«Il 23 novembre del 1980
io avevo appena 4 anni quindi i ricordi
che ho sono come dei fotogrammi
di una pellicola logora, sono
flash, istantanee emozionali che
poi vanno a miscelarsi con i racconti
di chi, allora, era adulto. Ricordo
bene che mi trovavo a casa dei miei
nonni materni a Frigento (i miei genitori
sono di lì, ma abbiamo sempre
vissuto a Pomigliano dArco). Ricordo
un boato improvviso, le mattonelle
che si gonfiavano come se
bollissero, le pareti che sembravano
stringersi addosso, ricordo bene mia
nonna che si raggomitolava su di me
per proteggermi, mia madre che mi
chiamava, il rumore che sembrava
non finisse mai e poi, dimprovviso,
il silenzio. Mi hanno raccontato delle
scosse di assestamento, mentre
io ricordo bene il freddo di quella sera
passata in macchina (la casa aveva
retto ma decidemmo di dormire
fuori) e il battito dei miei denti che
non riuscivo a fermare se non con le
carezze di mia madre. Ricordo poi la
mia ingenua curiosità dei giorni successivi
nel vedere quelle case diroccate
e le persone che accendevano
fuochi improvvisati per passare
le giornate alladdiaccio, fine
quando con i miei non siamo tornati
a Pomigliano».
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