A L'Aquila restano solo macerie L'espresso.flv

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Uploaded by on Feb 28, 2010

Italia Nostra denuncia: le chiese e gli affreschi sono stati abbandonati, nelle chiese più antiche ci sono solo cumuli di detriti. Il professor Cervellati: "E' uno scandalo, per restaurare bisogna conservare ciò che resta". IL VIDEO ESCLUSIVO

«Piango la morte di una città. La zona rossa vietata ai cittadini è in una situazione molto più grave e drammatica di qualsiasi denuncia immaginabile. L'Aquila era la città delle 99 chiese e delle 99 fontane. Ora non resta più niente. Nel centro storico ho visto solo macerie abbandonate da 11 mesi e troppi sprechi insensati. Non cerchiamo polemiche con Berlusconi, ma Italia Nostra ha il dovere di denunciare l'assenza della volontà politica di far rinascere la città storica, di salvare ciò che resta di un patrimonio culturale che è la memoria collettiva di tutta la cittadinanza». Pier Luigi Cervellati, padre nobile della scuola italiana di architettura del restauro urbano, si è appena tolto l'elmetto che lo ha protetto nella visita alla zona rossa. E anticipa a "L'espresso" i dati più «sconvolgenti» del dossier sulla ricostruzione tradita che Italia Nostra sta ultimando.

«La città storica è come imbalsamata, straripa di ponteggi scintillanti che puntellano edifici strutturalmente irrecuperabili, mentre non si vede alcuna prospettiva d'intervento su case storiche e monumenti realmente risanabili. Lo stesso Duomo è un'immagine di morte e desolazione: all'interno, cumuli di detriti alti fino a tre metri ricoprono ancora capitelli, confessionali in noce e resti di affreschi erosi da gelo e pioggia. La chiesa di San Marco, davanti al palazzo del governo, è puntellata, ma l'architrave è spezzato in due, per cui è solo un'apparenza di messa in sicurezza. La chiesa del Suffragio, poi, sembra uno spot dei produttori di fibre in tungsteno: se la cupola del Vanvitelli è crollata e il tamburo che la reggeva è in gran parte insanabile, a cosa è servito lo show degli elicotteri che montavano l'imbragatura? Al contrario,
l'oratorio barocco di San Filippo Neri ha solo le facciate lesionate, eppure non è imbragato. E la stupenda fontana del '400 di piazza San Pietro è coperta di macerie che il giorno del terremoto non c'erano, come fosse una discarica. L'unica chiesa in restauro è Santa Maria di Paganica, ma stranamente ci è stato vietato di fotografare lo smaltimento dei detriti».

Più in generale, il professor Cervellati è «scandalizzato» da una gestione «d'emergenza» che «ha escluso totalmente il ministero dei Beni Culturali, che continua a ignorare gli architetti locali che conoscono storia, forme e materiali, che tiene all'oscuro i cittadini e perfino i proprietari». «Per restaurare bisogna selezionare e conservare ciò che resta. Qui invece si montano prefabbricati in periferie senza centro, illuminate per le tv. Dichiarano di ispirarsi alle new town del dopoguerra inglese, ma rischiano di imitare i disastri del bradisismo di Pozzuoli».

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