Uploaded by Pierinopasquotti on Jan 22, 2011
Un pianto,quasi un ululato continuo,/riecheggiava nella nostra casa;/il nonno e lo zio, tornati dal lavoro,/ non si davano pace,/...e pace non poteva più essere per alcuno,/in essa./
Non tornò Giorgetto quella sera,/ e passai la notte senza lui,/ nel grande letto,/ tremante di paura,/ del nonno, stretto al petto./ E il giorno appresso,/ a inoltrata mattina,/... la scuola cominciata ormai da un pezzo,/ del Giorgetto la cartellina/ sul tavolo giaceva come abbandonata/ e le sue biglie di colorato vetro,/ dal fondo del cassetto,/ come vitrei occhi morti mi guardavano./
-Dov'è Giorgetto?-/ chiedevo ogni tanto, -Perchè non ha dormito qui?-/ Perché la sua cartella è sempre lì?/-Perchè è andato sotto alla Livenza?-/ -Io non posso stare senza!-/ -Quanto può resistere un bambino sott'acqua?-/ chiedevo alla nonna./
-Ma non è sott'acqua, Cicci.-/ rispondeva lei piangendo, / -Lui ,è andato a studiare lontano,/ e gli è piaciuto farlo/ nuotando piano, piano/ nella Livenza,verso il mare./ Tu fa il bravo però/ e vedrai che tornerà-/
Ma più non tornò vivo il Giorgetto./ Il suo corpicino morto venne a galla/ sotto a un ponte, di lì a due settimane,/ e fu tratto a riva nel nostro orto./ Gli occhi gli avevano mangiato i pesci e le pantegane,/ e le guancette sue, sempre rosse per le corse,/ gli avevano staccate, tutte a morsi./ Non farfalle, non grilli,/ non uccelli vidi là,/ ma sporgendomi da dietro ai grandi/che non erano riusciti a tenermi distante,/ vidi ciò che era rimasto del suo viso,/del suo bel giubbino verde/ tutto rovinato e coperto d'alghe,/ e dei suoi capelli mori come i miei,/ attorcigliati sulla testa quasi calva./Aveva girato il povero Giorgetto/ sott'acqua,attorno alle case di Sacile,/ per i ghirigori che la Livenza in essa compie./ Chissà quante volte era passato/ dietro al nostro orto!/ Chissà quante volte mi aveva chiamato/ per dirmi che sarebbe tornato/ per condurmi ancora al cinema/ tenendomi per mano!/ E mentre a ciò pensavo,/ spolpata nelle ditine,/proprio quella sua povera mano/ si tendeva verso di me,/ rattrappita e ferma./ E non tornò proprio più Giorgetto/ tra noi bimbi del Foro Boario,.../ non continuò la terza elementare,.../ non si vide più sotto ai portici/ e sui ponti di Sacile,.../ e nel cuor di molti,/ lasciò un dolore immenso./
Dopo tanto tempo,/ morti tutti coloro che più teneramente lo avevano amato,/...con un tuffo al cuore,/ a Sacile ritornato,/ in fondo al vialetto del cimitero,/ dove la fronte,assieme ai nonni e allo zio,/ tante volte chinato avevo addolorato,/...dove egli riposava non trovai più niente!/ La sua tomba era stata spianata/ e nessuna traccia c'era più,/ ...nè del cumulo di ghiaietta,/ nè del bianco giglio spezzato della sua lapide,/...nè della ben nota pianta grassa/ attorno alla quale, con delicatezza,/ strappavo l'erbetta!/ Troppo tempo era passato,.../e le sue povere ossa/ di bimbo sfortunato/ erano finite nella comune fossa,/ senza neppure un angoletto/ tutto suo, povero Giorgetto! /E quando dinnanzi al lor loculo,/ là da tempo ormai riposti,/ ora fisso in volto i nonni, nei bei lor severi occhi/ mi par di scorgere il rimprovero/ per essere stato così ingrato,/ io,diventato più grande di lui/ solo perchè più fortunato,/ di non avere a lui pensato/ come con me sempre, quando era stato piccolino,/ invece lui aveva fatto,/...ponendo le sue ossa almeno vicino alle loro,/...per non lasciarlo completamente solo./
Neppure una foto ho del Giorgetto/ e nessuno che io conosca ne ha,/ e proprio nulla,/a ingigantire ancora di più l'orribile misfatto,/ sembra dovere restar di lui,.../
Ma io che con lui nacqui sulle rive dell'Isonzo,/ che assieme giocai su quelle della Livenza,/ che dai ponti di Sacile vidi scherzar nell'acqua il sol splendente assieme a lui,/ e che mi sentii sicuro quando fui condotto/ dalla sua piccola, responsabile mano/ e che da quella avvertii fluire nella mia/il suo innocente perfetto affetto,/ mi son posto questa notte/ a compiere il meno che potevo far per lui,/...in questi sofferti versi ricordandolo com'era,/ chi è stato,/ in quei pochi anni/ che di vivere gli è stato dato,/...augurandomi, affinchè almeno in morte di più duri,/ che non vadano tanto presto persi./
E ora taccio,/ e non aggiungo altro,/ poichèq uell'ululato di dolor/ che per giorni e giorni/ nella mia casa udii uscir / dal petto dei miei cari,/...straziante come allor,/ ora dal mio si è levato.
Milano, maggio 1997
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