<?xml version="1.0" encoding="utf-8" ?><transcript><text start="2.94" dur="5.64">Uno dei principali produttori di computer del mondo negli 
anni &amp;#39;50 era un produttore italiano di macchine da scrivere.</text><text start="8.58" dur="5.52">Olivetti fu fondata nel nord Italia come produttore
di macchine da scrivere meccaniche di qualità.</text><text start="14.1" dur="2.22">Ma il visionario leader dell&amp;#39;azienda,
Adriano Olivetti,</text><text start="16.32" dur="4.2">credeva fervidamente che il futuro 
dell&amp;#39;azienda risiedesse nell&amp;#39;elettronica.</text><text start="20.52" dur="4.68">Reclutò un brillante italo-cinese 
dagli Stati Uniti per produrre </text><text start="25.2" dur="1.86">un computer all&amp;#39;avanguardia
mondiale e ci riuscirono.</text><text start="27.72" dur="5.04">Per un breve periodo, Olivetti fu in grado
di sfidare la stessa IBM. Fino alla tragedia.</text><text start="32.76" dur="4.68">In questo video, daremo uno sguardo
ad un pioniere dell&amp;#39;informatica italiana.</text><text start="40.82" dur="1.72"># Inizi</text><text start="55.62" dur="4.32">Mario Tchou (馬里奧·朱, Zhu) nacque a 
Roma nel 1924, primo di tre figli.</text><text start="60.54" dur="4.68">I suoi genitori erano diplomatici della 
Repubblica di Cina presso la Città del Vaticano. </text><text start="65.22" dur="4.98">L&amp;#39;Italia negli anni &amp;#39;20 stava vivendo l&amp;#39;ascesa del
fascismo, ma Mario e i suoi fratelli vivevano </text><text start="70.2" dur="4.32">la vita in una sorta di bolla, lontani
dal caos e parlando cinese in casa.</text><text start="75.42" dur="4.38">Mario dimostrò di essere uno studente promettente 
dotato di una mente analitica e una notevole</text><text start="79.8" dur="4.14">competenza in matematica. Allo stesso tempo, 
possedeva un talento per la musica </text><text start="83.94" dur="5.58">e una passione per la filosofia. Le persone che lo 
conoscevano notavano la sua aria colta ed elegante.</text><text start="90.42" dur="3.24">Alto oltre un metro e ottanta, dal notevole 
intuito e piuttosto attraente,</text><text start="93.66" dur="4.32">Mario aveva molte fidanzate e instaurava facilmente 
amicizie con i suoi compagni di classe.</text><text start="97.98" dur="4.02">Queste amicizie avrebbero avuto un grande 
ruolo nel suo futuro nel campo dei computer.</text><text start="103.32" dur="6.12">Negli anni &amp;#39;30, il Giappone invase la Repubblica di Cina,
dando inizio alla Seconda Guerra Sino-Giapponese.</text><text start="109.44" dur="6.3">L&amp;#39;alleanza militare dell&amp;#39;Italia con il Giappone - firmata nel 1940 
con il Patto Tripartito - fece dell&amp;#39;Italia un alleato del Giappone.</text><text start="116.76" dur="4.5">Di conseguenza, la Repubblica di Cina 
chiuse le sue missioni a Roma. Il padre di Mario, </text><text start="121.26" dur="3.96">Yin, considerò l&amp;#39;idea di tornare in Cina
ma decise di assumere una nuova </text><text start="125.22" dur="4.14">posizione affinché i suoi figli potessero 
continuare la loro educazione in Italia.</text><text start="129.36" dur="0.9"># Mario</text><text start="130.26" dur="6.12">Nel 1942, Mario entrò nel Politecnico 
dell&amp;#39;Università La Sapienza.</text><text start="136.38" dur="5.04">Tuttavia, suo padre insistette affinché Mario 
si recasse negli Stati Uniti piuttosto che in Europa </text><text start="141.42" dur="5.16">per la sua educazione secondaria. Così Mario
vinse una borsa di studio per Washington DC.</text><text start="147.3" dur="4.8">Passò la maggior parte della Seconda Guerra Mondiale 
negli Stati Uniti, laureandosi in ingegneria elettrica </text><text start="152.1" dur="5.52">alla Catholic University of America nel 1947.</text><text start="158.4" dur="6.3">Nel 1949, conseguì un master al Polytechnic 
Institute di Brooklyn - ora parte della NYU.</text><text start="164.7" dur="2.52">In quei tempi vivere in America era difficile 
per un Han [gruppo etnico cinese, ndt].</text><text start="167.22" dur="4.86">Mario studiava durante il giorno 
e lavorava come elettricista durante la notte.</text><text start="173.22" dur="4.44">Dopo un breve periodo come consulente sui componenti TV 
per uno studio legale sul diritto d&amp;#39;autore, </text><text start="177.66" dur="6.18">Mario divenne professore associato alla Columbia University 
guadagnando circa 4.500 dollari all&amp;#39;anno.</text><text start="184.68" dur="4.38">Un ottimo stipendio per l&amp;#39;epoca, ma Tchou
sentiva la nostalgia della sua casa in Italia.</text><text start="189.06" dur="1.62"># Olivetti</text><text start="190.68" dur="5.88">Nel 1908, un uomo di nome Camillo Olivetti 
fondò la società Olivetti a Ivrea, </text><text start="196.56" dur="2.04">una città del nord Italia.</text><text start="199.2" dur="5.88">Nato in una famiglia benestante, Camillo lavorò 
a Londra e fece un tour negli Stati Uniti.</text><text start="205.08" dur="4.8">Lì vide le nuove invenzioni create 
da persone come Edison e ne fu ispirato.</text><text start="210.42" dur="6.18">Iniziò a produrre macchine per scrivere autonomamente. 
Il suo primo modello di successo fu la M1.  </text><text start="216.6" dur="5.28">Nessuna relazione con il chip di Apple.
L&amp;#39;Olivetti M1 si distinse perché era </text><text start="221.88" dur="4.44">molto ben fatta e le persone potevano scrivere velocemente 
con i suoi tasti. Un vantaggio sottovalutato.</text><text start="227.34" dur="4.62">Le persone adoravano il design e l&amp;#39;artigianalità 
di queste macchine per scrivere Olivetti. </text><text start="231.96" dur="4.2">Camillo amava vantarsi che la sua macchina per scrivere M20
non solo scriveva più velocemente dei suoi concorrenti, </text><text start="236.16" dur="4.68">ma che poteva essere lanciata fuori da una finestra 
senza che si rovinasse. Era praticamente indistruttibile.</text><text start="241.74" dur="2.28">L&amp;#39;azienda crebbe bene.
