Marotta: l' oro di Napoli che brillò a Milano
Totò, Sophia Loren, De Sica e De Filippo portarono sullo schermo i suoi personaggi
Il Libro
LA STORIA Erano nati come elzeviri, fu Valentino Bompiani a raccoglierli in un volume Il Premio Bagutta, assegnatogli nel 1953 per il libro Coraggio, guardiamo, a Giuseppe Marotta (1902-1963) venne consegnato in sonanti monete d' oro. Centomila lire di allora in prezioso metallo: l' oro di Milano, gli dissero con affettuosa ironia i giurati presieduti da Orio Vergani, per richiamare il più noto, clamoroso successo, L' oro di Napoli che nel 1947 aveva rivelato la nascita di un nuovo grande scrittore. Ma l' oro che Marotta, cresciuto in un miserabile «basso» napoletano, trovò a Milano dopo i primi tempi di fame nera (vi emigrò alla disperata nel 1925, a 23 anni) non furono tanto i soldi, l' agiatezza finalmente agguantata, ma fu la generosità calda e accogliente della città, che lo indusse a intitolare una successiva opera A Milano non fa freddo..(........)«Mi ci vogliono anche cinque giorni per scrivere un elzeviro», si lamentava Giuseppe Marotta, «il meno contentabile» dei suoi critici come scrisse Oreste del Buono. «Cancello, copio e ricopio e alla fine lascio il tavolo come un pugile lascia il ring, sfinito». Niente di questo sudore e lacrime resta sulla sua pagina. (.......) La sua massima aspirazione era vincere, come paroliere, il Festival di Sanremo. E non avvenne. Uomo difficile, soprattutto per se stesso, Giuseppe Marotta si tormentò sempre e sempre portò come affetto, il più intenso e il più lancinante, quello per la mamma. Una mamma presto vedova con tre figli, una di quelle madri che così intimamente e . La portò con sé a Milano e qui poi la seppellì, come ricorda, con devozione e rimorso, nella prefazione. E a lei, agli anni dell' infanzia, alla miseria sono ispirati i primi racconti, i più personali. Forse Marotta, che morì a soli 61 anni, aveva sì il mare di Napoli nelle vene come scrive, ma non fu toccato, forse, dal suo «oro»: «La capacità di rialzarsi dopo ogni caduta; una remota, ereditaria, intelligente, superiore pazienza» spiega nel primo racconto. Un rialzarsi, conclude, per ricominciare «a lavorare e a ridere». Lui, Marotta, rise poco. A noi invece ha lasciato un libro che è una gioia leggere e che parrebbe il sapido frutto di un uomo facile nel carattere e facile nello scrivere. (,,,,,)
E' un estratto dal Serena Zoli
(17 novembre 2003) - Corriere della Sera
Magico Eduardo !!
gerardoloi 1 year ago