Uploaded by sminzo on Dec 6, 2009
APPUNTI SUL GIANT FLIP BOOK
Credo che il recente libro di Marco Belpoliti Il corpo del capo (GUANDA 2009) possa essere di grande utilità per capire i miei lavori sull'immagine di Berlusconi. Non si può dire che le mie opere siano state ispirate al libro, perchè sono ad esso precedenti o addirittura sincroniche. Quello che invece mi sento di affermare è che gli elementi brillantemente evidenziati da Belpoliti nella sua analisi delle fotografie biografiche ed agiografiche dell'attuale presidente del consiglio sono gli stessi elementi, da cui sono partito nel mio lavoro di digestione e destrutturazione.
Spesso nel lavoro di chi gioca con le immagini alcuni passi decisivi accadono per caso. Soltanto a posteriori emergono evidenti le dinamiche e le logiche del processo creativo. E' questo il caso del mio libro d'artista intitolato THE GIANT FLIP-BOOK e sottotitolato Come ho Digerito un Dittatore Mediatico. Alla fine del 2007 a Berlino stavo sperimentando una tecnica di stampa applicando una pellicola fotosensibile ad lastre di Tetrapack riciclato dai cartoni del succo di frutta. Una delle immagini da me scelta per questa sperimentazione era un dettaglio di un ritratto fotografico del giovane Silvio Berlusconi. Il risultato mi dava soddisfazione ma ero un pò turbato dalla mia scelta di utilizzare un immagine dell'uomo che stava consumando l'Italia per il suo personale tornaconto. Perchè lo celebravo con un ritratto? Cosa celava quell'immagine? Decisi comunque di fare una piccola tiratura di quel lavoro. Cominciata la tiratura mi resi conto che ad ogni copia passata sotto il torchio, un dettaglio dell'immagine svaniva. Il volto di Berlusconi stava scomparendo davanti ai miei occhi, e grazie al mio lavoro, grazie ad un mio errore. Invece di provare disappunto per aver gestito male una tecnica nuova, ho cominciato a provare sollievo. Questo lento svanire mi sembrava una metafora del tempo che cancella, della tempesta di sabbia che erode granello a granello l'immagine della sfinge.
La mia distanza dall'Italia, la mia scelta di vivere altrove, mi aiutava a sentirmi più distante e a tratti più leggero di fronte ad una situazione che ritenevo, e ritengo, ben al di la dei limiti della già imperfetta democrazia occidentale. Invece di archiviare quelle stampe come uno dei tanti intoppi nella lenta pratica dell'incisione, ho deciso di continuare a stampare, di vedere dove mi avrebbe portato questa lenta digestione del male. Da qui è nato il GIANT FLIPBOOK e da allora l'ossessione per l'immagine di Berlusconi mi segue come un ombra da quasi due anni.
Un altro e più profondo aspetto che credo accomuni il mio lavoro a quello di Belpoliti è l'urgenza da cui è generato. L'urgenza di fare qualcosa adesso, di alzare una seppur flebile voce a monito e a memoria di una sofferenza profonda.
Aiutato da Jung e Barthes, Belpoliti analizza la natura mussoliniana ma al contempo androgina delle fotografie che compongono, a partire dalla sua prima giovinezza, il fotoromanzo del fondatore di Forza Italia. Questo fotoromanzo, infarcito di sorrisi di plastica, si è concretizzato nella cassetta della posta di ogni Italiano in occasione delle elezioni del 2001. Non è un caso che io abbia conservato gelosamente la mia copia e l'abbia portata con me in ogni tappa del mio "esilio di formazione". In più occasioni, prima a Berlino e poi a Londra, ho mostrato quell'opuscolo agli amici stranieri increduli. Essi, come molti Italiani, sono all'oscuro del progetto e degli strumenti portati avanti dal già tre volte presidente del consiglio. In questo Berlusconi è già riuscito nel suo intento: quello di apparire ai più come un politico buffo e dunque simpatico, capace di far fiorire un sorriso nella palude di sbadigli che è la scena politica internzaionale.
In questo scenario la mia urgenza è diventata ossessione, la nausea si è trasformata in un gioco apotropaico. Riproducendo ossessivamente l'immagine del Capo, scomponendola e masticandola, sottolineando ora il ridicolo ora il terrificante, ho seguito fiducioso il processo nel tentativo di immunizzarmi dall'epidemia del berlusconismo. Mentre molti attendevano, con sempre minore speranza, l'apparire degli anticorpi democratici profetizzati da Montanelli in occasione del primo governo Berlusconi, io ho cercato di produrre con l'inchiostro i miei propri anticorpi.
Stefano Minzi, Aprile 2009
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