Negli anni &amp;#39;20, </text><text start="244.02" dur="5.22">il figlio di Camillo, Adriano, si unì all&amp;#39;attività e 
divenne direttore generale. Introdusse nuove </text><text start="249.24" dur="3.66">pratiche di lavoro importate dagli 
Stati Uniti, che ebbero successo.</text><text start="253.5" dur="6.72">Nel 1933, l&amp;#39;azienda e i suoi 870 dipendenti 
producevano quasi 25.000 macchine da scrivere all&amp;#39;anno.</text><text start="260.88" dur="4.5">L&amp;#39;anno successivo, l&amp;#39;azienda iniziò a ricercare 
e produrre macchine calcolatrici meccaniche. </text><text start="266.22" dur="6.84">Nel 1940, Olivetti presentò la Summa MC4S, 
la sua prima macchina calcolatrice meccanica.</text><text start="274.32" dur="5.04">Poi arrivò la guerra. Gli Olivetti avevano 
ascendenza ebraica. Camillo morì nel 1943</text><text start="279.36" dur="7.44">e Adriano fuggì in Svizzera nel 1944. 
Ritornò pochi anni dopo la fine della guerra.</text><text start="287.76" dur="5.28">L&amp;#39;attività commerciale fiorì nel periodo post-bellico. 
L&amp;#39;azienda decuplicò il suo capitale dal 1947 al 1951</text><text start="293.04" dur="7.14">grazie alle forti vendite dovute all&amp;#39;esportazione. 
I loro prodotti non solo mantenevano la loro incredibile </text><text start="300.18" dur="5.82">artigianalità, ma venivano anche venduti da una 
aggressiva forza di vendita. Un concorrente francese</text><text start="306" dur="4.44">disse: &amp;quot;Il problema nel competere con 
Olivetti è che, se butti fuori due </text><text start="310.44" dur="3.84">dei loro uomini dalla porta, un altro 
starà cercando di arrampicarsi nella finestra.&amp;quot;</text><text start="315.36" dur="5.94">Prodotti come la macchina da scrivere Lexikon 80 sono 
riconosciuti come design iconici - degni di un museo. </text><text start="322.2" dur="5.82">Il Museo d&amp;#39;Arte Moderna ha esposto le macchine
da scrivere Olivetti nel 1952, affermando in un depliant:</text><text start="328.02" dur="4.8">&amp;quot;La Olivetti, secondo molti critici, è la principale 
azienda del mondo occidentale nel campo del design. </text><text start="332.82" dur="4.56">Per il mecenatismo in architettura, design del prodotto e pubblicità, 
sarebbe effettivamente difficile nominarne una seconda...&amp;quot;</text><text start="337.38" dur="4.98">In un certo senso, Olivetti era come l&amp;#39;Apple dei suoi tempi. </text><text start="342.37" dur="7.91">Prodotto ben realizzato, con un 
leader visionario al timone.</text><text start="350.28" dur="0.78"># Inseguendo il Computer</text><text start="351.06" dur="4.56">Quel visionario, Adriano Olivetti, stava correndo 
velocemente verso il futuro elettronico.</text><text start="356.52" dur="4.38">Nel 1949, Olivetti stipulò un accordo di vendita al 
dettaglio con il produttore francese di schede perforate Bull. </text><text start="360.9" dur="4.02">Bull era appena entrata nel settore dei computer, 
fornendo ad Adriano e Olivetti una finestra su questa tecnologia.</text><text start="364.92" dur="4.02">Un anno dopo, nel 1950, Olivetti cercò 
di avviare un progetto italiano per i computer </text><text start="368.94" dur="5.58">in collaborazione con il centro di calcolo italiano 
INAC (&amp;quot;Istituto Nazionale per le Applicazioni del Calcolo&amp;quot;).</text><text start="376.68" dur="3.84">Ma il progetto non si sviluppò a causa 
della mancanza di finanziamenti governativi.</text><text start="381.3" dur="5.16">Questa persistente ricerca del computer deve
aver confuso molte persone. Ma Adriano era</text><text start="386.46" dur="5.7">convinto che il futuro fosse nell&amp;#39;elettronica.
Prevedeva che l&amp;#39;elaboratore di dati elettronici sarebbe</text><text start="392.16" dur="4.8">stato al centro dell&amp;#39; &amp;quot;ufficio del futuro&amp;quot;,
e voleva realizzarlo.</text><text start="397.8" dur="5.88">Nel 1952, Olivetti creò un laboratorio a New Canaan,
in Connecticut, per monitorare le nuove tecnologie informatiche.</text><text start="403.68" dur="6.12">Adriano desiderava un laboratorio simile in Italia, quindi viaggiò
a New York City per reclutare talenti da impiegarvi.</text><text start="410.4" dur="5.46">Ci sono alcune storie che girano su come Adriano Olivetti
e Mario Tchou si siano incontrati per la prima volta.</text><text start="415.86" dur="5.34">Una di queste storie suggerisca che siano stati
presentati dal famoso fisico Enrico Fermi.</text><text start="421.86" dur="3.48">Ma questa è la versione che ritengo più
plausibile: Mario è andato a scuola</text><text start="425.34" dur="4.74">con un uomo di nome Guglielmo Negri.
