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L'amministrazione Cipriani diceva di volergli intitolare il centro sociale. L'amministrazione Nicolosi una strada. L'amministrazione Iannazzo ancora non ha detto niente, ma ai ragazzi dell'associazione "Dialogos", che gliel'hanno chiesto, ha fatto capire che, prima o poi, qualcosa a Nino Gennaro verrà intitolato. Lo scorso 15 giugno, l'opera di questo artista corleonese, "O si è felici o si è complici", è tornata alla ribalta a Palermo, rappresentata al Teatro Montevergini dalla Compagnia "Verdastro Dalla Monica", con la regia di Massimo Verdastro, nell'ambito delle manifestazioni della "Sicilia Gay Pride" 2010. Ed è stato un grande successo di pubblico e di critica. A Corleone, però, il nome di Nino Gennaro sembra restare ancora tabù. Si ha l'impressione che, nonostante si sia varcata la soglia del Terzo Millennio, un intellettuale come lui, di sinistra, radicale, omosessuale e morto di Aids, resti sempre un personaggio "scomodo". In scena, al teatro Montevergini, oltre allo stesso Verdastro, c'erano gli attori Andrea Macaluso e Giuseppe Sangiorgi, la cantante Francesca Della Monica e due degli amici più cari di Gennaro, Massimo Milani e il poeta Nando Bagnasco. Lo spettacolo è stato voluto fortemente da Massimo Milani, in collaborazione con l'Arci-Gay di Palermo, fondata in città nel 1980 da Massimo Milani, Gino Campanella ed altri. Il "Sicilia Gay Pride" 2010 è stato dedicato a Giorgio e Toni, i due ragazzi di Giarre uccisi nel 1980 dal pregiudizio omofobico. L'attore e regista romano, Massimo Verdastro, dai primi anni '90 si è fatto promotore e interprete dell'opera del poeta di Corleone. Verdastro ha portato in scena diversi spettacoli tratti dai testi di Gennaro, che in questi anni sono stati presentati in molte città italiane e anche all'estero. Verdastro ha aperto lo spettacolo al Montevergini con un brano tratto dal monologo "Una divina di Palermo". Ha poi proseguito con "Rosso Liberty", un pezzo potentissimo e drammatico accompagnato dalla voce straordinaria di Francesca Della Monica. E' stata poi proposta la lettura di alcuni frammenti del testo teatrale "Teatro Madre", opera emblematica sui conflitti generazionali. E, appena Verdastro ha iniziato a leggere i versi di "Un canto lungo un giorno", la poesia dedicata alla morte della nonna contadina ("Nonna Vecchina"), ecco che improvvisamente comparivano in video la voce e il volto di Gennaro, che continuavano la lettura di quella poesia struggente, malinconica e felice nello stesso tempo. Un momento davvero emozionante. È stata poi la volta di alcune parti del testo "Libretto Gioiattiva", scritto completamente a mano (su block-notes e con pennarelli colorati) durante gli anni della malattia, per arrivare infine ad "Antenne", un pezzo dal ritmo pirotecnico, interpretato da Verdastro in un crescendo travolgente. Il Montevergini era gremito da un pubblico entusiasta, che anche questa volta ha recepito la parola viva e profonda di uno scrittore che ha ancora molto da dire. "O si è felici o si è complici" è stato uno degli eventi più significativi del "Sicilia Gay Pride" 2010, che ha fatto vivere a Palermo una settimana molto densa di eventi. Fino alla grande manifestazione del 19 giugno, quando la società civile è scesa in piazza e ha cantato la libertà, la pace, l'amore, l'uguaglianza e l'antifascismo, valori per i quali Nino Gennaro si è battuto per tutta la sua breve vita, sfidando il "tardo mafioso impero" nella Corleone e nella Sicilia degli anni '70-'80. Allora, Gennaro si aggirava per le strade del paese, parlando con gli studenti, i "picciutteddi" di muratori e i braccianti della Camera del lavoro, ai quali, con modi affabulatori, ripeteva: "Non siamo tutti gregari di Liggio", "Corleone non è una repubblica indipendente", "Esistono una, due, cento Italie". Fu il suo modo di cominciare la "rivoluzione culturale meridionale", che alcuni ragazzi cominciarono ad apprezzare. E cominciarono a rendersi conto di come si viveva alienati in un paese interno della Sicilia. Adesso, a 15 anni dalla sua morte, dopo tanto tergiversare, sarebbe davvero il caso che Corleone dimostrasse di essere una città culturalmente "aperta" e "plurale", dedicando uno spazio fisico (strada, piazza, giardino) ad un "artista di strada" così particolare come Nino Gennaro.
28/06/2010 - La Sicilia - Dino Paternostro
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