alla biennale è choccante l'opera di Nathaniel Mellors, Hippy dialetics. Consiste in due teste animate da marchingegni robotici - ma incredibilmente "umane" - che parlano fra loro, strabuzzano gli occhi e si muovono in modo inquietante. Sembrano vivi. «Credo che siano realizzate con alcuni siliconi particolari che utilizzano in America», spiega l'erudito artista Luigi Serafini. «Sono materiali straordinari, traspiranti, per cui uno si potrebbe anche fabbricare un'altra faccia e andarci in giro, come Diabolik».
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