Negri - una personalità giuridica di rilievo -</text><text start="430.08" dur="3.42">lavorava nell&amp;#39;ufficio commerciale
estero di Olivetti in quel periodo.</text><text start="434.04" dur="4.5">Quindi, quando Adriano cercò un ingegnere di talento
per il suo laboratorio, Negri lo mise in contatto</text><text start="438.54" dur="5.16">con Mario. Mario ricordò in un&amp;#39;intervista successiva che
Adriano era rimasto impressionato tanto dalle qualità umane</text><text start="443.7" dur="5.34">del cinese-italiano quanto dalla sua evidente
competenza in informatica elettronica.</text><text start="449.88" dur="5.28">Alla fine del colloquio di lavoro, il trentenne
Mario Tchou decise di ritornare in Italia</text><text start="455.16" dur="5.7">per dirigere il Laboratorio di Ricerca Elettronica Olivetti
e chiese un congedo dalla Columbia.</text><text start="460.86" dur="0.96"># Pisa</text><text start="461.82" dur="3.36">Ora attraversiamo l&amp;#39;Atlantico
per arrivare in Italia.</text><text start="465.18" dur="6.3">In qualche momento della primavera del 1954, l&amp;#39;Università
di Pisa ricevette una grossa somma di denaro da</text><text start="471.48" dur="5.46">diversi enti locali per costruire un acceleratore 
di particelle progettato dal loro istituto di fisica.</text><text start="476.94" dur="5.64">Sfortunatamente, le autorità alla fine costruirono
quel sincrotrone in una città più vicina a Roma. </text><text start="482.58" dur="4.98">Questo lasciò gli fisici di Pisa con l&amp;#39;umiliazione di
dover trovare un altro modo per utilizzare quel denaro </text><text start="487.56" dur="4.62">per aumentare il prestigio della zona.</text><text start="493.02" dur="5.97">Dopo una lunga discussione nell&amp;#39;estate del 1954,
proposero di utilizzare parte dei fondi assegnati</text><text start="498.99" dur="6.27">- vale a dire circa 2 milioni di euro oggi - per costruire
un computer elettronico per la ricerca scientifica.</text><text start="505.26" dur="4.2">L&amp;#39;Italia aveva recentemente importato due
dei suoi primi computer. L&amp;#39;INAC italiano</text><text start="509.46" dur="4.8">possedeva un computer inglese Ferranti
Mark I chiamato FINAC.</text><text start="514.26" dur="5.134">Il Centro Calcolo Numerico del Politecnico
di Milano aveva acquistato un CRC 102A </text><text start="519.394" dur="4.466">per la ricerca scientifica e
la formazione in informatica.</text><text start="525.6" dur="3.54">Questi due computer provenivano da
altri Paesi. Il computer proposto</text><text start="529.14" dur="3.66">sarebbe stato il primo del genere
ad essere progettato e costruito in Italia.</text><text start="533.58" dur="5.46">Tuttavia, i politici locali - il sindaco
di Pisa, Renato Pagni, e il Presidente della Provincia, </text><text start="539.04" dur="6.12">Antonino Maccarrone - erano piuttosto scettici.
I sincrotroni e altre cose del genere</text><text start="545.16" dur="3.9">legate all&amp;#39;energia atomica erano alla moda in
quel momento. A chi importava di un computer?</text><text start="550.2" dur="3.6">In risposta, i fisici di Pisa
reclutarono il famosissimo Enrico Fermi,</text><text start="553.8" dur="4.8">il fisico italiano vincitore del
Premio Nobel. È noto per il suo ruolo</text><text start="558.6" dur="3.18">nella progettazione del primo reattore
nucleare e della bomba atomica.</text><text start="562.68" dur="3">Fermi scrisse una lettera al consorzio responsabile, </text><text start="565.68" dur="7.26">appoggiando l&amp;#39;opzione del computer come &amp;quot;di gran lunga la 
migliore scelta&amp;quot;. Letta in una riunione del 4 ottobre, </text><text start="572.94" dur="6">la lettera fece pendere la bilancia e tutti a Pisa 
si convinsero dell&amp;#39;idea di costruire un computer.</text><text start="580.32" dur="1.98">Il progetto cercava un partner privato, </text><text start="582.3" dur="7.92">e Olivetti colse al volo la possibilità. Nel marzo 
1955, Mario elaborò un piano quadriennale per</text><text start="590.22" dur="3.18">il progetto &amp;quot;Calcolatrice Elettronica Pisana&amp;quot; (CEP).</text><text start="594.18" dur="4.62">Un anno dopo, nel maggio 1956, 
i due siglarono un accordo formale. </text><text start="598.8" dur="3.42">L&amp;#39;università avrebbe fornito 
libero accesso a qualsiasi brevetto, </text><text start="602.22" dur="5.88">e Olivetti si impegnò a spendere 10 milioni di lire all&amp;#39;anno 
e a prestare il personale per il progetto.</text><text start="608.94" dur="6.54">La CEP fu infine consegnata nel 1961 
dopo un ritardo di un anno e mezzo. </text><text start="615.48" dur="5.22">Funzionò per circa sette anni e funzionò bene, 
ma a quel punto il computer basato su valvole termoioniche</text><text start="620.7" dur="5.34">era già molto indietro rispetto ai suoi concorrenti globali.
Lo ricorderemo più in là per aver dato il via ad ELEA.</text><text start="626.04" dur="1.2"># Il progetto ELEA</text><text start="627.24" dur="5.1">Nella primavera del 1955, Mario reclutò
un team di fisici e ingegneri per unirsi </text><text start="632.34" dur="3.96">al suo laboratorio. Voleva specificamente 
giovani, dicendo:</text><text start="636.3" dur="3.24">&amp;quot;Le cose nuove si fanno solo con i giovani. Solo i giovani 
si buttano con entusiasmo e collaborano in armonia </text><text start="639.54" dur="4.32">senza ego e senza gli ostacoli 
derivati da un mentalità convenzionale.&amp;quot;</text><text start="649.08" dur="6.12">Ovviamente, lui stesso aveva solo circa 30 anni 
all&amp;#39;epoca. Durante centinaia di colloqui di lavoro, Mario </text><text start="655.2" dur="6.24">si concentrò meno sulla conoscenza accademica dei 
candidati e più sulle loro idee e progetti reali.</text><text start="661.98" dur="3">Il primo assunto, Lucio Borriello, ricorda:</text><text start="664.98" dur="5.34">&amp;quot;Fui assunto e arrivai a 
Pisa alla fine di ottobre 1955, </text><text start="670.32" dur="4.32">il primo ad arrivare del gruppo 
che si stava formando. Mario Tchou mi disse: </text><text start="674.64" dur="6.18">&amp;#39;Ti occuperai dell&amp;#39;archiviazione di massa,&amp;#39; e 
mi chiesi tra me e me cosa fosse ...&amp;quot;</text><text start="680.82" dur="7.14">Erano tutti pionieri. All&amp;#39;inizio del 1956, il laboratorio 
fu trasferito in una villa a Barbaricina, </text><text start="687.96" dur="5.04">un sobborgo residenziale di Pisa.
Un tecnico arrivato lì ricorda:</text><text start="693" dur="5.34">&amp;quot;Salendo al primo piano della villa e guardando 
fuori dal balcone, si potevano vedere campi </text><text start="698.34" dur="4.74">e alberi a perdita d&amp;#39;occhio. In questo 
luogo piacevole, i purosangue di </text><text start="703.08" dur="6.9">Dormello-Olgiata venivano a passare l&amp;#39;inverno. In quegli anni, 
non era raro vedere passare il grande Ribot.&amp;quot;</text><text start="711" dur="4.32">Nel caso ve lo stiate chiedendo, come me, 
Ribot era un famoso cavallo da corsa purosangue,</text><text start="715.32" dur="4.798">uno dei più famosi del 20esimo secolo.
