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Amianto e tumori alla RAI di Torino

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Uploaded by on May 31, 2009

Con l'amianto la storia è sempre la stessa: c'è chi conta i morti e chi dice che non è un problema.
I primi sono i medici e i secondi sono spesso politici e datori di lavoro.
Un caso emblematico è quello del grattacielo della RAI, che si trova in via Cernaia 33 a Torino.
L'edificio è stato costruito negli anni '60. All'epoca i grattacieli venivano realizzati utilizzando grandi quantità di amianto con funzione di coibente ed insonorizzante.
L'amianto veniva applicato a spruzzo sulle strutture portanti e sulle pareti.
Prima si spruzzava una colla a base di lattice e successivamente veniva spruzzato l'amianto in polvere fibrosa per uno spessore di circa tre centimetri. La quantità di impasto di amianto applicato era di circa sette chilogrammi per metro quadro di infisso.
Gli operai che lavoravano all'applicazione dell'impasto di amianto hanno riferito che durante la realizzazione del grattacielo, nubi di amianto si disperdevano in via Cernaia.
L'applicazione dell'amianto in polvere era evidentemente molto pericolosa, non solo per chi aveva effettuato la lavorazione, ma anche per chi avrebbe di seguito soggiornato nei locali con quel tipo di coibentazione, perché l'amianto restava debolmente adeso alle superfici delle pareti e tendeva a staccarsi.
Dovete sapere che nel 1969, durante la costruzione delle Torri Gemelle di New York, iniziata nel 1966, poiché erano sempre più numerose le prove della nocività dell'amianto, le autorità decisero di sostituire il materiale cancerogeno con un sostituto equivalente. La prima torre, quindi, venne coibentata con amianto solo fino al quarantesimo piano, mentre la seconda fu protetta interamente con materiali sostitutivi. Infine, nel 1971, le autorità di New York emanarono il divieto di usare amianto nelle costruzioni edili.
La pericolosità dell'amianto è quindi nota da tempo e sono noti anche i costi ingenti delle bonifiche.
Emblematico è il caso dello storico palazzo Berlaymont di Bruxelles, che ospita gli uffici della Commissione Europea.
Il palazzo era stato costruito negli anni '60 sul terreno che ospitava la canonica dell'Ordine di Sant'Agostino, proprietà del convento delle "Dame di Berlaymont", da cui l'origine del nome tuttora utilizzato. La sua struttura a stella, considerata rivoluzionaria, costituiva all'epoca una prodezza tecnica: la grandiosa struttura era in effetti sospesa per mezzo di tiranti d'acciaio a delle travi che si posavano sul corpo centrale in cemento armato. Il palazzo era destinato ad ospitare 3.000 funzionari.
Nel 1991, data la grande quantità di amianto presente nella struttura metallica, si è reso necessario smantellare il palazzo e mettere in cantiere la sua ristrutturazione completa, durata 13 anni (quattro più del previsto) e costata circa 600 milioni di euro (quasi 1.200 miliardi di lire).
La soluzione migliore è evidentemente la bonifica totale dell'amianto, ma spesso si preferisce lasciare in sede il pericoloso materiale effettuando controlli periodici sullo stato dei manufatti e misurando la dispersione nell'aria delle fibre di amianto.
In genere i rapporti periodici sulla dispersione di fibre sono molto rassicuranti: il materiale risulta in buono stato e la concentrazione di fibre di amianto nell'aria è nei limiti di legge.
Possiamo stare tranquilli? Io dico di no perché non esiste un limite sanitario di dispersione di fibre al di sotto del quale il rischio di ammalarsi di un tumore da amianto venga scongiurata.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha più volte ricordato che ogni esposizione ad amianto, indipendentemente dalla concentrazione nell'aria, va evitata.
La legge previene il rischio di ammalarsi di asbestosi (accumulo di amianto nei polmoni) ma non evita il rischio di contrarre un tumore da amianto, rischio esistente anche per chi ha inalato, nel tempo, piccole quantità di fibre di amianto.
Va detto che la RAI ha sempre effettuato scrupolosi controlli degli ambienti di lavoro, ma restando l'amianto nella struttura, è stato inevitabile che i dipendenti vivessero in un ambiente dove comunque l'amianto era presente, anche se a norma di legge.
Il riscontro di alcuni casi di tumore da amianto (a me risultano tre casi) tra coloro che hanno lavorato nel grattacielo dimostra quanto era già noto da decenni e cioè che la prevenzione ottimale è quella che prevede la bonifica totale dell'amianto.
L'amianto che resta è un killer e può uccidere "a norma di legge".
Sottolineo un dato che dovrebbe far riflettere: la dispersione di fibre asbestiformi nel grattacielo della RAI è stata valutata in circa una fibra per litro d'aria. Un dipendente che lavora otto ore, respira circa seimila litri d'aria, quindi inala circa seimila fibre ogni giorno di lavoro.
Filmato e voce di Roberto Topino.

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  • scusi? come posso sapere, se nelle mie parete c'è amianto?

  • andiamo male....andiamo male...sto cazzo di materiale il tempo che verrà completamente bndito ci vorrano decenni..

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