La desolazione del Kazakistan che fa da sfondo alla vicenda offre paesaggi stranianti, essi stessi lunari, campi di prigionia in fase di smantellamento e un generale senso di disperazione sospesa tra passato e futuro. Per non tirar sempre fuori Tarkovskij, citazione che sembra d'obbligo per ogni film russo, "Paper Soldier" ricorda talvolta Angelopoulos per l'ispirazione iconografica. Capace di superare quasi indenne i rischi di un film di difficile fruizione grazie a puntelli spazio-temporali (gli incontri alla dacia, i campi, l'addestramento) e alla semplice, folgorante bellezza della messa in scena, il regista Alexey Geman Jr conferma con forza le buone impressioni che il suo "Garpastum" aveva lasciato qui al Lido tre anni fa e si staglia sugli altri film in concorso per respiro e profondità, se non per gradimento festivaliero.
". Non siamo la medicina, siamo il dolore". Alexey German Jr. si affida a questo antico detto russo per condensare in una battuta intenzione e senso di Paper Soldier, terzo film del regista, il secondo in Concorso a Venezia tre anni dopo Garpastum. "Da allora molte cose sono cambiate: io, il mondo, la mia idea di cinema........
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