I vescovi degli Stati Uniti e il Vaticano hanno espresso il loro disaccordo di fronte alla decisione del neopresidente americano Barack Obama di abolire la legge che vietava di finanzia¬re con fondi federali le organizzazioni che promuovono laborto nei paesi in via di sviluppo.Il cardinale Justin Rigali, arcivescovo di Filadelfia e presidente del Comitato per le attività pro-vita della Conferenza episcopale statunitense, ha affermato che un'amministrazione che vuole ridurre gli aborti non dovrebbe spostare fondi statunitensi a gruppi che li promuovono.Nel corso della sua campagna presidenziale, Obama ha infatti ripetutamente insistito sul fatto di non essere a favore dell'aborto, ma per la sua riduzione senza rendere la procedura illegale.Il cardinale Francis George, arcivescovo di Chicago e presidente della Conferenza episcopale statunitense, aveva scritto a Obama prima dell'insediamento, esortandolo a continuare la politica del suo predecessore. La Politica di Città del Messico, stabilita per la prima volta nel 1984 - ha detto il cardinale George -, è stata ingiustamente attaccata come una restrizione agli aiuti stranieri per la pianificazione familiare. In realtà, non ha affatto ridotto questi aiuti, ma ha assicurato che i fondi per la pianificazione familiare non siano deviati verso organizzazioni volte ad effettuare e promuovere aborti anziché a ridurli.Anche il Vaticano ha espresso il proprio disappunto quando l'arcivescovo Rino Fisichella, presidente della Pontificia accademia per la vita, ha affermato al Corriere della Sera", che se questo è uno dei primi atti del presidente Obama [] il passo verso la delusione è assai breve.
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