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    Il pensiero di Gramsci e il XXI secolo
    Casa Gramsci di Orta san Giulio riprende l'attività culturali con un Convegno su Antonio Gramsci nel 120° anniversario della sua nascita.
    Il Convegno vuole ribadire l'attualità del pensiero di Gramsci, attualmente oggetto di una grande attenzione internazionale sia da destra che da sinistra e invece di una scarsa attenzione nazionale, in particolare da parte delle forze politiche che siedono in Parlamento.
    E' quindi sembrato a Casa Gramsci di dovere ribadire l'assoluta attualità del suo pensiero nei riguardi di alcuni temi decisivi del XXI secolo.
    Gramsci è più che mai indispensabile perché fornisce strumenti di lavoro a quella che ha chiamato la guerra di posizione, l'unica possibile in Europa nella nostra epoca e resta soprattutto indispensabile per l'analisi della cultura di massa oggi . Da questo punto di vista sarebbe uno strumento utilissimo, per esempio, anche per l'analisi dei programmi televisivi.
    E resta un esempio insuperato di come si debba lavorare nel corpo della società, nei suoi strati profondi, per conoscerne la cultura e per dare a questi strati una prospettiva di emancipazione, liberandola da scorie intollerabili (magistrale, per esempio, resta la sua analisi dei razzismi presenti nella cultura operaia e contadina del suo tempo e purtroppo anche del nostro), cosa che è possibile solo se tra intellettuali e mondo popolare subalterno vi sia costante interscambio...
    Su questi e altri temi casa Gramsci si sforzerà di riflettere anche nei prossimi anni, iniziando una prima serie di riflessioni con il convegno del 26 novembre.
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  • 150 Anniversario e celebrazioni Play all

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    I 150 anni che non passano mai
    Anniversario e celebrazioni
    "Oh mia patria, sì cara e perduta"
    Un'alluvione minaccia il Bel Paese. È l'alluvione editoriale di opere, studi, ricerche, revisioni, riscritture e riletture della storia patria: l'anniversario dei 150 anni dell'Unità nazionale che, per ora, si profila all'orizzonte del 2011 come un coro di voci incerte e discordanti. Sarà compito degli storici far sì che queste celebrazioni non siano un luogo di culto dell'oleografia ottocentesca, ma una palestra dello spirito critico sulle ragioni e sul perché dell'esperienza unitaria. E la prima domanda è: esistono ancora nel Bel Paese le condizioni per la libertà della critica e del pensiero? Esiste ancora la possibilità che presente, passato e futuro si intreccino in una coerente lezione di realtà? La lectio magistralis tenuta da Barenboim in occasione della Prima della Scala, e offerta al mondo, sull'emergenza di un disastro della cultura nazionale offre una prima risposta a questi interrogativi. Occorre ascoltarla e riascoltarla con attenzione. Ma è proprio ascoltandola che sorgono altri interrogativi.
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