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I' cominciai: «Poeta, volontieri
parlerei a quei due che 'nsieme vanno,
e paion sì al vento esser leggieri». 75
Ed elli a me: «Vedrai quando saranno
più presso a noi; e tu allor li prie...
[...] I' cominciai: «Poeta, volontieri parlerei a quei due che 'nsieme vanno, e paion sì al vento esser leggieri». 75 Ed elli a me: «Vedrai quando saranno più presso a noi; e tu allor li priega per quello amor che i mena, ed ei verranno». 78 Sì tosto come il vento a noi li piega, mossi la voce: «O anime affannate, venite a noi parlar, s'altri nol niega!». 81 Quali colombe dal disio chiamate con l'ali alzate e ferme al dolce nido vegnon per l'aere, dal voler portate; 84 cotali uscir de la schiera ov'è Dido, a noi venendo per l'aere maligno, sì forte fu l'affettüoso grido. 87 «O animal grazïoso e benigno che visitando vai per l'aere perso noi che tignemmo il mondo di sanguigno, 90 se fosse amico il re de l'universo, noi pregheremmo lui de la tua pace, poi c'hai pietà del nostro mal perverso. 93 Di quel che udire e che parlar vi piace, noi udiremo e parleremo a voi, mentre che 'l vento, come fa, ci tace. 96 Siede la terra dove nata fui su la marina dove 'l Po discende per aver pace co' seguaci sui. 99 Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende, prese costui de la bella persona che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende. 102 Amor, ch'a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m'abbandona. 105 Amor condusse noi ad una morte. Caina attende chi a vita ci spense». Queste parole da lor ci fuor porte. 108 Quand'io intesi quell'anime offense, china' il viso, e tanto il tenni basso, fin che 'l poeta mi disse: «Che pense?». 111 Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso, quanti dolci pensier, quanto disio menò costoro al doloroso passo!». 114 Poi mi rivolsi a loro e parla' io, e cominciai: «Francesca, i tuoi martìri a lagrimar mi fanno tristo e pio. 117 Ma dimmi: al tempo d'i dolci sospiri, a che e come concedette amore che conosceste i dubbiosi disiri?». 120 E quella a me: «Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria; e ciò sa 'l tuo dottore. 123 Ma s'a conoscer la prima radice del nostro amor tu hai cotanto affetto, dirò come colui che piange e dice. 126 Noi leggiavamo un giorno per diletto di Lancialotto come amor lo strinse; soli eravamo e sanza alcun sospetto. 129 Per più fïate li occhi ci sospinse quella lettura, e scolorocci il viso; ma solo un punto fu quel che ci vinse. 132 Quando leggemmo il disïato riso esser basciato da cotanto amante, questi, che mai da me non fia diviso, 135 la bocca mi basciò tutto tremante. Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse: quel giorno più non vi leggemmo avante». 138 Mentre che l'uno spirto questo disse, l'altro piangëa; sì che di pietade io venni men così com'io morisse. 141 E caddi come corpo morto cade.
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Intanto, caro TheDelsa, che dai gratuitamente ragione ad Opus, è "Sao ko" e non "Sao ke"... Ma se dovessimo riesumare la lingua di quell'epoca, come scriveremmo per assecondare Opus? Il quale si ricordi che la "velocità", direi meglio la fretta, è sempre stata "cattiva consigliera".
Salve, volevo porle una domanda da perfetto ignorante in materia quale sono: tra le motivazioni che hanno spinto Dante a scrivere la commedia in linguaggio volgare, una tra queste, non era proprio la volontà di arrivare ad un pubblico meno colto?
Come precisa in altri commenti, il linguaggio volgare utilizzato nella commedia di Dante ha subito ulteriori volgarizzazioni.
Ritiene forse che il bacino di persone che possano interessarsi in maniera apporfondita alla commedia si sia ristretto proprio per la complessità che ha assunto tale linguaggio ai giorni nostri?
sticcina2, sei piena di "luoghi comuni" e priva di autonomo senso critico? Lo studio vero va fatto sempre nel "silenzio della propria mente"! Per quanto concerne le "interpretazioni" sappi che c'è l'esegesi attenta e c'è la gratuità della lettura, spesso dovuta ad ignoranza: l'interpretazione non può essere mai arbitrio. Consiglio da "professorino": studia la grammatica, perché "riguardo il leggerselo" è proprio scorretto. La locuzione è "riguardo a, al ecc.", o riguardo diventa verbo!
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Favoloso
volevo porle una domanda da perfetto ignorante in materia quale sono: tra le motivazioni che hanno spinto Dante a scrivere la commedia in linguaggio volgare, una tra queste, non era proprio la volontà di arrivare ad un pubblico meno colto?
Come precisa in altri commenti, il linguaggio volgare utilizzato nella commedia di Dante ha subito ulteriori volgarizzazioni.