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formazero_vivisezioneurbana9/... a suivre

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Uploaded by on Sep 25, 2007

Con questo progetto (realizzato su commissione di cecilia canziani e louise garrett per il simposio "hospitality. space, travel and translation", maggio-ottobre 2006) formazero ha lavorato insistendo, da un lato, sul sistema di stereotipi che segnano il turismo in generale e il turismo a roma in particolare, dall'altro sugli itinerari individuali come costruzione quotidiana di nuove e parallele "formae urbis".
Il punto di partenza che abbiamo scelto per la nostra "deriva", Largo Argentina, non è ovviamente una scelta casuale.
Questo luogo di roma rappresenta una metafora di notevole forza ed uno dei modi migliori per comprenderne a catena le distonie e le contraddizioni.
Largo Argentina è un nodo fondamentale della città. In questo punto si incontrano
e scontrano tutti i tipi di "uso" ed interpretazione del suo spazio. E' un luogo stratificato in tutte le direzioni, e tutto ciò è perfettamente "visualizzato" dalla sua stessa forma. E' una piazza sia dal punto di vista planimetrico che simbolico ma è allo stesso tempo un puro luogo di transito (e di un transito relativamente veloce). Il suo centro (che geometricamente
potrebbe anche essere il centro del "cerchio urbano") è un autentico buco precluso all'uso
ed è oggetto di puro voyeurismo (quintessenza del turismo moderno). Per il resto è costituita da
importanti snodi di traffico (due arterie fondamentali di attraversamento viario, numerose fermate d'autobus, un capolinea di tram, un punto di raccolta di taxi) e da ampi e congestionati marciapiedi che su ogni lato svolgono a fatica il vero compito di aggregazione sociale, conducendo sostanzialmente a due altre piazze: La Feltrinelli (di giorno) e il Teatro Argentina (di sera). La posizione della piazza è quindi assolutamente cardinale per raggiungere qualsiasi destinazione del centro storico "turistico"
(Piazza Venezia, Colosseo, Pantheon, Piazza Navona, Campo de' Fiori, Cancelleria, Castel Sant'Angelo, Vaticano... per citarne solo alcuni) ma anche "domestico" (Ministeri e sedi istituzionali, importanti istituti e studi professionali privati, botteghe di artigiani, negozi...).
Insomma, i mille itinerari che percorrono la città passano prevalentemente da qui e sia la composizione sociale che la mission di chi usa questo luogo (e insieme non-luogo) è di un'eterogeneità difficilmente rintracciabile altrove.

Perché questa performance? In parte ve lo lasciamo ipotizzare, in parte
è per costruire una forma, un modello di negazione parodistica delle pratica d'uso e di percezione dello spazio urbano. La nostra azione è una sintesi tra l'uso nevrotico e distratto di chi vive quotidianamente la città e la pratica altrettanto nevrotica del tour de force che caratterizza l'uso turistico dei medesimi luoghi. A dispetto di qualsiasi intenzione politica la peculiarità di Roma è il non essere un
"oggetto in vetrina", pur essendo una delle mete più ambite del turismo di massa. L'unicità di questa città -- che va rivendicata e difesa -- risiede proprio nella stratificazione (oltre che spazio-temporale) di itinerari e motivazioni e nella multireferenzialità che singoli luoghi assumono rispetto a questi usi. Abbiamo quindi deciso di sottrarre ai partecipanti dell'azione lo splendido scenario della città eterna, o quantomeno di forzarne la percezione attraverso l'imposizione di un serrato protocollo di azioni. Abbiamo fatto in modo di impedire ai nostri esecutori qualsiasi tipo di scelta, privandoli della libertà di movimento tra le sue splendide vie (ciò che la routine quotidiana impedisce agli abitanti) e allo stesso tempo estremizzando la ritualità del gesto fotografico e dell'orientamento (epicentro rituale dell'ospite vacanziero).
A partire da questa riflessione abbiamo strutturato l'azione basandoci sul principio del pedinamento.
In questo caso la scelta casuale di una persona che attraversa in un dato momento un dato luogo (e in particolare il luogo preso in esame) è un modo di agganciare e tentare di rintracciare senso in un frammento di percorso, di scoprire la città nella città che ognuno noi disegna con i propri itinerari ordinari o straordinari.

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