I padri miei, i padri che c'ho avuto io
erano seri e prudenti,
gli abiti grigi, i modi calmi e misurati
persino nei divertimenti.
Parlavano con le donne di casa
con quell'aria da vecchi padroni,
quel tanto di distacco e di superiorità.
I padri miei appassionati di poesia
nei loro antichi appartamenti
sotto le lampade di vetro a sospensione
dietro a discreti paraventi,
parlavano e discutevano
come vecchi europei ammuffiti
imprigionati dal glicine e dalla stupidità.
I padri miei, i padri che c'ho avuto io
in un'Italia un po' strana,
non han potuto fare a meno di sognare
l'Africa orientale italiana.
Nei padri miei c'è un'aria che assomiglia
alle foto dei vecchi bersaglieri
che mostrano a colori la loro dignità.
I padri miei non ispiravano allegria
chiudevano le porte a tutto
e per i giovani vivaci, esuberanti
non avevano nessun rispetto.
Punivano o perdonavano
come vecchi maestri di scuola
suggestionati dal cuore e dalla moralità.
Ma avevano una certa consistenza
e davano l'idea di persone,
persone di un passato che se ne va da sé.
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