Continuando ...</text><text start="720.118" dur="4.682">&amp;quot;L&amp;#39;ufficio di Mario Tchou era arredato 
quasi spartanamente con mobili prodotti </text><text start="724.8" dur="5.76">da Olivetti. Ricordo perfettamente la ricca 
biblioteca con volumi tutti rigorosamente in inglese.</text><text start="731.46" dur="4.26">Lì, il team si autoformava 
in questo nuovo, dinamico campo.&amp;quot;</text><text start="735.72" dur="1.08"># Macchina Zero e il 9002</text><text start="736.8" dur="5.76">Dopo circa un anno, produssero finalmente 
il loro primo prototipo di computer: &amp;quot;Macchina Zero&amp;quot;.</text><text start="742.56" dur="4.56">Questo computer era basato su una macchina di 
Von Neumann e quindi aveva un&amp;#39;unità di calcolo, </text><text start="747.12" dur="2.76">un&amp;#39;unità di controllo
per gestire le operazioni di calcolo</text><text start="749.88" dur="4.5">e un&amp;#39;unità di memoria centrale per memorizzare 
sia i programmi che i dati del programma.</text><text start="755.4" dur="5.1">La Macchina Zero fu in seguito rinominata 
ELEA 9001. ELEA sta per </text><text start="761.34" dur="2.88">&amp;quot;Elaboratore Elettronico Automatico&amp;quot;.</text><text start="765.48" dur="5.4">Questo primo ELEA 9001 era fatto di 
filo e tubi a vuoto (valvole). Le valvole</text><text start="770.88" dur="4.74">erano delle dimensioni di un uovo e diventavano
estremamente calde. La cosa funzionava, ma a malapena.</text><text start="776.52" dur="4.74">Un giorno di primavera del 1957, 
Adriano Olivetti, suo figlio Roberto</text><text start="781.26" dur="4.98">e altri dirigenti dell&amp;#39;azienda arrivarono alla 
fabbrica per vedere la Macchina Zero. </text><text start="786.24" dur="4.56">Le persone ricordano che Mario sembrava nervoso e un po&amp;#39; 
preoccupato per la prima volta da un po&amp;#39; di tempo.</text><text start="791.76" dur="6.36">Mario mostrò agli ospiti il nuovo computer e come 
funzionava. Nonostante le sue lacune, Adriano fu </text><text start="798.12" dur="4.08">abbastanza impressionato da dare il via libera 
al prossimo passo del progetto del computer.</text><text start="803.52" dur="5.28">Il team si immerse nel prossimo grande passo:
i transistor. I transistor erano più piccoli, </text><text start="808.8" dur="6.6">consumavano meno energia e non avevano gli stessi problemi 
di calore. Questo secondo prototipo - il 9002 - riuscì talmente</text><text start="815.4" dur="5.7">bene che Mario e il suo laboratorio di 30 persone
convinsero Adriano a transistorizzare tutto.</text><text start="821.1" dur="1.02"># SGS</text><text start="822.12" dur="3.18">Uno dei principali problemi del lavoro era stata
la mancanza di semiconduttori a stato solido. </text><text start="825.3" dur="5.88">I computer Elea successivi avrebbero 
utilizzato oltre 100.000 transistor e diodi.</text><text start="831.72" dur="5.82">Adriano Olivetti, suo figlio Roberto, e Mario 
Tchou erano tutti convinti che i transistor e </text><text start="837.54" dur="3.66">altri componenti elettronici a stato solido sarebbero stati 
la chiave per sbloccare il futuro della tecnologia.</text><text start="842.1" dur="2.82">Ma non volevano importarli 
dagli Stati Uniti o </text><text start="844.92" dur="4.02">dalla Germania occidentale o dai Paesi Bassi.
Volevano produrli in Italia.</text><text start="849.78" dur="5.46">Così nel 1957, Adriano e il suo amico 
Virgilio Floriani - fondatore dell&amp;#39;azienda</text><text start="855.24" dur="4.02">di telecomunicazioni italiana Telettra -
si associarono 50-50 per </text><text start="859.26" dur="4.8">fondare una società chiamata Società 
Generale Semiconduttori, o SGS.</text><text start="864.06" dur="7.2">La SGS istituì un piccolo laboratorio a Milano e, un anno dopo, 
una fabbrica nelle vicinanze di Agrate per sfruttare </text><text start="871.26" dur="4.44">la grande base industriale di Milano. Con un 
design concesso in licenza da General Electric, </text><text start="875.7" dur="4.44">iniziarono a produrre i loro 
primi diodi al germanio nel 1959.</text><text start="881.04" dur="3.78">Un anno dopo, però, contattarono 
Fairchild Semiconductor e </text><text start="884.82" dur="5.1">ottennero in licenza il loro processo planare per produrre 
transistor - abbandonando il germanio per il silicio.</text><text start="890.88" dur="4.8">Uno dei tanti ingegneri di talento passati
da SGS fu Federico Faggin,</text><text start="895.68" dur="3.54">allora appena 19enne.
