1968. La grande contestazione.

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Uploaded by on Apr 10, 2008

Il corteo risale da Piazza di Spagna e arriva a Valle Giulia. Sulle scale della Facoltà di Architettura di Roma, sgomberata il giorno prima per ordine del Rettore, ad attendere le migliaia di studenti c'è la Celere della Polizia di Stato. È una battaglia epica, alla fine della quale si contano quasi 500 feriti tra i manifestanti e più di 100 tra le forze dell'ordine.

La notizia occupa le prime pagine dei giornali: è esploso il Sessantotto italiano. Passa un mese da quel 1 marzo 1968 e scene simili si ripetono a Berlino, di fronte alla sede dell'editore Springer, in reazione all'attentato contro il leader studentesco Rudi Dutschke (una settimana dopo l'assassinio di Martin Luther King). Passa un altro mese e a Parigi il cuore del Quartiere Latino, di fronte alla Sorbona, brucia di altri scontri. Arriva agosto: sono i giorni dell'invasione della Cecoslovacchia e dell'inutile resistenza ai carri armati russi. A ottobre è la Piazza delle tre culture di Città del Messico a coprirsi di morti, l'esercito ha sparato senza pietà, le vittime sono tutti studenti. Dieci giorni dopo, sempre a Città del Messico, i pugni chiusi nel guanto nero di due atleti di colore sul podio delle Olimpiadi gridano sulla scena del mondo la lotta delle Pantere nere.

Il Sessantotto è questo: la prima, esplosiva manifestazione della globalizzazione, la prima, inedita dimensione mondiale della protesta giovanile. La contestazione di quei giorni è "globale" non solo per l'estensione geografica, ma anche per l'ampiezza dei rapporti di potere che mette in discussione. Cosa rimane, oggi, di quei valori e di quella generazione? Quanto del nostro (buono o cattivo) presente ne porta i segni? È stato "tradito", quel movimento, o "ha vinto"?

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  • conformismo dell'anticonformismo....tradit­o

  • Grande Revelli!!!!!

  • ma per fortuna il 68 non e' stato solo loro

  • strano,a me pareva che gran parte degli ex Lotta Continua occupino tali e tanti centri di potere ,da potergli definire una lobby...completamente trasversale , anzi ne troviamo piu' a destra che a sinistra

    come classe dirigente direi anch'io che sono dei falliti,ma di potere e denaro ne beccano tanti

  • il sessantotto in italia ha prodotto una generazione curiosa: professionisti falliti; impiegati piagnucoloni sempre in sciopero; classe politica incapace; architetti che dopo le loro prime tristi opere (poi fortunatamente demolite)come palazzoni in quartieri degradati, sono stati esclusi dal fare altri danni (nel sessantottto sappiamo come davano le lauree), cmq i miei amici sessantottini sono tutti dei falliti.

  • I ragazzi,gli studenti di adesso,devono stare attenti a non ricadere il quegli errori,a non perdere l'innocenza nela perdita della centralita' dei contenuti a vantaggio dell centralita' dei comportamenti,tramite i mass media

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