Carmelo Bene - Canto Notturno di un Pastore Errante dell'Asia

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Uploaded by on Apr 27, 2010

Dalla raccolta Voce dei Canti di Giacomo Leopardi:

***

Canto Notturno di un Pastore Errante dell'Asia

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
La vita del pastore.
Sorge in sul primo albore;
Move le greggia oltre pel campo, e vede
Greggi, fontane ed erbe;
Poi stanco si riposa in su la sera:
Altro mai non ispera.
Dimmi, o luna: a che vale
Al pastor la sua vita,
La vostra vita a voi? dimmi: ove tende
Questo vagar mio breve,
Il tuo corso immortale?

Vecchierel bianco, infermo,
Mezzo vestito e scalzo,
Con gravissimo fascio in su le spalle,
Per montagna e per valle,
Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
Al vento, alla tempesta, e quando avvampa
L'ora, e quando poi gela,
Corre via, corre, anela,
Varca torrenti e stagni,
Cade, risorge, e più e più s'affretta,
Senza posa o ristoro,
Lacero, sanguinoso; infin ch'arriva
Colà dove la via
E dove il tanto affaticar fu volto:
Abisso orrido, immenso,
Ov'ei precipitando, il tutto obblia.
Vergine luna, tale
È la vita mortale.

Nasce l'uomo a fatica,
Ed è rischio di morte il nascimento
Prova pena e tormento
Per prima cosa; e in sul principio stesso
La madre e il genitore
Il prende a consolare dell'esser nato.
Poi che crescendo viene,
L'uno e l'altro il sostiene, e via pur sempre
Con atti e con parole
Studiasi fargli core,
E consolarlo dell'umano stato:
Altro ufficio più grato
Non si fa da parenti alla lor prole.
Ma perché dare al sole,
Perché reggere in vita
Chi poi di quella consolar convenga?
Se la vita è sventura,
Perché da noi si dura?
Intatta luna, tale
È lo stato mortale.
Ma tu mortal non sei,
E forse del mio dir poco ti cale.

Pur tu, solinga, eterna peregrina,
Che sì pensosa sei, tu forse intendi,
Questo viver terreno,
Il patir nostro, il sospirar, che sia;
Che sia questo morir, questo supremo
Scolorar del sembiante,
E perir della terra, e venir meno
Ad ogni usata, amante compagnia.
E tu certo comprendi
Il perché delle cose, e vedi il frutto
Del mattin, della sera,
Del tacito, infinito andar del tempo.
Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
Rida la primavera,
A chi giovi l'ardore, e che procacci
Il verno co' suoi ghiacci.
Mille cose sai tu, mille discopri,
Che son celate al semplice pastore.
Spesso quand'io ti miro
Star così muta in sul deserto piano,
Che, in suo giro lontano, al ciel confina;
Ovver con la mia greggia
Seguirmi viaggiando a mano a mano;
E quando miro in ciel arder le stelle;
Dico fra me pensando:
A che tante facelle?
Che fa l'aria infinita, e quel profondo
Infinito seren? che vuol dir questa
Solitudine immensa? ed io che sono?
Così meco ragiono: e della stanza
Smisurata e superba,
E dell'innumerabile famiglia;
Poi di tanto adoprar, di tanti moti
D'ogni celeste, ogni terrena cosa,
Girando senza posa,
Per tornar sempre là donde son mosse;
Uso alcuno, Alcun frutto
Indovinar non so. Ma tu per certo,
Giovinetta immortal, conosci il tutto.
Questo io conosco e sento,
Che degli eterni giri
Che dell'esser mio frale,
Qualche bene o contento
Avrà fors'altri; a me la vita è male.