In seguito, si unì ad Intel</text><text start="899.22" dur="4.38">e contribuì a progettare l&amp;#39;Intel 4004,
il primo microprocessore commerciale.</text><text start="904.56" dur="5.1">Nel corso dei decenni successivi, l&amp;#39;azienda ha trovato 
il giusto equilibrio tra trasferimento tecnologico selettivo </text><text start="909.66" dur="5.64">attraverso partnership e ricerca indigena 
per ritagliarsi un buon posto nei circuiti lineari.</text><text start="915.9" dur="4.44">La SGS continua a sopravvivere fino ad oggi.  </text><text start="920.34" dur="4.38">Nel 1987 si è fusa con il produttore di semiconduttori
francese Thomson per creare SGS-Thomson.</text><text start="924.72" dur="4.92">In seguito hanno cambiato quel nome in 
STMicroelectronics, che oggi è </text><text start="929.64" dur="6.08">uno dei principali produttori di semiconduttori in Europa: 
una conseguenza forse un po&amp;#39; sorprendente del lavoro di Olivetti.</text><text start="935.72" dur="1.416"># Il 9003</text><text start="937.136" dur="5.884">Il computer completamente transistorizzato 9003 
venne completato nel 1959 e si rivelò una meraviglia.</text><text start="943.74" dur="6.54">Alimentato dai transistor al germanio della SGS, il 9003
fu uno dei primi computer completamente transistorizzati </text><text start="950.28" dur="6.9">con programma memorizzato - rilasciato 
poco dopo i modelli 7070 di IBM nel 1958.</text><text start="957.18" dur="5.46">Era possibile inserire informazioni nel computer utilizzando 
una tastiera, un lettore di nastro di carta e un lettore di</text><text start="962.64" dur="6.78">schede perforate. Poteva restituire le informazioni con una 
perforatrice di schede, un nastro magnetico o una stampante.</text><text start="970.68" dur="3.84">Era in grado di eseguire 5.000 
operazioni di somma al secondo. </text><text start="974.52" dur="6.18">Sembra un bel numero. Per fare un confronto, 
l&amp;#39;acceleratore AI H100 di Nvidia di oggi può fare fino </text><text start="980.7" dur="5.16">a 4 quadrilioni di operazioni in virgola mobile 
ogni secondo. Anche quello sembra un bel po&amp;#39;.</text><text start="987" dur="5.22">In maniera notevole, il computer utilizzava una memoria a nucleo 
magnetico per memorizzare ed eseguire programmi.  </text><text start="992.22" dur="3.72">Questo sistema, noto anche come memoria 
a nucleo di ferrite, è composto da insiemi </text><text start="995.94" dur="4.32">di minuscoli anelli magnetici infilati 
con sottili fili di rame in griglie.</text><text start="1000.86" dur="5.7">Ciascuno di questi anelli può portare un campo magnetico
in senso orario o antiorario. </text><text start="1006.56" dur="6.66">Ciò si traduce in un 1 o uno 0. Questa memoria poteva 
essere espansa da 20.000 caratteri a 160.000.</text><text start="1014.6" dur="5.58">I lavoratori al piano terra della fabbrica di produzione 
Olivetti a due piani a Milano intrecciavano queste </text><text start="1020.18" dur="4.92">memorie a nuclei manualmente. Questa fabbrica 
arrivò infine ad impiegare un migliaio di persone.</text><text start="1026.54" dur="4.14">La memoria a nuclei magnetici è un predecessore 
delle attuali memorie a chip e ha dato al 9003</text><text start="1030.68" dur="5.88">la capacità di eseguire fino a 3 programmi 
contemporaneamente: multiprogrammazione.</text><text start="1036.56" dur="4.68">In caso di interruzione del lavoro, poteva eseguire 
un programma automatico per gestire le cose.</text><text start="1041.24" dur="1.08"># Design del 9003</text><text start="1042.32" dur="2.7">Il design industriale del computer 
è stato ideato dall&amp;#39;architetto</text><text start="1045.02" dur="4.2">italiano Ettore Sottsass,
il capo designer della divisione.</text><text start="1050.3" dur="2.64">Sottsass si trovava di fronte ad un problema 
affascinante. Doveva creare </text><text start="1052.94" dur="4.32">un design per una categoria completamente nuova 
di macchine senza veri e propri precedenti.</text><text start="1057.98" dur="5.46">Sapeva che il 9003 sarebbe stato incredibilmente 
costoso - circa 9,2 milioni di euro oggi. </text><text start="1063.44" dur="4.62">Di conseguenza, la macchina doveva avere un buon 
aspetto per i suoi acquirenti principali (università, </text><text start="1068.06" dur="1.98">banche e agenzie governative).</text><text start="1071.12" dur="6.54">Come Adriano, anche Sottsass aveva una visione utopica 
della tecnologia informatica. Immaginavano una classe di </text><text start="1077.66" dur="4.98">intellettuali borghesi che lavorano insieme 
in una società capitalista illuminata.</text><text start="1083.6" dur="3.54">In un tale mondo, un computer non sarebbe 
stato una macchina come in fabbrica, </text><text start="1087.14" dur="4.86">ma piuttosto un mobile. Gli utenti al lavoro 
avrebbero dovuto potersi muoversi liberamente </text><text start="1092" dur="3.78">nelle loro stanze ed essere circondati 
dal loro computer senza disagio.</text><text start="1096.5" dur="6.3">Quindi Sottsass progettò un sistema modulare e flessibile 
composto da armadi con telaio in metallo, molto simili </text><text start="1102.8" dur="5.82">ai mobili. Gli armadietti avevano strisce colorate 
a seconda della loro funzione. Sottsass scrisse:</text><text start="1108.62" dur="5.58">&amp;quot;il computer è come un toro che combatte nell&amp;#39;arena,
e che ha nastri, perché si decorano </text><text start="1114.2" dur="5.46">i tori quando combattono; per me il computer 
è un toro... è come un potente mostro.</text><text start="1120.86" dur="4.44">Puoi facilmente ri-configurare l&amp;#39;allestimento.&amp;quot;
Per conferirgli questa flessibilità, </text><text start="1125.3" dur="6.84">l&amp;#39;ELEA 9003 aveva un insieme di cavi rossi 
e cavi di alimentazione sospesi sopra. </text><text start="1132.14" dur="5.94">Questa era una grande differenza rispetto ai computer 
della IBM, che seppellivano quelli sotto il pavimento.</text><text start="1139.16" dur="4.38">Il design considerava anche fattori ergonomici 
e umani. Ad esempio, gli armadi </text><text start="1143.54" dur="4.62">del computer erano alti circa
150 centimetri. Questo perché </text><text start="1148.16" dur="5.82">i computer erano molto rumorosi, quindi i tecnici 
avevano bisogno di poter avere contatto visivo tra loro.</text><text start="1155.66" dur="7.2">Questo meraviglioso design fece vincere a Sottsass il 
prestigioso premio per il design industriale Compasso d&amp;#39;Oro nel 1959.</text><text start="1162.86" dur="1.5"># Mario in laboratorio</text><text start="1164.36" dur="3.96">Durante tutto questo tempo, Mario Tchou 
gestiva il laboratorio con incredibile abilità.</text><text start="1168.32" dur="5.34">Il cinese-italiano era un leader naturale. 
Gestiva le cose con assoluta autorità, </text><text start="1173.66" dur="2.94">ma utilizzava abilmente quell&amp;#39;autorità in modo 
tale da far aderire persone di tutti i tipi e </text><text start="1176.6" dur="3.72">background alla sua missione.</text><text start="1181.46" dur="5.52">Non era un micromanager. Piuttosto, assegnava 
compiti e obiettivi ampi ai suoi team e li lasciava </text><text start="1186.98" dur="4.8">proseguire senza fare grandi questioni su 
come lo facevano. E come ogni grande manager, </text><text start="1191.78" dur="4.98">proteggeva i suoi ragazzi dalle interferenze 
dalle autorità alla sede centrale di Ivrea.</text><text start="1197.66" dur="5.34">L&amp;#39;educazione familiare di Mario nella diplomazia gli 
aveva fornito gli strumenti giusti per calmare i grandi ego, </text><text start="1203" dur="4.8">calmare nervi e tensioni, e dare 
a ognuno ciò che gli spetta. Nonostante</text><text start="1207.8" dur="3.06">l&amp;#39;alta pressione e il lavoro intenso, 
andavano d&amp;#39;accordo tra loro.</text><text start="1210.86" dur="1.68"># Prezzo e vendita</text><text start="1212.54" dur="3.36">Il primo 9003 fu installato nel novembre 1959 </text><text start="1215.9" dur="3.84">nella sede di una fabbrica tessile di Milano 
chiamata Marzotto.</text><text start="1219.74" dur="5.16">Il secondo fu installato in una delle più antiche 
banche ancora in attività al mondo:  </text><text start="1224.9" dur="4.08">il Monte dei Paschi di Siena. Questo computer fu infine 
conservato e può essere ancora visto oggi.</text><text start="1230.18" dur="3.84">Il computer ricevette una discreta quantità di 
pubblicità. La loro fabbrica di computer fu </text><text start="1234.02" dur="5.16">presentata nella popolare rivista Epoca. 
