Uploaded by lidiadumitriu on Jan 27, 2010
"...Quello stesso giorno raggiunse, in serata, una grande città, e si rallegrò, poiché desiderava ardentemente trovarsi fra gli uomini. A lungo era vissuto nei boschi, e la capanna di paglia del barcaiolo, in cui aveva dormito quella notte, era stata, dopo molto tempo, il primo tetto che si trovasse ad avere sul capo.
All'ingresso della città, presso un bel boschetto cintato, s'imbatté nel pellegrino una piccola schiera di
servitori carichi di ceste. In mezzo a loro, in un'adorna lettiga portata da quattro persone, se-deva su cuscini rossi, sotto un parasole variopinto, una signora, la padrona. Siddharta si fermò presso l'ingresso del giardino e contemplò la sfilata del corteo, guardò i servi, le ancelle, guardò la lettiga e vide nella lettiga la dama. Sotto neri capelli acconciati a guisa di torre egli vide un volto luminoso, molto tenero, molto vivace, una bocca rossa come un fico appena spezzato, sopracciglia curate e dipinte in alto arco, occhi neri intelligenti e vivaci, collo fragile e sottile che emergeva dal corpetto verde e oro; le candide mani riposavano lunghe e strette, con larghi cerchi d'oro ai polsi.
Siddharta vide quanto fosse bella, e rise il suo cuore. S'inchinò profondamente quando la lettiga s'avvicinò, e rialzandosi spiò nel caro volto lumino-so, lesse per un istante nei vividi occhi sotto l'alto arco
delle sopracciglia, respirò una ventata di pro-fumo ignoto. Sorridendo accennò un saluto la bella donna, per un attimo, quindi sparì nel boschetto, e dietro a lei i servi.
Così mi accosto a questa città, pensò Siddharta, sotto un dolce presagio. Avrebbe avuto voglia di entrare subito in quel giardino, ma si trattenne, e solo allora si rese conto del modo con cui servitori e ancelle
l'avevano considerato all'ingresso, con quanto disprezzo, con quanta diffidenza, con quanta repulsione.
Sono ancora un Samana, pensò, ancor sempre un eremita e un mendicante. Non posso rimanere in
questo stato; non così posso pretendere di entrare nel giardino. E rise.
Dalla prima persona in cui s'imbatté per strada s'informò del giardino e del nome di quella donna, e
apprese che quello era il giardino di Kamala, la celebre cortigiana, e che oltre a quel boschetto ella possedeva una casa in città.
Allora egli entrò in città. Adesso aveva uno scopo. Perseguendo questo scopo si lasciò inghiottire dalla città, s'immerse nella corrente delle strade, si fermò nelle piazze, riposò sui gradini di pietra in riva al
fiume. Verso sera strinse amicizia con un garzone barbiere che aveva visto lavorare nell'ombra di un portico e poi aveva ritrovato, intento alla preghiera, in un tempio di Visnù. Gli raccontò le storie di Visnù e di Lakschmi, poi passò la notte dormendo presso le barche ormeggiate in riva al fiume e di buon mattino, prima che i primi clienti entrassero nella bottega, si fece radere la barba e tagliare i capelli dal garzone barbiere, nonché pettinare la chioma e ungere di essenze profumate. Poi andò a bagnarsi nel fiume.
Nel tardo pomeriggio, quando la bella Kamala giungeva in lettiga al suo boschetto, Siddharta stava all'ingresso, s'inchinò e ricevette il saluto della cortigiana. Ma all'ultimo dei servi che sfilavano in corteo
egli fece un cenno e ordinò di annunciare alla signora che un giovane Brahmino desiderava parlarle.
Dopo un poco ritornò il servo, lo invitò a seguirlo, lo condusse silenziosamente in un padiglione dove
Kamala riposava su di un divano, e lo lasciò solo con lei.
«Non sei tu ch'eri là fuori già ieri e che m'hai salutata? » chiese Kamala.
«Certo: ti ho già vista ieri e ti ho salutata ».
«Ma ieri non avevi la barba, e i capelli lunghi e impolverati? ».
«Bene hai osservato, nulla è sfuggito al tuo sguardo. Tu hai visto Siddharta, il figlio del Brahmino,
che ha abbandonato casa sua per diventare un Samana e per tre anni è stato veramente un Samana. Ma ora ho abbandonato quella strada, e venni in questa città, e la prima in cui m'imbattei, allo ingresso di questa città, fosti tu. Per dirti questo sono venuto, o Kamala! Tu sei la prima donna a cui Siddharta parli altrimenti che con occhi bassi. Mai più voglio abbassare gli occhi, quando una bella donna mi sta di fronte »..." Tratto da: "Siddharta...Hermann Hesse"
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Io mi chiamo Kamala, grazie per aver postato questo bellissimo video.
« Tu sei come me, sei diversa dalla maggior parte delle altre persone. Tu sei Kamala, e nient'altro, e in te c'è un silenzio, un riparo nel quale puoi rifugiarti in ogni momento e rimanervi a tuo agio; anche a me succede così. Ma poche persone posseggono questa dote, sebbene tutti potrebbero averla>>
MsSuperKam 10 months ago
SIDDHARTA E IL VIANDANTE PENSATORE
Un giorno mentre SIDDHARTA meditava sotto al solito fico ...gli si avvicino un viandante che stava cercando la via dell'ILLUMINAZIONE. Si misero a parlare del più e del meno come due vecchi amici quando SIDDHARTA gli chiese: “ Qual'è la mancanza più grave per l'uomo?” E il VIANDANTE PENSATORE così rispose:
“E' GRAVE MORIRE SENZA AVER CAPITO LA VITA
E' DRAMMATICO VIVERE SENZA AVER CAPITO LA MORTE!”
apocalissealbertino 10 months ago
bellissimo!!! il mio libro preferito!!!!
tutmosi81 1 year ago