O greggia mia che posi, oh te beata
Che la miseria tua, credo, non sai!
Quanta invidia ti porto!
Non sol perché d'affanno
Quasi libera vai;
Ch'ogni stento, ogni danno,
Ogni estremo timor subito scordi;
Ma più perché giammai tedio non provi.
Quando tu siedi all'ombra, sovra l'erbe,
Tu se' queta e contenta;
E gran parte dell'anno
Senza noia consumi in quello stato
Ed io pur seggo sovra l'erbe, all'ombra,
E un fastidio m'ingombra
la mente, ed uno spron quasi mi punge
Sì che, sedendo, più che mai son lunge
Da trovar pace o loco.
E pur nulla non bramo,
E non ho fino a qui cagion di pianto.
Quel che tu goda, o quanto,
Non so già dir; ma fortunata sei.
Ed io godo ancor poco,
O greggia mia, né di ciò sol mi lagno.
Se tu parlar sapessi, io chiederei:
Dimmi: perché giacendo
A bell'agio, ozioso,
S'appaga ogni animale;
Me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale?

Forse s'avvess'io l'ale
Da volar su le nubi,
E noverar le stelle ad una ad una,
O come il tuono errar di giogo in giogo,
Più felice sarei, dolce mia grerggia,
Più felice sarei, candida luna.
O forse erra dal vero,
Mirando l'altrui sorte, il mio pensiero:
Forse in qual forma, in quale
Stato che sia, dentro covile o cuna,
È funesto a chi nasce il dì natale.

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  • Pessima, Bene non ha idea di quel che legge.

  • @Efilzeo Tutto si può dire di Bene, ma non che non avesse idea del sentire leopardiano. Tutti i suoi lavori trasudano del pathos di Leopardi. Nemmeno io sono un grande amante delle letture di poesie di Bene, ma in questo caso è molto più consono rispetto a letture declamate da divina commedia.

  • @esdenkt Per quel che affermi mi affido alla tua parola poiché disconosco la conoscenza che Bene ha di Leopardi. Tuttavia è inconfutabile la sua pessima esplicazione, e a me vien difficile credere che una persona che conosca e capisca le parole di Leopardi possa recitarle a questo modo, a me pare – ancor una volta – un puro esibizionista del tutto inconsistente, e che dunque non potrebbe permettersi tale esibizionismo. Per non parlare del suo "infinito", risibile ad esser dispendiosi.

  • @Efilzeo L'infinito in effetti non è all'altezza, ma poesie come A Se Stesso, Ad Arimane, il Canto Notturno, il Passero Solitario vengono lette con una aderenza della voce al pathos della poesia che non trovi in altri. In qualche modo l'Infinito è diversa da quasi tutte le poesie di Leopardi, e per questo è anche meno nelle corde di Bene (che condivide col poeta soprattutto i toni decadentemente lirici, i sussurri dei desiderata che muoiono sulle labbra, il trionfo del silenzio dietro l'angolo).

  • @esdenkt No, permettimi ma sbagli. L'infinito recitato da Bene non può definirsi "non all'altezza", è pessimo, è incorretto sotto ogni punto di vista, lì Bene non ha idea di quel che legge, e non ha idea di quel che Leopardi disse. Fa il vocione su delle parole che non si dovrebbero neanche leggere per la minutezza con la quale le sentì Leopardi, e se proprio le si deve leggere, andrebbero tuttalpiù sussurrate con voce tremante. Lo stesso discorso vale per questo video, è PESSIMO, è un INSULTO.

  • @Efilzeo Ripeto, sull'infinito ti posso dar ragione, ma qui non mi pare, anzi, mi sembra che la dinamica della voce è molto aderente. Alterna la dolcezza iniziale con le domande infinite, l'orrore del vecchierello, lo sconforto successivo che evolve a poco a poco nella serena disperazione della riflessione filosofica, e poi il finale, in cui prima accenna un languore ("avvess'io l'ale") e poi subito lo ribalta nella più cruda delle frasi, che ormai è un sussuro che trabocca solo nel silenzio.

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  • No, ti prego! Orribile. Grottesco. Non Bene che legge Leopardi, ma Bene che legge Bene, direi.

