Uploaded by galantecarlo on Sep 26, 2010
La Basilica di Santa Croce, una delle più alte espressioni del gotico in Italia, è opera, probabilmente, di Arnolfo di Cambio che vi avrebbe lavorato a partire dal 1294-1295. La chiesa venne terminata circa 90 anni dopo ma fu consacrata solo nel 1443.
La facciata odierna fu realizzata tra il 1853 e il 1863, ad opera dell'architetto Niccolò Matas. L'interno di Santa Croce è apparentemente semplice e altamente monumentale al tempo stesso, con tre navate divise da due file di grandi pilastri a base ottagonale. La grandiosa navata centrale (m. 115,43x38,23) segna una tappa fondamentale nel percorso artistico e ingegneristico che condurrà alla navata di Santa Maria del Fiore. I muri sottilissimi, sostenuti da archi a sesto acuto su pilastri ottagonali, richiamano le basiliche paleocristiane di Roma dove Arnolfo lavorò a lungo, ma la scala è infinitamente più grande e i problemi strutturali costituirono una vera e propria sfida alle capacità tecniche del tempo. Il soffitto a capriate, ingannevolmente "francescano", richiese un complicato congegno strutturale data l'enorme luce libera e il peso che rischiava di soverchiare le sottili murature.
La basilica custodisce innumerevoli tombe. Solo sul pavimento sono disseminate 276 lastre di marmo con rilievi e stemmi intarsiati e molti monumenti funebri si trovano sulle pareti tra gli altari vasariani. Sebbene la basilica fosse stata usata come luogo di sepoltura di molti personaggi illustri, al pari di molte altre chiese, è solo nell'Ottocento che diventò un vero e proprio "pantheon" di personaggi celebri legati all'arte, alla musica e alla letteratura. Nel 1871 infatti veniva qui sepolto con una affollatissima cerimonia pubblica Ugo Foscolo, morto nel 1827 in Inghilterra. Dopo questo episodio iniziarono ad arrivare altre salme di celebrità decedute anche molti anni prima, come Gioacchino Rossini nel 1887, Leon Battista Alberti, Vittorio Alfieri, ecc., per i quali i migliori scultori dell'epoca realizzarono i monumenti che ancora si allineano nella navata. Anche per Dante fu approntato un grande sepolcro, ma la città di Ravenna si rifiutò strenuamente di consegnare le spoglie del poeta morto in esilio. La tomba più famosa è forse quella di Michelangelo, tra il primo e il secondo altare della navata destra, progettata dal Vasari. Proseguendo lungo la stessa navata, troviamo il cenotafio di Dante, il monumento funebre a Vittorio Alfieri di Antonio Canova, il monumento a Niccolò Machiavelli e, poco dopo, l'edicola con l'Annunciazione Cavalcanti di Donatello (1435 circa), capolavoro in pietra serena con dorature, realizzata con una tecnica inconsueta. All'inizio della navata sinistra, dopo il primo altare, è sepolto Galileo Galilei.
Importanti sono,tra gli altri, gli affreschi nelle due cappelle a destra dell'altare maggiore, la Cappella Peruzzi e la Cappella Bardi, entrambe decorate da Giotto tra il 1320 e il 1325. Uscendo dalla testa del transetto destro si passa dal portale disegnato da Michelozzo, architetto prediletto della famiglia Medici, e si giunge all'androne del Noviziato, che porta alla Sagrestia ed alla Cappella Medici.
Sul lato destro della facciata della Basilica si trova il chiostro trecentesco che introduce alla Cappella Pazzi, capolavoro di Filippo Brunelleschi e di tutta l'architettura rinascimentale. Il percorso espositivo prosegue nei locali del refettorio trecentesco dove sono posti importanti esempi di arte sacra tra i quali spicca il Crocifisso di Cimabue, una delle opere d'arte più importanti di tutti tempi, chiave nel passaggio dalla pittura bizantina a quella moderna, purtroppo diventato tristemente famoso come simbolo della distruzione causata dall'alluvione del 1966; nonostante il restauro la superficie pittorica è andata in gran parte perduta. La parete ovest del refettorio è dominata dalla grande serie di affreschi (1333) di Taddeo Gaddi, che la ricoprono interamente. Lo schema delle decorazioni diventerà tipico per i cenacoli conventuali, con una Crocifissione, qui rappresentata come Albero della Vita, contornata da alcune scene fra le quali spicca l'Ultima cena in basso, primo prototipo dei cenacoli fiorentini che andranno a decorare i refettori dei più prestigiosi conventi e monasteri della città.
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