Il tessuto sociale della Giordania è molto fragile: le diverse componenti etnico-sociali (transgiordani, palestinesi, circassi, armeni, ceceni e drusi) e le minoranze religioso-culturali che la compongono non sono ancora integrate. A ciò si aggiunge il problema dei rifugiati: quasi 2 milioni tra palestinesi e iracheni.
Il dialogo e l'integrazione tra le diverse componenti culturali sono aggravati dalla situazione di povertà in cui versa il 30% della popolazione giordana. I giovani, gli anziani e le famiglie più bisognose cercano sempre più sostegno e aiuto reciproco all'interno delle stesse comunità etniche e religiose di cui fanno parte, perpetrando così situazioni di isolamento culturale. In particolare, due persone su tre sono giovani con meno di 25 anni. Per un ragazzo giordano il problema maggiore è la disoccupazione, a causa della crisi economica e della scarsa possibilità di formazione professionale. Putroppo, è una risorsa per il futuro che rimane inespressa.
C'è dunque bisogno di interventi a favore delle fasce più povere e vulnerabili della popolazione, per creare una società basata sulla convivenza democratica delle diverse etnie e religioni.
Il progetto mira al coinvolgimento dei giovani e al rafforzamento della società civile, per aumentare la sensibilità nei confronti dei gruppi più vulnerabili e socialmente emarginati. Attraverso la creazione di reti di volontari, già da 2 anni Caritas Giordania ha organizzato un sistema di formazione e assistenza teso a migliorare le condizioni di vita della popolazione più povera.
Ora il progetto ha il pieno appoggio di Caritas Ambrosiana e CeLIM, per consolidare gli interventi nell'area di Amman ed estenderli in altre regioni. Infatti, la valutazione dei primi anni ha confermato l'efficacia del programma: finora i volontari hanno raggiunto circa 6000 persone, fornendo assistenza agli anziani, formazione scolastica ai piccoli rifugiati e sostegno scolastico in forma di doposcuola ai bambini giordani.
Ora si vogliono finanziare piccole attività generatrici di reddito all'interno delle diverse parrocchie, per riuscire a sostenere economicamente le attività caritative svolte dai gruppi di volontari. Non solo: in questo modo si offrono nuovi posti di lavoro ai giovani del posto, a beneficio dell'intera economia locale.
Come interveniamo: * Formazione di gruppi di volontari * Sostegno ai gruppi nell'organizzazione di servizi di assistenza e formazione * Creazione di un fondo rotativo per il finanziamento di progetti auto-sostenibili, come un centro giovanile ed una biblioteca, ma anche di attività generatrici di reddito, come un caseificio
peccato che nelle tv pubbliche non se ne parli abbastanza, quasi a ignorare questi passi vs la conoscenza di due popoli martoriati da anni, specialmente il popolo arabo dove non troverà mai una serenità
enricaabu 2 years ago