Gattaca [Fantascienza/Drammatico] 1di8

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Uploaded by on Jul 10, 2011

PLAYLIST http://www.youtube.com/view_play_list?p=D7CB42B0B17A0974

Gattaca - La porta dell'universo è un film del 1997 scritto e diretto da Andrew Niccol. È una pellicola di fantascienza ambientata in un futuro prossimo in cui sono emerse nuove lotte di classe tra chi è nato programmato geneticamente e chi è nato con un patrimonio genetico naturale. Il film è stato accostato al filone fantascientifico del biopunk.

Vincent Freeman nutre una forte passione per la cosmonautica e vorrebbe entrare presso GATTACA, un'accademia per viaggi interstellari. Purtroppo essendo un Non Valido è affetto da disfunzioni fisiche e non può essere accettato. Ma un incontro particolare cambierà la sua vita e la sua identità.

"GATTACA" non è solo il titolo della pellicola, ma anche l'anagramma delle iniziali di Adenina, Guanina, Citosina e Timina, le basi azotate del DNA. Questo comunica subito il nucleo argomentativo del film, declinato nella narrazione dal rapporto fra individui Non-Validi, affetti da comuni disfunzioni biologiche, nati da utero materno, e persone Valide, coloro che sono stati concepiti in provetta, privati artificialmente da qualsiasi deficienza. Questa dicotomia è legge nella società presentataci, una società dove sono surclassate le canoniche distinzioni di ceto, sesso, etnia, e gli individui sono classificati tramite il corredo genetico, cosicché chi possiede un DNA pre-corretto ha l'accesso garantito in qualsiasi occupazione, mentre i "naturali" stanno a guardare, inerti, subalterni.

Niccol (regista) descrive un mondo dove la vista, l'azione del guardare al fine di riconoscere, non è più sufficiente per sapere chi si è, bisogna analizzare capelli, unghie, ciglia, cellule epiteliali tramite apparati, strumenti, sensori. Servirsi dunque di surrogati tecnologici per aggirare la fallibilità dello sguardo. Ma altrettanto geniale è il ribaltamento della crisi del visivo, ovvero quando Irene (Uma Thurman) riconosce completamente Freeman (Ethan Hawke) solo nel momento in cui lui si toglie le lenti a contatto, paramenti che nascondono la sua vera identità, e può guardarlo negli occhi. Il potere identificatorio della vista ritorna invadente in una realtà orwelliana iper-tecnologizzata. La fotografia è asettica, colori freddi spalmati su enormi vetrate e pannelli metallici che corredano stanzoni enormi, fortemente impersonali. L'omologazione del vestire e del comportarsi attiva un refrain alla "Metropolis" di Lang, soprattutto sul piano della automatizzazione umana. Sono armonizzate allo spirito del film sia la recitazione degli attori, oscillanti fra momenti emotivi ed atteggiamenti freddi, che la regia, indugiante su dettagli di oggetti per le analisi chimiche e generosa in piani totali e campi lunghi che spersonalizzano la realtà filmica.

"GATTACA" affronta di petto il concetto di identità, la fobia del controllo e la paura del diverso, proprio quel "diverso-invalido", Vincent, che sin da giovane desidera fuggire dal quel mondo percepito a sua volta come improprio, alieno, e volenteroso di raggiungere pianeti e luoghi, lo spazio siderale, nei quali lo sguardo si perde, non incontra ostacoli, dove non è più necessario provare d'essere se stessi (come viene detto da lui stesso in una battuta nel film), ma semplicemente mostrarsi come tali.

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  • grazie mille:) lo stavo cercando da tempo!

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