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Uploaded by on Oct 31, 2010

nei tunnel di Gaza [HQ]
di Franco Ceccarelli (video)
11:10
Il giorno che Claudio Pagliara, corrispondente della sede RAI da Gerusalemme, mi ha annunciato di aver proposto alla redazione di TV7, un reportage sui tunnel usati per il contrabbando, che collegano l'Egitto a Gaza, ho aderito al progetto con entusiasmo.
Si sarebbe trattato di un'esclusiva per la televisione italiana e per me, nello specifico, la possibilità di riportare in primo piano -- attraverso le immagini -- il reportage nella televisione italiana.
Mi faceva piacere tornare a Gaza dopo i bombardamenti di un anno prima, un'occasione per rivedere quella realtà, verificarla nuovamente dopo averla filmata in molte altre occasioni.
Questa volta poter filmare dentro un tunnel, e in generale in un'area dove ce ne sono circa 600, attivi 24 ore su 24, attraverso i quali vengono importate merci d'ogni genere, soddisfaceva più di una curiosità. Un'occasione più unica che rara. Una buona storia, che si sarebbe potuta realizzare solo dopo aver preso contatto con Lana Shaheen, la producer della RAI a Gaza.
La sera precedente alla partenza viene lanciato un razzo qassam su Sderot, la cittadina israeliana situata a un chilometro dal confine con Gaza.
La risposta israeliana, di solito non si fa attendere molto e, di regola, si abbatte direttamente sui tunnel nel giro di poche ore.
Infatti la notte stessa arrivano gli F16 israeliani e bombardano tutta l'area distruggendo anche alcuni tunnel.
Nella solitudine della notte l'inquietudine per il pericolo che correremo si fa sentire. Poi, però, il desiderio di poter testimoniare con la telecamera gli eventi prende il sopravvento, assieme il sonno che ora si fa più profondo.
La mattina presto si arriva a Gaza e con Lana si decide di anticipare i tempi delle riprese per evitare un possibile altro attacco dell'aviazione israeliana nel pomeriggio.
Si va a filmare il tunnel.
Arrivando a Salah El din Gate, nella periferia di Al Barazil a Rafah, il confine tra l'Egitto e Gaza, troviamo ad aspettarci sul posto i nostri contatti, che ci accompagnano nella zona dei tunnel.

Comincio a riprendere la scena, anche se con molta discrezione.

L'ingresso del tunnel è sotto un tendone, in mezzo ad altre tende che nascondono altri passaggi.
Fuori, cumuli di terra scavata giorno e notte da giovani sui vent'anni, con turni di 12 ore ciascuno.
Diamo così corso alle interviste con i "diggers", gli scavatori.
Sotto la tenda la polvere è ovunque. Un olezzo di benzina e sudore arriva alle narici seccandomi la gola. Protetta la telecamera dalla polvere, ora devo alzare anche un fazzoletto a coprirmi naso e bocca.
All'improvviso entrano uomini di hamas e mi intimano di smettere di filmare, io fingo uno spegnimento della telecamera ma si tratta di immagini troppo preziose per il reportage, e decido di rischiare.

Gli uomini di hamas ci ordinano di seguirli al posto di polizia, ma dopo una mezz'ora di trattativa, visti i permessi procurati da Lana, si convincono delle nostre buone ragioni. Mi avvertono però che non posso riprendere fuori dalla tenda, dove nel frattempo il lavoro di scavo procede ininterrotto.
Ritorniamo sotto il tendone e chiediamo ad Abu Said Abu Hilal, responsabile dei lavori, di farci scendere nella galleria. Voglio assolutamente filmare il buco e fare un "face camera" con Pagliara dentro il tunnel. Dapprima tenta di dissuadermi, poi però capisce che non sarei andato via senza quelle immagini, e cede.
Abu Said mi passa una corda legata a cerchio dove devo entrare, poi la aggancia al cavo che, grazie ad un motorino elettrico, cala per una decina di metri nel fondo. Scendo non senza preoccupazioni, la corda terrà? Il tunnel non rischia di crollare? C'è pericolo di incendi o di esplosioni laggiù? Ma soprattutto, i piloti degli F16 saranno in pausa pranzo...?
Il tunnel è alto circa un metro, posso filmare i ragazzi che scavano, solo carponi. Lavoro per una ventina di minuti, rubo le immagini di ragazzi abbrutiti dalla fatica, avvolti nell'oscurità umida del tunnel. Si muovono in fretta verso il fondo, il tempo stringe e devono finire il lavoro prima di cominciare a passarci le merci, prima di essere scoperti...
Le immagini che ho fatto sono sufficienti, è inutile correre ulteriori rischi. Dobbiamo risalire, uscire da quella trappola nella quale grondiamo di sudore. Devo fare altre riprese delle merci "in transito": gli ultimi modelli di elettrodomestici, tessuti, motocicli made in Cina che arrivano dall'Egitto smontati e in pezzi singoli che vengono rimessi insieme uno per uno a Gaza; e poi pillole della felicità legali e non. Ma di notte, soprattutto armi ed esplosivi.
Sono le 15.00 del 22 novembre 2009. Fuori dal tendone il cielo è azzurro, fa molto caldo. I battiti del cuore ora rallentano, l'affanno sparisce, il lavoro per TV7 prosegue.
Non credo che dimenticherò facilmente quest'avventura.

Franco Ceccarelli
Telecineoperatore
Inviato TG1

Category:

News & Politics

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