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Urla dal silenzio sovietico: gli italiani che non tornarono

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Uploaded by on Jan 18, 2010

CAMPAGNA DI RUSSIA Petacco alza il velo sui soldati dell'Armir rinchiusi nei gulag. E sul comportamento di Togliatti Urla dal silenzio sovietico: gli italiani che non tornarono Furono 80 mila i dispersi italiani di Russia: uno su otto ritorno' a casa. E gli altri? Caduti sul Don, decimati dai sovietici con la tecnica della "mattanza", sopraffatti dalla fame e dagli stenti, scaricati per sempre nei gulag. Immensi campi di neve e tombe senza nome: sono scene che dalla ritirata di Napoleone in poi tormentano la memoria occidentale e storie cui attinge, con narrazione incalzante, Arrigo Petacco nella sua "Armata scomparsa" (Mondadori, 232 pagine, 29.000 lire). L'autore riporta alla luce cio' che per decenni, a causa delle convenienze politiche, si era preferito tacere: i tormenti cui andarono incontro i soldati, prigionieri e inghiottiti dai gulag. Petacco tiene soprattutto a smentire alcuni luoghi comuni sulla spedizione dell'Armir, l'armata italiana in Russia messa insieme frettolosamente da Mussolini perche' al tavolo dei vincitori (dando per scontato il trionfo di Hitler) il regime fascista potesse accampare le sue rivendicazioni. Non e' vero, anzitutto, che la decisione di sfidare l'orso sovietico fosse nata in un momento di annebbiamento mentale del duce: al contrario, in Italia venne apprezzata alla stregua di crociata antibolscevica sia dalla Chiesa (che spedi' plotoni di cappellani militari al seguito dell'armata), sia dagli ambienti capitalisti e borghesi anticomunisti. E lo stesso Hitler non avrebbe mai avviato presumibilmente l'"Operazione Barbarossa" se non fosse stato convinto di poter contare sulla benevolenza inglese e sulla comprensione in genere del mondo occidentale. Anche il luogo comune della nostra inadeguatezza, pienamente giustificata sul piano logistico, e' eccessivo per quanto riguarda l'equipaggiamento delle prime linee: i nostri soldati disponevano del fucile "91", dal funzionamento identico a quello delle armi in dotazione agli altri. Non e' neppur vero che il comportamento dell'esercito italiano sia stato peggiore, date le condizioni in cui operava, dell'alleato nazista. Al contrario, episodi come la romantica carica di cavalleria a Isbucenskij, l'epica marcia del tenente Meinero fino a Odessa, per non parlare della battaglia di Nikolajevka e in genere del valore dimostrato dagli alpini, stanno li' a ricordarci molte pagine gloriose. Certo, i reparti che si polverizzarono sotto i colpi dei sovietici furono invece carenti e impreparati, spesso addirittura equipaggiati per una campagna nella pianura padana anziche' in quella russa: ma questa e' un'altra, tragica storia. La narrazione di Petacco si fa scottante nell'ultima parte, quella dedicata alla sconfitta e alla prigionia. Perche' qui l'orrore dei gulag, dove si moriva di fame e di stenti, sottoposti al lavaggio del cervello dai kapo' italiani (comunisti esuli in Unione Sovietica piu' spietati dei russi) appartiene a quelle pagine meno conosciute della storia che furono volutamente taciute per decenni. Resta sullo sfondo, amletica e sinistra, la figura di Togliatti. La sua famosa lettera da Mosca, che Occhetto nel '92 avrebbe definito "agghiacciante", liquidava effettivamente come "una espressione di giustizia" la morte dei nostri connazionali nei gulag. Quando venne ritrovata negli archivi del Kgb, un errore di traduzione contribui' a farla definire sbrigativamente tutta falsa, mentre la sostanza del giudizio resta innegabilmente gravissima. + vero pero' che Togliatti, secondo la testimonianza della sua segretaria particolare al tempo del Comintern, si commosse privatamente venendo a conoscenza di quegli orrori. E allora, ancora una volta, la sua celebre "doppiezza" rimane a testimoniarci la contraddittorieta' della storia, la insopportabile pesantezza dei suoi errori. Dario Fertilio

Fertilio Dario

http://archiviostorico.corriere.it/1998/novembre/02/Urla_dal_silenzio_sovieti...

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  • @freddyRos errore di battitura dovuto alla fretta e ad una tastiera difettosa: se ti attacchi a questo allora sei messo male.

    Anche mio zio è rimasto nella steppa, insieme ad un paio di cugini, un cognato e qualche altro parente più lontano: conseguenza del reclutamento Alpino che metteva negli stessi reparti persone provenienti dagli stessi paesi: erano tutti della Julia, 8° Rgt Alpini, Btg Cividale

    dai un'occhiata al mio sfondo!

  • @BertoRicci1905 comunque giusto per la cronaca io Nonno ci e morto in Russia! Buona Notte!

  • @BertoRicci1905 comunque a proposito di intelligenza........tu hai scritto intelliganza!

  • @BertoRicci1905 e carissimo, come potevano farlo? Venivano nutriti il giusto per lavorare.....dovevano essere sfruttati per produrre. Per Questo i Nazisti erano efficienti, mentre i Sovietici erano degli spreconi. I poveri Italiani lasciati nel nulla delle nevi senza riparo a morire di freddo, secondo te come potevano sopravvivere se non diventando cannibali?

  • @BertoRicci1905 ma infatti non ci sono scuse....per certi crimini la penso proprio come te!

  • @freddyRos ....Petacco raccolse proprio i memoriali dei reduci, anche se potrebbe essere che molti non siano stati considerati!

  • @BertoRicci1905...hhahaahah ma certo Patacca!!!

  • @BertoRicci1905 il video si rifà a Petacco...e se tu ne dai ragione, quindi dai ragione anche a lui!

  • @BertoRicci1905 Un Crimine e un crimine e un assassino e un assassino. Ma come per le indagini sugli omicidi, ci sono migliaia di sfaccettature che portano allo stesso risultato. Piu che dirti che sono stati due atti criminali ma con modalità diverse..non so proprio che dirti...tu continui ad insultarmi...ed io sono profondamente deluso!

  • @freddyRos nemmeno gli ebrei ad Auschwitz hanno dovuto ricorrere al cannibalismo per sopravvivere come è accaduto ai nostri prigionieri nei gulag sovietici

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