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Inaugurazione dell'Anno Accademico 2011/2012

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Published on Oct 11, 2011

Inaugurato il nuovo anno accademico della Pontificia Università della Santa Croce

Mons. Echevarría: "Radicare la fede e la vita cristiana
in noi stessi e nella cultura del nostro tempo"


Master su "Religione e società" per il 25º dell'Istituto di Scienze Religiose all'Apollinare:
il 12 novembre la presentazione con l'intervento del Card. Angelo Bagnasco



ROMA (10 ottobre 2011) -- "L'orientamento del nostro lavoro universitario deve contribuire a radicare la fede e la vita cristiana in noi stessi e nella cultura del nostro tempo", superando una visione unicamente "utilitaristica" della propria missione e favorendo un più intimo rapporto con Dio. È ciò che ha affermato il Prelato dell'Opus Dei e Gran Cancelliere della Pontificia Università della Santa Croce, Mons. Javier Echevarría, nel discorso di inaugurazione del nuovo anno accademico 2011/2012, pronunciato alla presenza del collegio dei docenti, degli studenti e del personale amministrativo.

Citando il Santo Padre Benedetto XVI nel suo discorso ai giovani professori universitari riuniti a San Lorenzo de El Escorial durante la Giornata Mondiale della Gioventù (19 agosto 2011), Mons. Echevarría ha ricordato che "non basta limitarsi ad insegnare o studiare i diversi trattati", poiché "la fede esige di essere vissuta, incarnata ogni giorno". Solo in questo modo è possibile essere per i giovani degli "autentici maestri", capaci di suscitare in loro "questa sete di verità che hanno nel profondo e quest'ansia di superarsi", e diventando al contempo "stimolo e forza".

Rivolgendosi agli studenti, il Gran Cancelliere li ha esortati a santificarsi attraverso l'amore per lo studio e per "tutte le persone con cui condividiamo questo lavoro", soprattutto nei momenti "più ardui".

In questo cammino di santificazione di "quanti hanno l'incarico di collaborare alla diffusione della verità", diventa indispensabile la virtù dell'"umiltà", grazie alla quale "sapremo dialogare, perché avremo capacità di ascolto" e sapremo riconoscere i nostri sbagli, perché "la stessa verità è sempre più alta dei nostri traguardi" (Benedetto XVI).

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