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Ensamble Setar: Gioiosamente canto - Guido delle Colonne (1210 - 1287)

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Uploaded on Oct 12, 2011

La Scuola Siciliana fu una corrente filosofico-letteraria che si sviluppò in Sicilia nella prima metà del XIII secolo, presso la corte di Federico II di Svevia. Fu scritta usando un volgare qualitativamente e quantitativamente ricco rispetto ai dialetti locali.
E' poesia d'amore, modellata sui temi e sui motivi della lirica provenzale: il rapporto amoroso è anche qui inteso come rapporto di vassallaggio tra il signore (la donna) e il suo fedele (l'innamorato). Di più: secondo un motivo di derivazione mistica, ricalcato cioè sulla incommensurabile distanza della creatura dal Creatore, la donna assume in sé la totalità dei valori, mentre l'innamorato-vassallo proclama la propria indegnità e nullità.

L'ensemble Setar, composto da tre musicisti Fulvio Farkas (bendir, zarb), Massimiliano Giusto (voce, flauti dolci) ed Emanuele Monteforte (viella, citola, symphonia, arpa), si occupa da molti anni di musica antica. Ha svolto vaste ricerche nel campo della musica medievale e dell'antica tradizione siciliana studiandone i sistemi e le tecniche interpretative.
Le musiche sulle liriche dei poeti siciliani sono originali e composte secondo le forme e le strutture tipiche del XIII secolo.

Gioiosamente canto
Guido delle Colonne (1210 - 1287)

Gioiosamente canto
e vivo in allegranza,
ca per la vostr'amanza,
madonna, gran gioi sento.
S'eo travagliai cotanto,
or aggio riposanza;
ben aia disianza
che vene a compimento;
ca tutto mal talento - torna in gioi,
quandunqua l'allegranza veni poi;
und'eo m'allegro di grande ardimento,
c'un giorno ven che vale plui di cento.
[...]
Ben mi deggio allegrare
d'Amor che 'mprimamente
ristrinse la mia mente
d'amar voi, donna fina;
ma più deggio laudare
voi, donna caunoscente,
donde lo meo cor sente
la gioi che mai non fina.
Ca, se tutta Messina - fusse mia,
senza voi, donna, nente mi saria:
quando con voi a sol mi sto, avenente,
ogn'altra gioi mi pare che sia nente.
La vostra gran bieltate
m'ha fatto, donna, amare,
e lo vostro ben fare
m'ha fatto cantadore;
ca, s'eo canto la state,
quando la fiore apare,
non poria ubriare
cantare a la fred[d]ore.
Così mi tene Amore - corgaudente,
che voi siete la mia donna valente;
sollazzo e gioco mai non vene mino:
così v'adoro corno servo e 'nchino.

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