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12PORTE - 9 giugno 2011: La caratteristica propria della Pentecoste, che celebriamo domenica, è che non si tratta della memoria di un episodio della storia della salvezza, come può essere il Natale o il Battesimo al Giordano: è piuttosto il mistero permanente della vita della Chiesa. Noi oggi contempliamo non ciò che il Signore ha fatto, ma ciò che oggi Cristo è nella gloria del Padre: asceso al trono di Dio, verso la quale ha portato la nostra natura umana, effonde continuamente la potenza dello Spirito sulla Chiesa. Pentecoste è il compimento del mistero pasquale di Cristo, e la realtà di ciò che siamo e ciò che viviamo, finchè siamo in questo mondo, fino a quando la Pasqua, cioè il passaggio al Regno di Dio sarà compiuto in tutte le membra del Corpo di Cristo, che è la Chiesa. L'evangelista Giovanni, nel vangelo, e l'evangelista Luca, nella prima lettura, ci offrono due racconti complementari: Giovanni racconta l'effusione dello Spirito nella sera stessa di Pasqua, quando il Signore si manifestò ai discepoli riuniti; Luca colloca il dono dello Spirito nella festa del 50mo giorno, la Pentecoste, appunto, che nell'Antico Israele era la festa del patto e per la Chiesa diventerà la nuova ed eterna alleanza. Giovanni sottolinea dunque che lo Spirito Santo è dono del risorto, che è presente e agisce attraverso l'opera sacramentale della sua Chiesa ("A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi...). Luca ricorda che la Chiesa deve misurarsi con il tempo e con la storia, un tempo, simboleggiato dal numero 50 che indica pienezza, nel quale la comunità della nuova alleanza deve annunciare con franchezza a tutti i popoli la salvezza in Cristo Gesù. Al centro il dono dello Spirito Santo. Non si parla molto di questa presenza misteriosa di Dio nella nostra vita, ma in realtà più che parlare dello Spirito Santo, bisogna preoccuparsi agire e vivere nello Spirito Santo. Ma non dobbiamo coltivare strane idee: lo Spirito Santo non è una presenza che avvertiamo perché la sentiamo; lo Spirito non è una cosa che si sente: molto spesso la sua opera è invisibile nascosta, ma necessaria e fondamentale. Come quando agisce sul pane e sul vino per trasformarlo nel corpo e nel sangue del Signore. Non lo si sente, non lo si percepisce, ma trasforma profondamente la realtà. Anche noi dunque veniamo trasformati dallo Spirito, in modo impercettibile, ma reale, profondo. Noi che siamo -- come ricordava la quaresima -- polvere, niente, veniamo trasformati in figli amati di Dio, il Corpo di Cristo, una cosa sola con lui. La Chiesa, che umanamente parlando sembra a volte un carro di cocci rotti, diviene la dimora dello Spirito eterno di Dio, il sacramento della salvezza. "Spirito Santo": sant'Agostino spiega che questo è il nome più appropriato per indicare la terza persona della santissima Trinità, Dio come il Padre e il Figlio. Se ci pensiamo anche il Padre è Spirito, come anche il Figlio è Spirito; anche il Padre è Santo e anche il Figlio è Santo. Caratteristica propria dello Spirito Santo dunque è non avere nulla di proprio: Spirito Santo è ciò che il Padre e il Figlio hanno in comune, è il loro amore eterno e infinito, un amore dato e ricevuto, un amore così perfetto da essere Dio egli stesso. Spirito Santo è ciò che fa del Padre e del Figlio non due déi, ma un solo Dio, un solo Signore. Spirito Santo è l'unità di Dio, la perfetta comunione dei distinti. Spirito Santo è la perfezione assoluta. Vedete allora che grande mistero è la Pentecoste, o -- come dicevamo -- che grande mistero è la nostra vita nella Chiesa. Anche noi, in modo impercettibile, ma reale, riceviamo quella forza che ha risuscitato Cristo dalla morte; quella forza che risana le ferite, che costruisce l'unità e la riconciliazione, quella forza che divinizza e porta a perfezione. Il punto di contatto tra la nostra fragile umanità e questa potenza infinita d'amore è la vita in Cristo e nella Chiesa. È l'ascoltare la Parola di Dio. È soprattutto il battesimo, la cresima, l'eucaristia e con essi tutti i sacramenti della vita cristiana: semplici segni, che contengono per grazia di Dio, tutta la potenza della sua infinita perfezione. Si chiude il ciclo liturgico della Pasqua. La chiesa lo aveva cominciato mettendoci la cenere sulla testa. "Ricordati che sei polvere": sì, polvere... niente... ma un niente tanto amato da Dio da essere elevati alla dignità di figli dell'eterno Padre.
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