o by the way..the last comment is from someone trying to say sorry for the late respons!!! I had an extremely busy period, but that is no excuse...although that doesn't mean i forget you...nunca hermano!!!
Taking your bags for a while, throwing yourself into a completely different world (but still it is the same, isn't it?!?), exploring a society so big and diverse..., noticing many details that make the china-world so integrating, puting it all on tape and eventually making a movie of it that is able to take me on a mental trip into that world...well, i can only say "respect" for that..also the lyrics you wrote (i remember the cold days i came to you for the sun :) came out splendid!!!!Good work
nell'immagine carigliana alla fine del video e prima dei titoli di coda dove il soggetto-protagonista (Filippo Maria Cariglia) viene ripreso in azioni di cui è difficile comprendere dove finisce il soggetto e inizia il personaggio, in quanto le azioni e i comportamenti sono "rotti" da gap emotivi che ne illuminano la verità.
Del regista-personaggio, o di quel che ne resta, va dunque interrogata l'inimmaginabile intimità, vanno scoperte le intenzioni inespresse e, soprattutto, va difesa la libertà espressiva e l'impertinenza di chi, in fondo, non indaga, ma produce cultura, disobbedendo radicalmente a qualsiasi arbitro o metro che non sia la soggettività stessa.
Struttura filmica che non è altro che una estensione proiettiva del Sé interiore che acquista visibilità e concretezza
e la contemporanea frantumazione in mille riflessi dell'identità, si nasconde il principio meccanico, che non solo svela a tutti come sia superata e perfino impraticabile la rappresentazione, ma permette a Filippo Cariglia di indovinare la concreta possibilità di una filmica dell'irrapresentabile di matrice beniana.
L'intelligenza di un attore-autore che vendemmia i fatti e i personaggi per inseguire la non-storia dell'immaginario patologico.
Si avverte la mancanza di un nucleo organizzatore concettuale e si vive la scomposizione scenica come una distruzione in infiniti e piccolissimi atomi e i loro resti, dove Cariglia finisce per proporre nel cielo delle idee, un soggettivismo perfino esasperato, solo perché nel terreno dell'arte filmica affronta in continuazione la esasperante crisi del soggetto. Nell'oscillazione tra riflessione e riflesso, tra profondità di un solipsistico atto riflessivo
il video è un misto di commedia pulp, esistenzialismo sartriano e un fumetto di dylan dog in cui interviene Groucho, dove esiste uno scollamento tra immagini e dialogo, tra senso e significato. Lo spettatore vive un perenne dramma di dissociazione tra il decidere di orientarsi al particolarismo e farsi fascinare dall'ossessività delle riprese video o orientarsi a leggere il video in ottica olistica e morirci dentro.
In altre parole, Cariglia tende a mettere una cosa dentro l'altra invece che una cosa dietro l'altra. E poiché ciò che mette sono materiali fra loro in contraddizione cromatica, culturale, cronologica, perviene a un continuum di dissonanze.
Tra echi pulp, gag improvvise alla Woody Allen (il riferimento è al personaggio di Raimondo Coppette), toni solenni ed esistenziali,
Il tempo dei cantieri supera la relativa staticità visiva e linearità narrativa dei classici documentari per affrontare un'esperienza sinestesica molto più complessa. Cariglia mette in crisi la discrezione e la discontinuità tecnica del cinema tradizionale, che in fase di ripresa e poi di montaggio distingue e separa le varie inquadrature, per unirle in una continuità illusoria che si realizza, a livello della percezione, come una sovrimpressione mentale.
E' nell'ottica di un processo il cui risultato fa fatica a nascere che può essere visio-nato il lavoro carigliano. Il video è un continuo divenire di qualcosa, in cui si aspetta di scoprire cosa tra suggestioni video e audio che rasentano l'allucinazione.
Il montaggio più che operare su una scena dopo l'altra, pare organizzarsi su una scena sopra l'altra, potremmo parlare di un Filippo Cariglia oltre lo schermo.
Trattasi di un lavoro di difficile interpretazione dal quale è difficile estrapolare un senso attraverso una operazione di sintesi; L'opera non risulta essere categorizzabile all'interno di categorie preconfezionate e rigide (è un documentario? Un film? Una serie a puntate?), quindi non aderisce a qualcosa piuttosto che ad un'altra, ma risulta essere più articolatamente un "processo", un continuo divenire, di cui non si ha traccia né dell'inizio né della fine.
bello ma un pò lungo...
frankberretto 3 years ago
grande
cybersorge 3 years ago
o by the way..the last comment is from someone trying to say sorry for the late respons!!! I had an extremely busy period, but that is no excuse...although that doesn't mean i forget you...nunca hermano!!!
dekatjeske 3 years ago
Taking your bags for a while, throwing yourself into a completely different world (but still it is the same, isn't it?!?), exploring a society so big and diverse..., noticing many details that make the china-world so integrating, puting it all on tape and eventually making a movie of it that is able to take me on a mental trip into that world...well, i can only say "respect" for that..also the lyrics you wrote (i remember the cold days i came to you for the sun :) came out splendid!!!!Good work
dekatjeske 3 years ago
ciao pippo, hai fatto davvero un bel lavoro. Grande e massiccio come sempre
anftron403 3 years ago
MegaloRenè...
