Lapierre racconta ottant'anni di vita come giornalista, scrittore, benefattore: da Nobel

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Uploaded by on May 6, 2011

A settembre 2011, per i tipi de "Il Saggiatore", ritorneranno in libreria tutti i suoi lavori: da "Parigi Brucia", a "Gerusalemme Gerusalemme" a "C'era una volta l'Urss" a tanti altri. Dominique Lapierre, ottant'anni a luglio prossimo, francese, è uno dei più grandi giornalisti internazionali, famoso, nella sua prima vita, per le inchieste su "Paris Match". Nell'ampia intervista concessa al giornalista Luigi Ferraiuolo (l.ferraiuolo@tv2000.it) per La Compagnia del Libro (http://www.lacompagniadellibro.tv2000.it) di Tv2000, nel salotto dell'Hotel Locarno, a Roma, mentre dalla Spagna volava in India, si racconta come giornalista, come scrittore e -- seppur con molta discrezione -- come sostenitore di tante opere benefiche. Nella sua seconda vita è divenuto un saggista di fama internazionale con lavori appassionati come "La Città della Gioia", sulle bidonville di Calcutta; e "Un Arcobaleno nella notte", dedicato all'indipendenza del Sud Africa. Nella terza vita, infine, è divenuto un benefattore dell'umanità, grazie a tutte le opere di solidarietà che ha aperto in India, Africa, soprattutto del Sud; e America Latina. Una scelta in cui -- come racconta lo stesso Lapierre -- ha un ruolo fondamentale l'incontro con madre Teresa di Calcutta, che lo spronò non solo a scrivere e a denunciare le malefatte dei potenti, ma a cercare di cambiare il destino degli uomini. Da allora, dall'età di cinquant'anni, Lapierre si è gettato a capofitto in quest'altra avventura. Senza dimenticare però di raccontare al mondo intero i tanti mondi che incontra. E i suoi libri sono diventati ancora più belli e appassionati. Non è un caso che le tante opere di carità che ha aperto siano finanziate con i suoi diritti d'autore e i contributi che gli giungono da ogni parte del mondo. Lapierre destina in media circa due milioni di euro, di cui oltre i due terzi sono diritti d'autore, alle opere benefiche che ha realizzato nei vari continenti. Un lavoro nascosto e discretto, lontano dai riflettori, ma forte e concreto che meriterebbe un Nobel per la Pace.

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