La coscienza nel corpo (1/3) di Luciana Percovich (video audio per ipovedenti e non vedenti)

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Uploaded by on Nov 21, 2009

Estratti del libro "La coscienza nel corpo"
Donne, salute e medicina negli anni Settanta
di Luciana Percovich
Franco Angeli Editore, 2005
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Il libro è un'opera di ampio respiro, una ricostruzione critica storico-documentaria filtrata dalla memoria di una protagonista dei gruppi degli anni Settanta, confrontata con le considerazioni attuali di sei donne che diedero vita in quattro città d'Italia (Milano, Torino, Padova e Roma) ai Centri per la salute/medicina della donna, documentata infine da una ricca antologia della produzione scritta di quegli anni: più di cento pagine nelle quali sono pubblicati volantini, brani di libri, articoli di periodici e quotidiani, brevi documenti teorici diffusi in occasione di incontri e dibattiti, provenienti da diverse città, tutti consultabili presso l'Archivio della Fondazione Badaracco.

Grazie alla ricchezza dei temi trattati e dei documenti pubblicati si fa giustizia delle dimenticanze che a volte colpiscono anche chi di noi ha vissuto gli eventi di allora e si trasmette conoscenza a donne e uomini che per età non hanno assistito alla riflessione di quegli anni.

Ricollocare le questioni nell'orizzonte della complessa elaborazione delle donne è forse l'unica possibilità di sfuggire alle semplificazioni in atto. Significa permettere a molte e molti di mantenere chiarezze e consapevolezze di fronte alle falsificazioni ideologiche sulla questione rilevante dell'autodeterminazione delle donne sul proprio corpo, perennemente minacciata, secondo i diversi gradi di libertà previsti dai diversi contesti socio-culturali, nel Nord come nel Sud del mondo.

Nel libro di Luciana Percovich, ad esempio, la questione dell'aborto, sovente riassunta pubblicamente con la semplicistica espressione diritto di aborto, espressione rifiutata da una parte consistente del movimento femminista allora come oggi (perché maschera la dimensione di violenza e sofferenza fisica e psichica che procura un aborto ad ogni donna che decida di farvi ricorso), è ricostruita sia attraverso le dirette testimonianze, a volte crude, di donne che avevano abortito, sia attraverso le variegate e a volte contrastanti posizioni espresse dalle donne in merito alla legge sull'interruzione di gravidanza. Osserva a questo proposito Percovich: "E' utile soffermarsi per un attimo sul titolo di questo documento, "Non vogliamo più abortire", perché meglio di tutti gli altri riassumeva e proclamava a chiare lettere l'obiettivo di fondo della lotta nel campo della salute e della liberazione sessuale, quello su cui tutte convergevamo, al di là delle differenze di posizione nei confronti delle proposte di legge in discussione in Parlamento: " 'Non vogliamo più abortire' può considerarsi insieme come lo slogan più oscurato dai mass media e dai politici, e come quello che espresse meglio l'altra faccia, quella lasciata volutamente in ombra - dallo slogan raccolto a piene mani e amplificato dai mass media e da tutti gli oppositori del femminismo, perché gridato in piazza e perché più scandalistico, e cioè aborto libero (p.99)."

Quanto sopra riportato è un estratto di un articolo apparso su "Liberazione" in data 9 giugno 2005

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