BabbuzziBabbuzzi 3 years ago
(Part 9)
nell'immagine carigliana alla fine del video e prima dei titoli di coda dove il soggetto-protagonista (Filippo Maria Cariglia) viene ripreso in azioni di cui è difficile comprendere dove finisce il soggetto e inizia il personaggio, in quanto le azioni e i comportamenti sono "rotti" da gap emotivi che ne illuminano la verità.
René Alba
albarene 3 years ago
(Part 8)
Del regista-personaggio, o di quel che ne resta, va dunque interrogata l'inimmaginabile intimità, vanno scoperte le intenzioni inespresse e, soprattutto, va difesa la libertà espressiva e l'impertinenza di chi, in fondo, non indaga, ma produce cultura, disobbedendo radicalmente a qualsiasi arbitro o metro che non sia la soggettività stessa.
Struttura filmica che non è altro che una estensione proiettiva del Sé interiore che acquista visibilità e concretezza
albarene 3 years ago
(Part 7)
e la contemporanea frantumazione in mille riflessi dell'identità, si nasconde il principio meccanico, che non solo svela a tutti come sia superata e perfino impraticabile la rappresentazione, ma permette a Filippo Cariglia di indovinare la concreta possibilità di una filmica dell'irrapresentabile di matrice beniana.
L'intelligenza di un attore-autore che vendemmia i fatti e i personaggi per inseguire la non-storia dell'immaginario patologico.
albarene 3 years ago
(Part 6)
Si avverte la mancanza di un nucleo organizzatore concettuale e si vive la scomposizione scenica come una distruzione in infiniti e piccolissimi atomi e i loro resti, dove Cariglia finisce per proporre nel cielo delle idee, un soggettivismo perfino esasperato, solo perché nel terreno dell'arte filmica affronta in continuazione la esasperante crisi del soggetto. Nell'oscillazione tra riflessione e riflesso, tra profondità di un solipsistico atto riflessivo
albarene 3 years ago
(Part 5)
il video è un misto di commedia pulp, esistenzialismo sartriano e un fumetto di dylan dog in cui interviene Groucho, dove esiste uno scollamento tra immagini e dialogo, tra senso e significato. Lo spettatore vive un perenne dramma di dissociazione tra il decidere di orientarsi al particolarismo e farsi fascinare dall'ossessività delle riprese video o orientarsi a leggere il video in ottica olistica e morirci dentro.
albarene 3 years ago
grazie dottor nennè troppo gentile,,,
lacollaboratori 3 years ago
(Part 4)
In altre parole, Cariglia tende a mettere una cosa dentro l'altra invece che una cosa dietro l'altra. E poiché ciò che mette sono materiali fra loro in contraddizione cromatica, culturale, cronologica, perviene a un continuum di dissonanze.
Tra echi pulp, gag improvvise alla Woody Allen (il riferimento è al personaggio di Raimondo Coppette), toni solenni ed esistenziali,
albarene 3 years ago
(Part 3)
Il tempo dei cantieri supera la relativa staticità visiva e linearità narrativa dei classici documentari per affrontare un'esperienza sinestesica molto più complessa. Cariglia mette in crisi la discrezione e la discontinuità tecnica del cinema tradizionale, che in fase di ripresa e poi di montaggio distingue e separa le varie inquadrature, per unirle in una continuità illusoria che si realizza, a livello della percezione, come una sovrimpressione mentale.
albarene 3 years ago
(Part 2)
E' nell'ottica di un processo il cui risultato fa fatica a nascere che può essere visio-nato il lavoro carigliano. Il video è un continuo divenire di qualcosa, in cui si aspetta di scoprire cosa tra suggestioni video e audio che rasentano l'allucinazione.
Il montaggio più che operare su una scena dopo l'altra, pare organizzarsi su una scena sopra l'altra, potremmo parlare di un Filippo Cariglia oltre lo schermo.
albarene 3 years ago
(Part 1)
Trattasi di un lavoro di difficile interpretazione dal quale è difficile estrapolare un senso attraverso una operazione di sintesi; L'opera non risulta essere categorizzabile all'interno di categorie preconfezionate e rigide (è un documentario? Un film? Una serie a puntate?), quindi non aderisce a qualcosa piuttosto che ad un'altra, ma risulta essere più articolatamente un "processo", un continuo divenire, di cui non si ha traccia né dell'inizio né della fine.
albarene 3 years ago
An intelligent eye on China's flaws and wonders. Great video, a must see.
OstiazZ 3 years ago
figata
lacollaboratori 3 years ago