(c) Rigetto rifiuti di realtà
lungo strisce d'asfalto,
mi accontento di una briciola di nuvola.
Il cielo non è mai troppo lontano per sognarlo
e, se non ci riesco, morirò nel tentativo di baciarlo per soffocarlo.
Rivolgo verso l'alto
uno sguardo disinvolto ma in fondo codardo.
Il mio limite è la fuga
perché non ho ali per raggiungerla
e parlare ad una natura distrutta
equivale a fare scena muta.
La scena del reale è cruda:
la odio.
Forse perché non l'ho scelta,
non l'ho mai abbracciata o stretta
ma solo cacciata in fretta.
Adesso
respiro il mio ultimo giorno di vendetta
e sarà un'accetta sul capo di chi non l'accetta.
Di' al capo che da oggi non ho padrone
che me ne vado,
che evado,
che sarò ladro d'ossigeno e schiavo delle parole.
E se può sembrare un controsenso,
mi spiego:
i vocaboli sono catene piumate,
quindi se li elabori combinandoli puoi volare.
Link to this comment:
All Comments (0)