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Paolo Bolognesi: Giudice Mario Amato Ucciso dai N.A.R

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Pubblicato il 23 feb 2008

Romano, sposato, con un figlio, viene ucciso il 23 giugno 1980. I terroristi gli sparano in viale Ionio, mentre è in attesa dell'autobus che deve portarlo al Palazzo di Giustizia. Amato è titolare di tutte le inchieste sull'eversione nera a Roma e nel Lazio. La sua morte, questo è il giudizio subito emerso, deve bloccare l'indagine giudiziaria sul terrorismo di destra.

Il 23 giugno 1980 viene ucciso a Roma il sostituto procuratore Mario Amato.
Il magistrato, 36 anni, era arrivato alla procura nel 1977 e aveva ereditato i fascicoli del giudice che prima di lui si occupava di terrorismo nero: Vittorio Occorsio, (ucciso il 10 luglio 1976 dal neofascista Pierluigi Concutelli).
Amato è il primo magistrato, dopo Occorsio, a tentare una lettura globale del terrorismo nero: «attraverso i parziali successi delle indagini su singoli episodi terroristici ' dice davanti al CSM 10 giorni prima di essere ucciso ' sto arrivando alla visione di una verità d'assieme, coinvolgente responsabilità ben più gravi di quelle stesse degli esecutori materiali degli atti criminosi».
Ma Amato è lasciato solo a svolgere queste indagini, isolato dai suoi superiori e oggetto di continui attacchi da parte del collega giudice Antonio Alibrandi (padre del NAR Alessandro Alibrandi, fedelissimo di Fioravanti).
Amato riesce comunque a ricostruire le connessioni tra destra eversiva e 'Banda della Magliana', intuisce i legami tra sottobosco finanziario, economico e potere pubblico.
«L'ambiente della destra romana ' afferma ' ha legami e diramazioni dappertutto».
Aveva scoperto, tra l'altro, che i NAR cercavano un'alleanza con gli estremisti di sinistra (come auspicava da anni Franco Freda, teorico dell'alleanza tattica con il terrorismo di opposto colore e a quel tempo sotto processo per la strage di Piazza Fontana), che si erano organizzati alla stregua delle BR e stavano diventando pericolosissimi.
Poche settimane prima della Strage di Bologna, Amato viene ucciso a Roma dai terroristi Gilberto Cavallini e Luigi Ciavardini, mentre i mandanti di questo omicidio, Mambro e Fioravanti, sono a Treviso, dove fanno di tutto per farsi notare in modo da costruirsi un alibi, secondo un piano abilmente architettato.
Ricevuta la notizia dell'avvenuto omicidio, Mambro e Fioravanti festeggiano a ostriche e champagne e stilano il volantino di rivendicazione: «oggi Amato ha chiuso la sua squallida esistenza imbottito di piombo».
Il sostituto procuratore viene trucidato alle 8.05, mentre ad una fermata attende l'autobus per recarsi a lavoro.
Dopo l'omicidio i fotografi scattano foto impietose, che del magistrato ritraggono, in primo piano, le suole delle scarpe bucate.
A chi lo aveva ucciso, che a quel tempo pranzava spesso in rinomati ristoranti e alloggiava in lussuosi alberghi grazie ai proventi delle rapine, la vita così onesta ed umile di quel magistrato serio e coraggioso doveva sembrare davvero squallida.
Con Amato svanisce anche la possibilità di impedire la Strage di Bologna.

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