  • Credo un bell'equivoco di fondo. Eppure qualcuno ha suggerito come godere di Bene. Trovo alcuni giudizi e pareri fuori linea nonostante siano espressi da persone preparate ed istruite. Le chiavi di lettura per apprezzare il lavoro di Bene sono da ricercare, studiare e purtroppo non sempre si riesce a maturarle. In linea di massima anche i pareri più irriverenti sono appropriati ma a ciò, per quanto "mi" riguarda corrisponderebbe un'errata fruizione del lavoro di Bene.

  • @ControTV Prosegui nel dare dei giudizi senza alcuna possibilità di farlo, non conoscendo il campo che valuti [la mia lettura degli autori]. Questo non dà molto credito alla tua veridicità né aggiunge nessun valore alle tue "critiche", che non essendo supportate da alcun tipo di argomenticazione si limitano a dei meri sbuffi.

    Ne segue che in quest'intero scambio di commenti non hai aggiunto nulla a quanto detto precedentemente, complimenti.

    Saluti

  • haha ma ti ho già detto che non posso farti ripetizioni di filosofia sul tubo!! se vuoi saperlo sto per prendere il Dottorato in Filosofia all'istituto superiore di Macerata, e so quello che scrivo..comunque, a parte tutto, non voglio litigare con te..ho visto che hai solo 21 anni..leggi pian piano gli autori consigliati (anche quelli che dici di aver letto, perchè è chiaro che non gli hai capiti), e dopo cerca di avvicinarti con umiltà alla straordinaria esperienza artistica di CB. Ciao!

  • @ControTV Schopenhauer, Nietzsche, Cioran e parte di Deleuze li ho già letti, e non hanno nulla a che vedere col discorso. In più: 1) se non sei in grado di sostenere la tua ipotetica tesi in questo spazio non ha alcun senso da parte tua proporla 2) saper citare dei nomi così a caso denota una tua particolare scarsità in originalità e capacità di sintesi.

    Io ho già portato, supportato e dimostrato le mie affermazioni, tu no, mai; quando sarai in grado di discutere torna pure.

    Saluti

  • ma 2° te posso spiegarti tali autori in 500 parole??..posso darti qualche traccia: in "La scrittura e la differenza" di Derrida trovi il concetto di Ductus, l'arte nn è creazione ma creare; in Schopenhauer, Nietzsche, Cioran, Lacan scoprirai che il pensiero è a sua volta pensato da un non-io; in Deleuze la differenza tra rappresentazione e raffigurazione..poi vedi i "4 momenti" di Bene, li trovi sul Tubo purtroppo nn integrali. Dopo tutto questo comincierai, forse, a capire qualcosina...

  • @DaveDanuve Interessante confutazione.

  • @ControTV Li conosco, e citare nomi alla rinfusa non aiuta in alcun modo la tua tesi, sempre che essa esista. Se c'è e sai sostenerla, sono pronto ad ascoltarla. Non ho voglia di perder tempo.

  • @Efilzeo Ho letto i commenti. Le tue osservazioni sono di una mediocrità sconfortante, perfettamente in linea con la massa informe di millantattori-opinionisti che mai hanno letto una pagina sul lavoro di Carmelo Bene. Che pena. Ti chiederei cortesemente di lasciar perdere e di continuare ad occuparti di GIORGIO GABER e GUCCINI.

  • pertanto dai tuoi commenti leggo che sei totalmente fuori strada, in quanto credi che Bene stia "recitando" (ed è ovvio che recita male), cioè non hai colto la rivoluzione beniana, ovvero il passaggio dall'attore alla macchina attoriale. Magari chiediti perchè il più importante psicanalista del Novecento, Lacan, il più importante filosofo, Deleuze ("il nostro è il secolo deleuziano" disse Foucault), e poi anche Klossowski, hanno SCRITTO dei saggi su Bene. Magari leggili, prima di parlare.

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