La Comunicazione Massmediale nell'Epidemia Alzheimer (I.S.S. 25-09-2008)

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Uploaded by on May 10, 2011

Relazione presentata all'Istituto Superiore di Sanità il 25/09/2008
http://www.luigimichetti.eu/massmediale.htm
"La Comunicazione Massmediale nell'Epidemia Alzheimer" (oservatorio dei Mass Media italiani per l'arco di tempo che va dal luglio 2007 al giugno 2008)

RELAZIONE

Questa ricerca vuole esaminare la modalità con cui i Mass Media si occupano di un'emergenza socio sanitaria come quella dell'Epidemia Alzheimer, verificarne il ruolo, la funzione.

Campo di indagine e metodologia
Ciò è stato fatto attraverso l'osservazione di un campione di prodotti dell'informazione italiana, senza analizzarli singolarmente, ma individuando principalmente il taglio dell'articolo o del prodotto audiovisivo, per poi riflettere sul tipo di approccio che i Mass Media hanno in maggior parte adottato nei confronti della Demenza Senile e dell'Alzheimer. L'uso di internet è stato fondamentale per l'acquisizione dei materiali utilizzati. Le ricerche sono state effettuate per l'arco di tempo di un anno, che va dal luglio 2007 al giugno 2008.

Conclusione
La sensazione che si è avuta nel realizzare questa ricerca è quella di una dimensione comunicativa molto complessa, per la quale è vero che non si può dire che dell'Alzheimer si parla poco, ma è altrettanto vero che ai destinatari di questi articoli e dei servizi audiovisivi non può non essere ingenerata confusione, poiché il principale messaggio è dato dall'ansia dell'aspettativa per la cura ed il vaccino, che non poche volte ha provocato illusioni. In un contesto comunicativo come quello italiano, osservare quale sia il rapporto tra il sistema dell'informazione e la realtà della Demenza Senile vuol dire, soprattutto, muoversi in un ambito estremamente problematico, che vede: un panorama bloccato su posizioni di forte controllo dei canali comunicativi; un sistema che privilegia l'elemento spettacolare e sensazionalistico, tarato sulla frequenza dell'emotività, che pone forti accenti alla dimensione estetizzante, più che a quella etica. È proprio la dimensione etica, quella che può restituirci una reale comunicazione umana. Se l'etica della comunicazione entrasse di più nella pratica quotidiana dei professionisti dell'informazione, sicuramente avremmo un sistema comunicativo orientato di più verso i bisogni delle persone. Secondo Karl Otto Apel, teorico e fondatore dell'Etica della Comunicazione: "se i media soddisfano bene il loro compito, e cioè: se non vi e' alcuna manipolazione, alcuna deformazione o blocco di informazioni a causa di interessi di parte, sussiste oggi una possibilità assolutamente inedita. Quella di tenere continuamente informata, su quel che accade, un'opinione pubblica mondiale che si interroga criticamente"[1].

Quella di comunicare, o meglio compartecipare[2] (traduzione letterale dell'accezione tedesca) è un'azione di cui sente il bisogno soprattutto chi è coinvolto nel problema. Il malato di Alzheimer ed il suo familiare, dal punto di vista comunicativo, alla loro richiesta di aiuto hanno bisogno soprattutto di una risposta sociale, e non di una informazione che non entra e non vuole entrare nel problema complessivo dell'Epidemia Alzheimer.

[1] Intervista a Karl Otto Apel di Vincenzo Moreno "Etica della Comunicazione", 24 aprile 1991, Napoli Vivarium

[2] Adriano Fabris (a cura di), Guida alle etiche della comunicazione, Edizioni ETS, 2004, pag. 15

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