L&amp;#39;Ufficio Film Olivetti produsse un </text><text start="1239.18" dur="6.24">documentario intitolato &amp;quot;Elea classe 9000&amp;quot;, che 
mostrava come i computer potevano aiutare l&amp;#39;industria.</text><text start="1246.5" dur="6.3">Oltre quaranta 9003 furono prodotti per i clienti - 
raccogliendo infine il 30% del mercato italiano dei computer </text><text start="1252.8" dur="7.38">all&amp;#39;inizio degli anni &amp;#39;60. I clienti includevano 
banche, club automobilistici e l&amp;#39;azienda petrolifera Eni.</text><text start="1261.2" dur="5.76">Poi, nell&amp;#39;Aprile 1961, Olivetti lanciò una 
versione più economica del 9003: l&amp;#39;ELEA 6001. </text><text start="1266.96" dur="6.66">Dal 1961 al 1965, il 6001 vendette 
circa cento unità a università </text><text start="1273.62" dur="4.92">e piccole imprese. Divenne uno strumento 
standard per i centri di programmazione universitari.</text><text start="1278.54" dur="1.44"># Sfide</text><text start="1279.98" dur="3.78">Nonostante questo successo, ELEA 
soffrì di molte sfide di prodotto.</text><text start="1284.84" dur="5.64">Prima di tutto, il software. Sin dall&amp;#39;inizio, 
lo sviluppo di ELEA si concentrò molto </text><text start="1290.48" dur="5.46">sugli aspetti hardware. Ha un certo senso. 
Olivetti iniziò con le macchine da scrivere e l&amp;#39;hardware.</text><text start="1296.96" dur="5.64">Per questo motivo, il team di sviluppo dell&amp;#39;ELEA 9003 
non dedicò risorse sufficienti al software, </text><text start="1302.6" dur="2.28">causando molti problemi in seguito.</text><text start="1305.54" dur="4.2">Il piccolo team di software trascorse la maggior parte 
del tempo a studiare linguaggi di alto livello, </text><text start="1309.74" dur="5.82">trascurando completamente il software applicativo. 
Questo fu lasciato ad un altro team di Olivetti, </text><text start="1315.56" dur="4.26">che si affrettò a produrre software per 
quello che il cliente aveva bisogno. Di conseguenza </text><text start="1319.82" dur="5.22">l&amp;#39;innovativa funzione di multiprogrammazione che 
ho menzionato prima non fu mai usata nella pratica.</text><text start="1326.24" dur="4.14">ELEA soffrì anche di un problema di liquidità. 
Seguendo le pratiche dell&amp;#39;IBM, </text><text start="1330.38" dur="4.86">questi computer non venivano venduti ma piuttosto 
affittati ai clienti. Sarebbe dovuto andare bene a </text><text start="1335.24" dur="5.94">lungo termine. Ma a breve termine, il ricavo 
non copriva i costi - un disallineamento temporale di liquidità.</text><text start="1342.08" dur="4.68">Questo problema fu aggravato dal fatto che 
gli sforzi di Olivetti nel campo dei computer erano interamente </text><text start="1346.76" dur="5.82">autofinanziati, senza alcun sostegno finanziario 
da parte del governo nazionale. In un&amp;#39;intervista Mario disse:</text><text start="1352.58" dur="4.92">&amp;quot;Attualmente, possiamo considerarci al 
livello [dei nostri concorrenti] da </text><text start="1357.5" dur="4.14">un punto di vista qualitativo. Tuttavia, 
gli altri ricevono un enorme aiuto da </text><text start="1361.64" dur="3.96">parte dello Stato. Gli Stati Uniti assegnano 
grandi somme per la ricerca elettronica, </text><text start="1365.6" dur="5.1">specialmente a fini militari. Anche la 
Gran Bretagna spende milioni di sterline.</text><text start="1370.7" dur="2.88">Lo sforzo di Olivetti è relativamente notevole, </text><text start="1373.58" dur="4.62">ma gli altri hanno un futuro più sicuro 
del nostro, essendo aiutati dallo Stato.&amp;quot;</text><text start="1378.98" dur="2.94">Questo problema diventò molto più serio per la divisione 
di computer di Olivetti quando l&amp;#39;azienda </text><text start="1381.92" dur="3.48">iniziò ad incontrare delle difficoltà.</text><text start="1385.4" dur="1.02"># Underwood</text><text start="1386.42" dur="5.34">Nell&amp;#39;ottobre 1959, Adriano acquistò uno dei 
suoi concorrenti americani: Underwood.</text><text start="1392.36" dur="5.16">Underwood era un produttore di macchine da scrivere 
fondato nel 1895. Era stata, una volta, un&amp;#39;azienda</text><text start="1397.52" dur="3.3">innovatrice, l&amp;#39;ispirazione originale 
per Camillo Olivetti quando visitò </text><text start="1400.82" dur="3.78">gli Stati Uniti negli anni &amp;#39;20.</text><text start="1405.32" dur="4.5">Ma l&amp;#39;azienda era caduta in rovina. I dirigenti
trascorsero anni a pagare un alto dividendo </text><text start="1409.82" dur="4.38">piuttosto che investire nel loro business,
lasciando le loro attrezzature decenni indietro.</text><text start="1414.8" dur="4.98">Permisero all&amp;#39;IBM e alla Remington Rand di superarli 
nel mercato delle macchine da scrivere elettroniche, </text><text start="1419.78" dur="6.9">rimanendo solo con un prodotto sovrapprezzato in un 
mercato delle macchine da scrivere manuali in declino.</text><text start="1426.68" dur="5.58">Incapaci di trovare un acquirente americano, alla fine accettarono 
l&amp;#39;offerta di Olivetti, vedendola come &amp;quot;manna dal cielo&amp;quot;.</text><text start="1432.98" dur="4.44">Con questo acquisto, Adriano voleva utilizzare 
la massiccia rete commerciale di Underwood </text><text start="1437.42" dur="4.86">per sfruttare il mercato americano.
