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La poesia e la morte - di Orazio Garofalo

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Published on Apr 29, 2009

La memoria del film comincia a srotolare da un vertiginoso totale. Quì, schiacciato dall'immanenza d'una montagna innevata e attraverso l'incommensurabile pianura sottostante, un piccolo corteo di esseri umani va in direzione di una croce ortodossa.
Ad aumentare ancor più questo spazio è, per contrapposizione, la minuta figura d'un tenero e serio bambino con un mazzolino di fiori bianchi: è sovrastato da una lettiga che lo precede e che si rivela, poi, essere una bara aperta portata a spalla. Quì cè già un suo primo tentativo di distogliere lo sguardo da ciò che si palesa subito come una fossa già scavata nel terreno, fossa che si fa' baratro nei suoi occhi risucchiati e seri. E proprio le mani "premurose" del Pope lo sospingono sull'orlo di questo insostenibile baratro: quì non è più possibile distogliere nulla, e il bambino è schiacciato dalla siluette nera della bara che scende sul terreno. Il suo sguardo sul feretro sembra propagarsi in un fremito, che lo costringe poi verso i vivi, aldilà della fossa.
Ora la voce definitiva del Pope sembra scolpire una lapide su tutti; il bambino preferisce allora ritornare sul pallore del viso nella bara, il viso di sua madre.
Ma ecco l'incanto della caritatevole mano di Dio manifestarsi agli occhi del bambino: qualcosa si impiglia, per un attimo, nel colletto di pizzo della morta... le labbra afone del bambino dicono certamente «Una foglia..!», e i suoi occhi volano in alto insieme a questa foglia, morta sì, ma capace di volare ancora verso l'albero da cui sè staccata... e quì il Dio del cinema e il Dio della musica danno una mano al Dio degli uomini per un baleno di travolgente e totale bellezza. Quì alberi, vento e nuvole sfondano la porta dell'eternità: è un lampo che annichilisce la morte!
Ma l'eterna legge a cui tutto è soggetto richiude brutalmente la porta usando il coperchio della bara.
Se nell'istante prima era tutto esaltante e leggera azzurrità, adesso è un perentorio e martellante buio, dilatato dal notturno velluto della bara e dalla terra che vi si versa.
Lo sguardo del bambino è verticale sul supremo rimbombo della cassa che riceve le vangate, e in questo momento, qui e ora, dal bocciolo del suo cuore, spunta l'essenza della poesia, che tutto capisce e tutto vince... e va oltre il rumore e il terriccio... va oltre il legno duro della cassa e il tempo... Lui è li, nella bara dove cè silenzio e radice...
Poi la sua libertà di poeta lo espelle, nel vento e verso il cielo. E' stato partorito di nuovo e, questa volta, è un uomo fatto! Orazio Garofalo

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