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  • La Vague - POP MIRAGE

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    "Pop Mirage", title track from La Vague new album out on 29 th april 2016 (MIA Records).

    Francesca Pirami: Vocals, Elctronic.
    Alessandro Corsi: Bass, Electronic, Programming
    Marco Calì: "Il vicino di casa"

    Music and Lyrics by La Vague
    Video & Light Painting by Samuele Calamassi.
    Make up: Ilaria Parisi

    www.lavague.it
    http://www.facebook.com/la....


    Lyrics

    Libera la frase dal contorno, la fiammella dall'altare, vivere da lavorare, scindi le zampe dall'animale, dal tuo nome, la parola, dal suo suono la parola, la visione del mio mondo è una mia allucinazione, un miraggio costruzione di un significato attraverso il nostro punto di vista, spesso strettamente frontale. Mi sembra di aver veduto un gatto!
    Mi sembra di aver veduto un gatto! Se io so che in casa non ci sono gatti si è trattato di un miraggio. Ma se invece in casa vive un gatto?
    Ma se invece in casa vive un gatto rimarrò nel dubbio che sia veramente transitato accanto a me o forse ne sarò sicuro, e se il gatto ce l'ho ma nella testa? Ma se invece il gatto ce l'ho ma nella testa?
    Determini la vita in base alle tue convinzioni. Determini la vita in base alle tue convenzioni. Quello che in realtà spaventa è la mancanza di una forma. EGARIM POP POP MIRAGE.
    A volte mi sveglio la mattina dopo notti così intense nei miei sogni sono eroina, assassina, vittima, ribelle, una bambina, volo muoio uccido vendico risolvo scappo scivolo e mi sveglio elettrica.
    La giornata scorre opaca come in una nebbia sembra che la vera vita si volga di notte. A volte.
    Pop Mirage Miraggio popolare elargito ogni giorno per non farci mai svegliare, il bastone, la carota, la paura, la speranza schiavi immobili mirando a prospettive luccicanti e lontane. Protagonista papabile è il vicino di casa.
    il miraggio del successo e di apparire di un benessere maggiore di una schiavitù migliore. Ferie, macchina, una casa e lo stretto necessario per non farti vergognare. Schiavi di un lavoro a consumare per riuscire a prareggiare il bilancio nazionale, ma c'è sempre un motivo se vuoi continuare a delegare, la famiglia, i figli e poi l'età, il futuro con la crisi non si sa, e gli svaghi a pagamento, ancora scelgo il meno peggio che saprà far fruttare la mia delega a vantaggio personale.Non odio le persone odio le poltrone odio le poltrone.
    E anche quando mi privi di quasi tutto ancora non mi sveglio, solo, isolato da me stesso e dagli altri soli, impotenti non contiamo quanti siamo, quanti siamo quanti quanti siamo.
    e siamo tutti collegati, un potere sconfinato con radici e con mani, usciamo da questo stampino che ci ha dato questa forma questo posto nella nostra società.
    Gli stampini sono tanti, forge, tipi, sfumature anche per gli alternativi, se sei libero e ribelle scegli fra le mille forme, scegli il giusto tatuaggio, occhiali, barba, t-shirt, trucco taglio.
    Tutti stanchi, stufi, critici con frasi a effetto e verità da condividere sulla politica e i politici da fare fuori e son ridicoli. Ma quando c'è una prospettiva un miraggio di successo, pubblico, di visibilità, scelgo di tornare vecchio, e non dare più valore al potere delle azioni, delle scelte.
    Sono stanco degli stanchi, stufo degli stufi, critico dei critici, stufo di criticare. Stanco di sentirmi debole, stufo di evadere, mai avuto voglia di star lì a scalare sulle pareti di sapone gomito a gomito con un altro coglione, resto nel margine traccio il mio solco, c'è terra fertile sotto le nere carcasse del pachiderma in putrefazione. Traccio il mio solco certa che altri fanno altri solchi su terre da coltivare, formando un disegno gigante, ancora tutto da scoprire. Show less
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