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Prima Guerra del Golfo: le opinioni di Mario Capanna, Giovanni Russo Spena e Marco Pannella

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Uploaded by on Dec 11, 2010

1991, notte fra il 15 e il 16 gennaio. Approfondimento del TG 3 della Rai in attesa dello scadere dell'ultimatum ONU e dell'imminente attacco americano. Conduce in studio Italo Moretti.
Mario Capanna (Federazione dei Verdi)
«Non ci può, non ci deve essere nessuna rassegnazione. L'iniziativa del governo francese è tardiva ma è positiva in questo momento, deve andare in porto. D'altra parte è indispensabile rendersi conto che alla guerra non è possibile rassegnarsi. Io credo che ovunque ci sono più di due persone, in qualsiasi luogo di lavoro o di studio, lì bisogna far sentire la propria voce. Sono momenti cruciali che vanno spesi bene fino in fondo per la causa della pace perché l'alternativa sarebbe solo la catastrofe per ogni popolo della terra.
Da questo punto di vista credo che si possa e si debba avere una fiducia ragionata».
Giovanni Russo Spena (Democrazia Proletaria)
«Ci si è limitati anche da parte del governo italiano ad essere succubi della posizione imperialista degli Stati Uniti, che pretende il controllo dell'area e il controllo del petrolio e pretende di risolvere con gli eserciti il rapporto fra nord e sud del mondo, fra paesi ricchi e paesi poveri. Quindi, o vi è in queste ore l'inizio di una trattativa vera oppure vi sarà una guerra che noi pacifisti diciamo appunto è una guerra catastrofica. Rischia di essere una guerra planetaria.
La risoluzione c'è con una trattativa vera, una trattativa che da un lato chieda a Saddam Hussein l'impegno a lasciare il Kuwait e la possibilità di libere elezioni in Kuwait, dall'altro una soluzione che affronti tutti i problemi dell'area mediorientale senza la soluzione dei quali mai vi sarà una pace stabile in quell'area».
Marco Pannella (Partito Radicale)
«La guerra di ora è cominciata il 2 agosto, non è cominciata -- o comincia -- in questo momento. Quello che noi cercheremo di impedire fino all'ultimo è che si passi al momento delle armi senza avere esperito tutto. Ma c'è da salvare e da interrompere la guerra che nel Kuwait, che nell'Iraq, Saddam conduce giorno dopo giorno. Il non fare nulla significa l'ipocrisia razzista del dimenticare che costui ammazza già adesso, ogni giorno il suo popolo».

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  • L'iniziativa del governo francese fu poi bocciata dal governo iracheno.

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