Olivetti America e Underwood combinati avrebbero </text><text start="1442.28" dur="5.4">realizzato oltre 90 milioni di dollari di entrate nel 1959,
diventando un attore importante nel mercato.</text><text start="1449.12" dur="4.5">Il mercato domestico di Olivetti stava perdendo le protezioni
tariffarie a causa della Comunità Europea che si stava formando.</text><text start="1453.62" dur="5.22">La presa in carico della fabbrica americana di Underwood 
avrebbe dato un accesso maggiore agli Stati Uniti.</text><text start="1460.04" dur="3.96">Il suo team di gestione esaminò
i libri contabili e si preoccupò molto,</text><text start="1464" dur="4.08">ma Adriano credeva di poterli 
sistemare. Alla fine, Olivetti spese</text><text start="1468.08" dur="5.64">92 milioni di dollari - quasi un miliardo di dollari 
oggi - per acquistare il 69% della compagnia.</text><text start="1473.72" dur="1.32"># Tragedia</text><text start="1475.04" dur="3.9">Purtroppo, Adriano non ha potuto mantenere
la sua promessa di rilanciare Underwood.</text><text start="1478.94" dur="4.92">Il 27 febbraio 1960, solo pochi 
mesi dopo l&amp;#39;acquisizione di Underwood, </text><text start="1483.86" dur="5.04">morì per un apparente attacco di cuore in un 
treno in Svizzera. Aveva 58 anni.</text><text start="1489.86" dur="3">La sua morte fece deragliare il lavoro 
di integrazione di Underwood in Olivetti. </text><text start="1492.86" dur="4.86">Stava supervisionando una vendita di azioni 
per finanziare l&amp;#39;acquisizione e stava facendo piani </text><text start="1497.72" dur="3.6">per ridurre le 18 linee di prodotti
di Underwood a sole 3.</text><text start="1502.34" dur="6.54">Un anno dopo, nel novembre 1961, la tragedia colpì 
di nuovo. Mario Tchou morì in un incidente d&amp;#39;auto.</text><text start="1509.6" dur="4.44">Quella mattina si era messo in viaggio per una riunione 
sullo sviluppo del software a Ivrea - a due ore </text><text start="1514.04" dur="3.78">di auto di distanza. Viaggiava su una Buick Skylark
con il suo autista aziendale.</text><text start="1518.78" dur="4.08">A quanto pare gli piaceva molto quella macchina, 
dicendo scherzosamente al designer Sottsass:</text><text start="1522.86" dur="4.08">&amp;quot;Vedi, ora non ho più paura 
di andare da Milano a Ivrea.&amp;quot;</text><text start="1527.72" dur="5.46">La via più veloce è la Milano-Torino, 
all&amp;#39;epoca un&amp;#39;autostrada a tre corsie con una corsia </text><text start="1533.18" dur="4.92">di sorpasso condivisa. Questa corsia era chiamata 
&amp;quot;viale del suicidio&amp;quot; per i frequenti incidenti frontali.</text><text start="1539.36" dur="4.44">Un punto in cui si deve passare sopra un 
ponte ferroviario è particolarmente pericoloso, </text><text start="1543.8" dur="5.04">perché c&amp;#39;è poca visibilità. Un autista 
di 87 anni stava guidando un camion </text><text start="1548.84" dur="4.86">di 2-3 tonnellate e vide la Buick di Tchou arrivare 
contro di lui dopo aver sorpassato un altro camion. </text><text start="1553.7" dur="4.44">Il camion colpì la Buick frontalmente,
uccidendo sia Tchou che il suo autista.</text><text start="1558.8" dur="4.68">Mario Tchou aveva allora 37 anni, e 
lasciò dietro di sé una moglie e due figli.</text><text start="1563.48" dur="1.02"># Travagli e vendita</text><text start="1564.5" dur="4.08">Queste morti sono arrivate nel peggiore 
dei momenti possibili. Nei primi anni &amp;#39;60 </text><text start="1568.58" dur="4.92">la Olivetti era una società pesantemente indebitata 
che aveva disperatamente bisogno di una leadership stabile.</text><text start="1574.16" dur="6.72">I loro debiti bancari quasi quintuplicarono, 
passando da 7,6 milioni di dollari nel 1958 a 32,5 milioni </text><text start="1580.88" dur="5.04">di dollari alla fine del 1963. Molti di questi 
debiti erano detenuti da banche americane.</text><text start="1586.52" dur="4.38">Questo debito era quasi interamente dovuto 
al disastroso acquisto di Underwood. </text><text start="1590.9" dur="4.62">Il patrimonio netto della filiale 
era allora negativo di 8,6 milioni di dollari.</text><text start="1596.6" dur="5.16">Allo stesso tempo, le fortune dell&amp;#39;azienda sono state 
colpite sia da una forte recessione economica che da un </text><text start="1601.76" dur="5.22">aumento della concorrenza delle esportazioni giapponesi. 
