Il 25 novembre del 1970, il grande scrittore giapponese
Yukio Mishima (allepoca già famosissimo in tutto il mondo
e per tre volte candidato al premio nobel per la letteratura),
dopo aver preso in ostaggio il capo di stato maggiore dellesercito
ed aver arringato con un memorabile discorso politico e culturale i
soldati della caserma di Ichigatami, si tolse la vita tramite il
seppuku (taglio del ventre Tradizionale).
Il gesto estremo di Mishima, ultimo atto di una vita eroica e sublime,
rappresentò un grido lancinante e fiero di denuncia e rivolta radicale
contro il Giappone moderno: contro lappiattimento culturale, contro
lamericanizzazione inarrestabile, contro linadeguatezza e lincapacità
della democrazia, contro la perdita dei valori della Tradizione, contro
la mollezza della borghesia, contro la mancanza di volontà di potenza
Che senso ha ricordare oggi Yukio Mishima? Oggi che "l'evoluzione"
della tecnologia robotica e quella delle idee umane si fanno forti di
velocità proprie impressionanti, disarmanti ed in crescita
esponenziale continua? Trascorrono i mesi, non gli anni, e tutto si
modifica, spesso si stravolge: sotto i colpi di questa progressione
travolgente che fa spesso rima con involuzione, è facile, sarebbe
facile, restare a guardare inerti il "mostro" moderno convinti che
nulla si possa più fare, che nulla si possa più opporre ad esso.
Eppure il senso della vita, della morte ed anche dei trascorsi artistici
di Mishima, risiede proprio nella ribellione al mondo moderno, in
questa lotta giusta che si deve intraprendere e perseguire comunque.
Certamente essa si circonda di un alone romantico e perche no,
anche eroico, derivante dalle difficoltà oggettive che essa incontra
anche nelle piccole gesta quotidiane di cui si fa ispiratrice; ma sono
proprio le difficoltà che rendono questa lotta affascinante,
appassionante e poetica.
Non ci si deve fare dunque illusioni sull'esito di questa sfida, poiche
è chiaro che all'orizzonte non si vede l'alba della vittoria ma
solamente salda e duratura la notte della sconfitta
Se volessimo poi cogliere in Mishima una precisa caratteristica
sublimante questa lotta, non potremmo che restare abbagliati da un
raggio solare più luminoso degli altri: il sacrificio.
Non c'è vittoria senza sacrificio, e quando anche in tal modo si
presentasse essa profumerebbe meno della sconfitta stessa.
Senza emulare gesti estremi come quello del seppuku di Mishima,
sarà fondamentale sapersi sacrificare tutti i giorni nelle piccole come
nelle grandi cose, donare se stessi quotidianamente; consumarsi per
le proprie idee e per gli altri come la candela si consuma, amandola,
per la fiamma. Così facendo avremo vinto innanzitutto la battaglia
che si svolge in noi stessi, divenendo in tal modo pronti ad aprirci
verso lesterno per combattere il mostro; nel nome del giusto e,
ce lo si consenta, nel nome anche di Yukio Mishima.
Auguriamoci che su questa terra ci siano per sempre ciliegi in fiore
TheConfederateBoy 2 years ago 17
direi proprio di no.
gladioitalaino87 2 years ago 9