Slovak radio symphony orchestra directed by Adriano.
Tomàs Nemec, piano.
Anno di composizione (1931-32).
CORRIERE DELLA SERA
6 settembre 1938
Si è cosi iniziato questa sera, al teatro La Fenice per la terza volta rinnovato, il sesto Festival internazionale di musica contemporanea. Il concerto era orchestrale: completa orchestra sinfonica oppure orchestra da camera, una volta con la partecipazione d'una voce umana, un'altra con quella d'un pianoforte concertante. Allineava le musiche nuovissime o nuove per l'Italia di cinque autori: tre italiani (Giuseppe Rosati, Ettore Desderi e Mario Pilati) e due stranieri: il brasiliano Heitor Villa Lobos e il nord-americano Leo Sowerby.
Finalmente chiudeva il lungo programma un Concerto in do maggiore per orchestra di Mario Pilati, in tre tempi. Imponenti per elaborazione, quasi massicci i primi due: l'Allegro e l'Adagio, ove la sovrapposizione dei disegni è sapiente e marcata; la discorsività melodica e prevalentemente canora e contrappuntistica usa dei mezzi sonori e sovrabbondanti e denota la volontà di non tralasciare nulla che abbiano insegnato le nostre buone tradizioni antiche e la più progredita tecnica moderna.
Maggiormente svagato, perfino frivolo, con un piglio canzonatorio e pittoresco, riuscì invece il terzo tempo Rondò alla tirolese, pagina scorrevole, ma comoda, siccome l'esercitazione d'uno spirito osservatore che si riposa dopo le fatiche della creazione.
Anche il Concerto di Pilati è stato assai gradito, così come lo furono le composizioni di Deaderi e Sowerby. oltreché la Suite di Villa Lobos; composizioni che hanno procurato agli autori presenti ed evocati alla ribalta le calorose approvazioni dell'uditorio.
Il pianista Brinkmann e il baritono Reali hanno pure bene meritato le simpatiche accoglienze del pubblico. Soprattutto il maestro direttore e concertatore Mitropulos, colto e fortissimo musicista, è stato oggetto di particolari, insistenti acclamazioni elargitegli senza risparmio dopo ciascuna esecuzione.
Più avanzato linguisticamente il Concerto in do per orchestra, presentato a Venezia da Mitropoulos nel corso del Festival veneziano del 1938, dopo aver procacciato al Pilati un ennesimo premio, quello di un concorso indetto dalla Compagnia degli Artisti di Napoli [4]. Nel Concerto si realizza un discorso lucido e espressivo che allora si disse italianissimo, prodotto tipico della terra d'origine del Pilati, anche se ad esempio l'ultimo tempo risultava essere un Rondò alla tirolese. Vi risulta comunque temperata l'influenza pizzettiana e così pure quelle tracce di ravelismo che ricorrevano nella Suite.
Woooww
impressive!!!!!!!
now this piece is one of my favorite ones!!!
: D
juliansarde 2 years ago 4
Fantastico,io ho un'altra versione,questa di Pilati è splendida.
Ellinidara 2 years ago 4