANTASTICA
rassegnazione di chi dipinga con svariate immagini e luminose vedute le pareti fra le quali è
prigioniero, tutto ciò, mio caro Guglielmo, mi rende muto. Io rientro in me stesso e trovo un mondo,
ma formato più di presentimenti e di cupi desideri che di immagini e di forze viventi. Allora tutto
ondeggia davanti ai miei sensi, io sorrido e continuo a sognare nel mondo.
Tutti i più sapienti istitutori e maestri sono d'accordo nel dire che i fanciulli non sanno perché
VOGLIONO; ma anche i grandi, simili ai fanciulli, barcollano su questa terra e, come quelli che
non sanno donde vengono e dove vanno, non agiscono secondo uno scopo determinato e si lasciano
governare da biscotti e dolci e vergate; questo invece nessuno lo vuol credere, eppure a me sembra
sia una verità da toccare con mano.
Ammetto, perché so quali obiezioni tu potresti farmi, che sono proprio i più felici coloro che
vivono giorno per giorno come i bambini, portando a spasso le bambole che vestono e spogliano,
girando con gran rispetto intorno alla dispensa dove la mamma ha rinchiuso il pan dolce, e quando
infine riescono a ottenere la ghiottoneria desiderata, la divorano e con la bocca piena gridano:
ancora! Queste sono felici creature! E anche sono felici coloro che danno splendidi nomi alle loro
frivole occupazioni o alle loro passioni e fanno credere al genere umano che siano queste opere
gigantesche, dedicate alla sua salvezza e alla sua prosperità.
Felice chi può vivere così! Ma chi umilmente riconosce a che cosa tutto questo conduce, chi
vede come ogni savio borghese possa, secondo che gli aggrada, trasformare il suo giardino in un
paradiso, e come anche l'infelice continui il suo cammino sotto i fardelli e tutti siano egualmente
interessati a vedere per un minuto di più la luce del sole, colui pure è tranquillo e forma il suo
mondo in se stesso, ed è felice, perché è un uomo. E per quanto limitati siano i suoi confini, egli
custodisce pur sempre nel cuore il sentimento della libertà e sente di potere, quando volesse,
abbandonare questo carcere."

"26 maggio.
...
Oh amici miei! perché il torrente del genio così raramente straripa, così raramente
spumeggia in grandi flutti e scuote le vostre anime stupite? Cari amici, è perché sulle due rive
abitano dei tranquilli signori, di cui le casette campagnole, le aiuole di tulipani e gli orti sarebbero
devastati, ed essi sanno preservarsi dal minaccioso pericolo con argini e fosse costruite in tempo."

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