Ritorno dei VenaViola con "Smash Up", quarto lavoro della band sannita. Si tratta di un Ep di sei tracce concepito e registrato presso il nuovo "rifugio" del gruppo, la "Violet Room", alle pendici del Monte Taburno, per poi essere mixato e masterizzato presso il Black Channel Studio di Gianni Blob.
Un disco concepito quasi del tutto live, il cui intento principale è quello di intercettare e miscelare al meglio le influenze del nuovo quartetto che forma i VenaViola (la voce di Veta, il basso ed il noise di Gaetano Vessichelli, il piano ed il rhodes di Anna Salzano, i synth e le programmazioni di Angelo Cusano). Non sono mancate le collaborazioni con musicisti e non solo. Le preziose sonorità della viola, dell'harmonium e delle percussioni di Enrico Falbo in "Don't trust him" e le chitarre d'impatto di Luca Del Vecchio in "Sand Castles". La copertina è di Alessia Mastriforti, in arte "Opeth".
Musicalmente parlando, la nuova opera dei VenaViola strizza l'occhio alle ultime sonorità indipendenti della scena europea, senza però abbandonare la matrice trip-hop. Un disco "downtempo", dove la voce di Veta e gli strumenti di Gaetano ed Anna si guadagnano una scena centrale, cullata per tutta la durata del lavoro, dall'elettronica di Angelo. Un disco "visivo" perchè le sonorità sono state stimolate da una serie di immagini che saranno presenti anche nei live dei VenaViola.
"Smash Up" è un disco dalle tematiche crude, appassionate e dirette e dalle sonorità malinconiche e gentili. In un titolo che fa trasparire decadenza e rovina, si slegano testi che parlano di catastrofi ambientali ed in certi casi umane, che sono anche una presa di posizione nel momento di crisi globale che ci interessa sempre da vicino.
Il disco si muove così tra una denuncia dello scempio e tra la speranza e l'utopia di resistere ancora e credere nella "bellezza della Terra".
Si parte con "Black Tide", un brano che tratta il tema della marea nera scatenatasi nel Golfo del Messico in seguito a un incidente riguardante il Pozzo Macondo, della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon e che sconvolse gli Stati Uniti: "il peggior disastro ambientale degli Usa", come lo definì Barack Obama. Spazio poi a "Don't trust him" che tratta il tema della deforestazione (He used to say me: don't trust him...A shout: "Cut Down!"). La terza traccia è "Poison" sulla dilaniante vicenda dell'emergenza rifiuti, mentre "An awful creation" ci ricorda il disastro del Vajont. La quinta canzone è la strumentale "Love is not your best weapon": chi fa uso smodato della frase Amore, spesso non crede nemmeno a quel che dice. Chiude "Sand Castles" sulla tremenda notte del sisma che colpì l'Abruzzo.
evviva i venaviola!
SHAND0N8 11 months ago
è un aperitivo.
mangi quando esce l'album...
TheXabier80 11 months ago
a finale,s magn o nun s magn?
SHAND0N8 11 months ago
ottimo aperitivo. aspetto l'album....suona molto bene!
brave Vene!
TheXabier80 11 months ago
Si mangia?
SHAND0N8 11 months ago
stabbene
blobilvero 11 months ago
Ottimo lavoro!!!!
Luca
geppetto766 11 months ago