I magazzini si riempirono di prodotti invenduti.</text><text start="1607.82" dur="2.58">Le azioni di Olivetti quotate in borsa precipitarono </text><text start="1611" dur="6.18">da 11.000 lire all&amp;#39;inizio del 1962 
a circa 1.500 lire nel marzo 1964.</text><text start="1617.72" dur="3.6">L&amp;#39;azienda cadde in difficoltà finanziarie 
e dovette essere salvata. </text><text start="1621.32" dur="4.26">Di conseguenza, la famiglia Olivetti 
perse il controllo dell&amp;#39;azienda</text><text start="1625.58" dur="4.02">a favore di un &amp;quot;Gruppo di Intervento&amp;quot; 
composto da Fiat, Pirelli e alcune banche.</text><text start="1630.2" dur="4.74">Il Gruppo disse alla direzione e alla famiglia Olivetti 
che l&amp;#39;azienda doveva o vendere Underwood </text><text start="1634.94" dur="6.3">o la divisione elettronica. La direzione 
riuscì a convincere le banche che potevano risolvere </text><text start="1641.24" dur="5.76">la situazione di Underwood chiudendo le filiali di vendita e 
sostituendole con una rete di agenti di vendita.</text><text start="1647.6" dur="5.22">Ciò lasciò la divisione elettronica. Con il 
governo italiano non interessato a un salvataggio, </text><text start="1652.82" dur="6">Olivetti vendette il 75% delle azioni della sua divisione 
informatica alla General Electric nel settembre 1964.</text><text start="1658.82" dur="6.36">Questa vendita avvenne un mese dopo che GE 
aveva acquistato l&amp;#39;azienda di computer francese Bull.</text><text start="1665.18" dur="1.5"># P101</text><text start="1666.68" dur="3.42">La divisione aveva altri prodotti in 
cantiere al momento della vendita.</text><text start="1670.1" dur="6.54">Tra questi il 9004, successore 
del 9003, e l&amp;#39;ELEA 4001: </text><text start="1676.64" dur="3.42">una calcolatrice di medie dimensioni. La maggior parte 
di questi è andata alla General Electric. </text><text start="1680.06" dur="3.84">Ma un piccolo team è rimasto 
con l&amp;#39;originale azienda Olivetti.</text><text start="1684.8" dur="6.06">Pier Giorgio Perotto aveva lavorato con
Mario Tchou sul primo progetto ELEA. Non voleva </text><text start="1690.86" dur="4.38">trasferirsi alla GE e Roberto Olivetti era
disposto a mantenerlo con alcuni altri.</text><text start="1695.24" dur="4.74">Perotto iniziò infine a lavorare 
su un progetto che gli venne in un sogno:</text><text start="1699.98" dur="4.08">&amp;quot;Ho sognato una macchina amichevole 
alla quale delegare le operazioni </text><text start="1704.06" dur="4.92">che producono fatica mentale e errore, una macchina 
che potrebbe apprendere docilmente e poi eseguire, </text><text start="1708.98" dur="5.4">che conserva dati e istruzioni semplici e intuitive, 
il cui uso era alla portata di tutti, </text><text start="1714.38" dur="5.46">economica e delle stesse dimensioni di altri 
dispositivi d&amp;#39;ufficio che la gente utilizza già.&amp;quot;</text><text start="1720.62" dur="5.52">A me sembra un Personal Computer. Utilizzando i nuovi 
transistor al silicio, una tecnologia di memoria </text><text start="1726.14" dur="6.36">a linea di ritardo più economica e una innovativa 
&amp;quot;carta di programma magnetica&amp;quot;, produssero la Programma 101.</text><text start="1733.04" dur="6.24">La P101 era una calcolatrice da tavolo programmabile 
simile al Wang 300 di Wang Labs.</text><text start="1739.28" dur="3.24">Poteva fare le quattro principali operazioni
matematiche, radici quadrate e altro.</text><text start="1743.12" dur="5.52">Si poteva caricare una carta di programma e farle 
eseguire operazioni sui dati in pochi secondi.</text><text start="1749.6" dur="4.92">Introdotta nell&amp;#39;ottobre 1965, un anno 
prima del Wang 300, ne sono state vendute </text><text start="1755.18" dur="4.92">oltre 44.000 unità negli Stati Uniti. La NASA
ne acquistò 10 e le utilizzò per la missione Apollo 11.</text><text start="1760.94" dur="4.98">Sfortunatamente, la direzione di Olivetti era impegnata 
a gestire l&amp;#39;impatto lavorativo del declino </text><text start="1765.92" dur="5.16">del settore meccanico e non poteva facilmente orientarsi 
verso questo nuovo business delle calcolatrici programmabili.</text><text start="1772.04" dur="4.8">Ci sono voluti altri 3 anni perché Olivetti 
rilasciasse un successore della P101:</text><text start="1776.84" dur="5.7">il calcolatore Logos 328 nel 1968. I nuovi 
prodotti impiegavano fino a cinque anni</text><text start="1782.54" dur="4.92">per essere sviluppati e rilasciati. Il boom svanì e 
Olivetti non è più stato rilevante da allora.</text><text start="1787.46" dur="1.44"># Conclusione</text><text start="1788.9" dur="3.9">Ho letto alcune teorie del complotto 
riguardo alle doppie tragedie di Olivetti che sostengono</text><text start="1793.64" dur="5.16">che Adriano Olivetti e Mario Tchou siano stati 
assassinati dagli americani per proteggere</text><text start="1798.8" dur="4.68">il monopolio informatico dell&amp;#39;IBM. C&amp;#39;è un libro chiamato
&amp;quot;Il Misterioso Affare Olivetti&amp;quot; che parla di questo.</text><text start="1804.56" dur="5.94">È difficile per me credere a questa teoria.
Non metto in dubbio che la CIA possa fare cose </text><text start="1810.5" dur="6.42">conspiratorie e malvagie, ma non è raro che un uomo 
di 58 anni muoia per un infarto. E l&amp;#39;incidente </text><text start="1816.92" dur="5.82">d&amp;#39;auto di Tchou è avvenuto su un tratto pericoloso 
dell&amp;#39;autostrada. A volte le cose sono proprio come appaiono.</text><text start="1823.7" dur="4.56">Attribuire la caduta della Olivetti a una qualche 
nefasta cospirazione americana svaluta le lezioni </text><text start="1828.26" dur="5.16">che si possono trarre dal suo declino. I problemi finanziari 
e il debito derivante dall&amp;#39;acquisizione di Underwood sono più che </text><text start="1833.42" dur="6.42">sufficienti a spiegarlo. Se Adriano credeva così tanto 
nel futuro dell&amp;#39;elettronica, perché ha speso così </text><text start="1839.84" dur="6.54">tanti soldi per un produttore di macchine da scrivere meccaniche 
in fallimento? Forse era accecato dalla nostalgia.</text><text start="1847.22" dur="4.56">E il successo nella divisione elettronica era tutt&amp;#39;altro 
che garantito, anche se entrambi fossero rimasti in vita.</text><text start="1851.78" dur="4.26">Le carenze di Olivetti nel software 
erano abbastanza serie. E l&amp;#39;Europa </text><text start="1856.04" dur="5.28">degli anni &amp;#39;60 era lontana dal essere pronta ad adottare 
l&amp;#39;informatica - figuriamoci l&amp;#39;informatica personale.</text><text start="1862.34" dur="4.26">La vera questione che mi pongo è:
perché il governo nazionale italiano </text><text start="1866.6" dur="5.16">non ha mosso un dito per salvare il loro produttore 
di computer di rilievo nazionale? Almeno la Francia </text><text start="1871.76" dur="4.62">ha lanciato il Plan Calcul dopo che GE 
ha rilevato il loro campione nazionale Bull.</text><text start="1877.28" dur="5.82">Cosa non vedeva il governo italiano nel 
potenziale di finanziare la loro IBM? </text><text start="1883.1" dur="4.86">È un vero peccato e porta a chiedersi cosa avrebbe 
potuto essere per Olivetti e per l&amp;#39;informatica italiana.</text></transcript>